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Una donna di 60 anni è stata truffata per quasi 20.000 euro. I malviventi si sono spacciati per operatori bancari e poi per carabinieri. Le indagini hanno portato alla denuncia di un uomo.

Truffa telefonica a Fidenza: 20.000 euro persi

Una sofisticata truffa telefonica ha colpito una residente di Fidenza. La donna, una 60enne, ha perso quasi 20.000 euro. I truffatori hanno utilizzato la tecnica dello spoofing. Hanno finto di essere prima operatori di una banca. Poi si sono presentati come il comandante dei carabinieri. L'indagine ha permesso di identificare un presunto responsabile.

I Carabinieri del Nucleo Operativo di Fidenza hanno concluso un'indagine complessa. Hanno incrociato dati informatici e flussi bancari. L'operazione ha portato alla denuncia di un 40enne italiano. È ritenuto responsabile di riciclaggio di denaro.

La vittima cade nella trappola

L'incubo per la vittima è iniziato a novembre. Ha ricevuto un SMS sul cellulare. L'avviso diceva che 5.000 euro erano stati prelevati dal suo conto. I suoi risparmi erano in pericolo. Poco dopo, ha risposto a una telefonata. L'interlocutore si è qualificato come addetto alla sicurezza della banca. Ha affermato che il conto era stato hackerato. Ha preannunciato un contatto dal Comandante dei Carabinieri di Fidenza. Questo per collaborare a un'indagine riservata.

Subito dopo, la 60enne ha ricevuto una seconda chiamata. Questa volta, parlava un uomo che si è presentato come il comandante della Stazione Carabinieri di Fidenza. Ha confermato l'esistenza di un'inchiesta. Riguardava dipendenti infedeli della banca. Questi avrebbero effettuato bonifici irregolari. L'obiettivo era svuotare i conti dei clienti.

Pressione psicologica e bonifico

Il sedicente maresciallo ha spiegato che il conto della donna era compromesso. Per salvare i suoi risparmi, era necessario agire subito. I toni si sono fatti sempre più aggressivi. L'uomo ha intimorito la vittima. Le ha imposto di non fare domande. Le ha chiesto di mantenere la riservatezza con la sua banca. Questo per non compromettere la presunta indagine.

In preda al panico e sotto forte pressione psicologica, la donna ha seguito le istruzioni. Si è recata presso la filiale della sua banca a Fidenza. Ha mantenuto la chiamata attiva per tutta la durata dell'operazione. Non ha detto nulla agli impiegati riguardo all'indagine. Temeva di violare il presunto segreto istruttorio.

La scoperta della truffa

La vittima ha quindi eseguito un bonifico istantaneo. L'importo era di poco meno di 20.000 euro. L'IBAN era stato fornito dal sedicente maresciallo. Come indicato, nella causale ha scritto "saldo". Terminata l'operazione, l'interlocutore l'ha rassicurata. Le ha detto di tornare a casa. Una pattuglia dei carabinieri l'avrebbe accompagnata in caserma per sporgere denuncia. Solo dopo aver completato tutto, e non essendo stata contattata dai veri Carabinieri, la donna ha capito di essere stata truffata.

Le indagini sono partite subito dopo la denuncia. La vittima si è recata presso la Stazione dei Carabinieri di Fidenza. I militari hanno avviato le procedure d'urgenza. Gli accertamenti tecnici sono stati affidati all'Aliquota Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Fidenza.

Riciclaggio di denaro e prelievi rapidi

Grazie a una meticolosa analisi dei flussi finanziari e dei tabulati telematici, i Carabinieri hanno ricostruito il percorso del denaro. I bonifici istantanei sono confluiti su un conto corrente postale. Questo conto era stato attivato pochi giorni prima della truffa. Era stato creato appositamente per ricevere i soldi della vittima. L'indagine ha svelato una strategia di riciclaggio ben collaudata.

Pochi minuti dopo l'accredito, il conto ricevente è stato usato per un'azione predatoria. Nello stesso giorno della truffa, sono stati eseguiti numerosi prelievi di contante. Questi sono avvenuti presso un ufficio postale nell'hinterland napoletano. Il frazionamento delle operazioni serviva ad aggirare le normative antiriciclaggio. L'obiettivo era svuotare il conto prima dell'intervento delle autorità.

Al termine dell'indagine, le responsabilità penali sono ricadute su un 40enne. È stato denunciato per riciclaggio. Era il titolare del conto utilizzato per far confluire il denaro illecito. Ha permesso il trasferimento dei fondi acquisiti illegalmente.

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