La Cgil Marche denuncia una grave perdita di posti di lavoro e aziende negli ultimi 15 anni. Il sindacato chiede alla Regione nuove strategie industriali per invertire la tendenza.
Crisi occupazionale e imprenditoriale nelle Marche
Un quadro preoccupante emerge dalle analisi della Cgil Marche. In un arco temporale di 15 anni, precisamente dal 2008 al 2023, la regione ha visto una contrazione significativa. Si parla di quasi 33mila posti di lavoro persi. Questo dato negativo è particolarmente marcato nel settore Manifatturiero, dove le perdite ammontano a circa 36mila unità.
All'interno del Manifatturiero, il comparto tessile-abbigliamento-calzature ha subito un colpo durissimo. Le attività imprenditoriali in questo settore sono diminuite del 38%. Di conseguenza, sono svaniti circa 17mila posti di lavoro. La situazione generale richiede un'inversione di rotta decisa.
Richieste della Cgil per il rilancio industriale
Durante un'importante assemblea tenutasi ad Ancona, presso il Teatro delle Muse, la Cgil Marche ha delineato una serie di proposte concrete. L'evento, intitolato "Tra crisi e rilancio delle nuove politiche industriali nelle Marche", ha visto la partecipazione di numerosi delegati. Il sindacato ha sollecitato l'amministrazione regionale a intervenire attivamente.
Tra le richieste principali spicca la necessità di aumentare i salari attraverso la contrattazione aziendale. Inoltre, si chiede alla Regione di farsi garante, insieme al vicepresidente Fitto, di un maggiore impegno nelle politiche territoriali. È fondamentale che la legge sul rilancio dell'industria locale venga resa pienamente operativa.
La Cgil auspica anche un programma mirato per affrontare le diseconomie regionali. Un altro punto critico sollevato riguarda la viabilità, in particolare i disagi legati all'A14, paragonati a "due stretti di Hormuz". Infine, si sottolinea l'importanza di creare una rete tra le università per favorire la ricerca e il trasferimento tecnologico verso le Piccole e Medie Imprese (PMI).
Dati allarmanti su imprese e occupazione
Le cifre presentate dalla Cgil Marche, basate su elaborazioni Ires Cgil di dati Istat, dipingono un quadro desolante. Nel periodo 2008-2023, le Marche hanno registrato la perdita di 6.197 attività imprenditoriali. Di queste, ben 5.321 appartengono al settore Manifatturiero.
Il saldo occupazionale complessivo è negativo, con quasi 33mila posti di lavoro in meno. Tuttavia, i settori extra-manifatturieri hanno mostrato una certa resilienza, registrando un aumento di 3.853 occupati. Questo dato, seppur positivo, non compensa le perdite nei settori trainanti dell'economia regionale.
Le aree industriali in crisi
La Cgil Marche ha identificato specifiche aree industriali che affrontano difficoltà complesse. Tra queste figurano l'area di Fabriano, legata alla crisi della Ex-Merloni e ai settori dell'elettrodomestico, meccanica e componentistica. La recente chiusura di Electrolux a Cerreto D'Esi aggrava ulteriormente la situazione.
Un'altra zona critica è il distretto calzaturiero Fermano-Maceratese, che soffre da tempo a causa della concorrenza asiatica, del calo dell'export e dell'aumento dei costi energetici. Le PMI marchigiane in quest'area incontrano notevoli difficoltà. Le città maggiormente colpite includono Montegranaro, Civitanova Marche, Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare.
Si aggiungono l'area del Piceno, con problemi nel settore metalmeccanico, automotive e componentistica, e l'area Pesaro-Urbino, dove il comparto del mobile, legno-arredo e cucine sta attraversando un momento difficile. Le criticità comuni a queste aree includono la riduzione dell'occupazione, la difficoltà di reindustrializzazione, la forte dipendenza da grandi gruppi multinazionali e il rischio di ulteriori ridimensionamenti produttivi.
Dati specifici su Fabriano e Fermano-Maceratese
Approfondendo la situazione, a Fabriano, solo nel 2023 si è registrata una perdita di 183 imprese rispetto all'anno precedente. Il saldo negativo tra il 2023 e il 2024 ha raggiunto le 230 imprese in meno. Questo evidenzia una tendenza preoccupante per il tessuto imprenditoriale locale.
Nel distretto calzaturiero Fermano-Maceratese, la crisi è ormai prolungata. Le cause identificate sono molteplici: la competizione internazionale, la flessione delle esportazioni, l'incremento dei costi energetici e un rallentamento nel settore del lusso. Le piccole e medie imprese della regione faticano a mantenere la loro competitività in questo scenario.
Conclusioni e partecipazione all'evento
Le conclusioni dell'assemblea sono state affidate a Gino Giove, segretario nazionale della Cgil. All'evento hanno partecipato figure di spicco del sindacato, tra cui Giuseppe Santarelli (segretario generale Cgil Marche), Antonio Di Franco (segretario generale Fillea Cgil), Michele De Palma (segretario generale Fiom Cgil) e Marco Falcinelli (segretario generale Filctem Cgil). La loro presenza sottolinea l'importanza delle tematiche discusse per il futuro del lavoro e dell'economia nelle Marche.
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