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A Esterzili, zia Teresina, a 103 anni, dimostra una straordinaria abilità manuale preparando i tradizionali culurgiones. La sua vita è un racconto di resilienza, famiglia e tradizioni culinarie tramandate.

La maestria di zia Teresina nella preparazione dei culurgiones

Le mani di Teresa Loi, conosciuta da tutti come zia Teresina, si muovono con agilità sorprendente. Le pieghe della pasta si susseguono, chiudendo la sa spighitta, la tipica chiusura a spiga, con gesti precisi. Questi movimenti sono gli stessi appresi in gioventù. Oggi, a 103 anni, continua a realizzare i culurgiones, un piatto iconico dell'Ogliastra.

Nel paese di Esterzili, zia Teresina è una figura amata. La prepara insieme alla figlia e alla nipote, tramandando un'arte culinaria preziosa. Nata nella Barbagia di Seulo, è stata la penultima di nove figli. La sua lunga vita è stata segnata da un secolo di storia, caratterizzato da impegno e sacrifici.

Una vita tra sacrifici, famiglia e tradizioni

Dalla sua casa a Taccu, sempre accogliente per gli ospiti, zia Teresina osserva il panorama del paese e il Monte Santa Vittoria. Dalla finestra del cortile, tiene d'occhio anche il campo sportivo locale. A tavola, le sue abitudini sono rimaste costanti. Predilige il minestrone, che fino ai cento anni preparava regolarmente per tutta la famiglia. Ogni mattina, il suo caffè è accompagnato dai savoiardi sardi, dolci tipici di Fonni.

L'infanzia fu segnata dalla povertà. «Ci davano la farina con la tessera», ricorda con l'ANSA. «Eravamo in tanti e bisognava aiutare». A soli dieci anni, abbandonò gli studi. «Facevo la balia presso famiglie agiate o maestre», spiega.

Il desiderio di trasferirsi a Cagliari fu ostacolato dal padre. «Diceva che le ragazze perbene non lasciavano il paese da sole», racconta. Durante l'adolescenza, ricevette una proposta di matrimonio da un giovane soldato. «Mi aveva chiesto in sposa, io neanche lo conoscevo. Si chiamava Egidio, lo aveva detto a uno zio e lui a mio padre: era d'accordo». Le formalità erano già avviate. Purtroppo, di Egidio si persero le tracce. «Tutti pensavano fosse scappato, ma dopo pochi giorni lo trovarono morto in campagna».

L'amore e le sfide di una vita lunga

Dopo quella tragica esperienza, zia Teresina pensò di non sposarsi più. Pochi anni dopo, però, conobbe Claudio Deiana, conosciuto come Tziu Chirreddu, l'uomo che divenne suo marito. Rimasta vedova nel 1998, veste esclusivamente abiti scuri.

«Eravamo giovani ed erano anni difficili», riflette. «C'erano più sacrifici che gioie, bisognava solo lavorare per crescere la famiglia con dignità». Ha messo al mondo nove figli ed è oggi nonna e bisnonna. La famiglia è stata la sua priorità, anche di fronte a dolori immensi. «Tre sono morti giovani, uno lo abbiamo perso e l'ultima, Rosina, ci ha lasciato improvvisamente nell'autunno del 2024».

Rosina, la primogenita, era nata cieca. La madre, però, era determinata a trovare una cura. «Mio marito era contrario, ma io ero più testarda di lui», afferma. «Contro la sua volontà, l'avevo accompagnata più volte a Torino». I mezzi economici erano scarsi, e lei non sapeva né leggere né scrivere. «Andavamo in nave. Una volta ci avevano messo nella stiva, sentivo l'acqua nei piedi, avevo paura stesse affondando».