A Ercolano, un antico panificio (pistrinum) è stato restaurato. Macine e forno a legna sono tornati visibili, offrendo uno spaccato sulla vita quotidiana dell'antica città vesuviana.
Rinnovamento del pistrinum di Ercolano
Sono terminati i lavori di manutenzione e restauro. Hanno interessato due macine in pietra lavica. Anche il grande forno a legna del pistrinum è stato interessato. Questo sito si affaccia sul Vicolo Meridionale. Si trova all'interno del Parco archeologico di Ercolano.
Si tratta di uno dei due forni presenti nel quartiere. Era una zona molto popolata. Era situato vicino alla Palestra. L'altro forno apparteneva a Sextus Patulcius Felix.
L'intervento restituisce ai visitatori un ambiente eccezionale. Offre uno sguardo sulla vita quotidiana. Questo avveniva nell'antica città vesuviana. Tutto ciò prima dell'eruzione del 79 d.C.
Storia e trasformazioni dell'edificio
Il complesso archeologico custodisce una storia affascinante. Si trova in un quartiere molto popolato. Era vicino alla Palestra.
Prima di diventare una bottega per la produzione di pane, l'edificio aveva un uso diverso. Gli spazi ora adibiti a deposito ospitavano una latrina pubblica. Aveva una grande seduta in legno. Poteva accogliere fino a dieci persone contemporaneamente.
Successivamente, prima della catastrofe che seppellì la città, gli spazi furono modificati. Vennero riconvertiti in un panificio. Il complesso includeva un forno. C'era anche una vasca per l'acqua. Era presente una sala per la molitura. Infine, una stalla per gli animali.
L'asinello e la narrazione digitale
A questo luogo è legata una storia celebre. Riguarda un asinello. Fu ritrovato negli anni Trenta dall'archeologo Amedeo Maiuri.
I resti dell'animale da soma furono trovati ai piedi di una delle macine. L'asinello girava senza sosta. Garantiva la produzione della farina. Questo era il suo compito.
Maiuri decise di lasciare lo scheletro sul posto. Lo fece proteggere da una teca in ferro. Creò così un precursore dei musei all'aperto. Un'idea innovativa per l'epoca.
Sebbene i resti siano stati spostati nei depositi negli anni Ottanta. Questo fu fatto per ragioni di conservazione. Il Parco ora punta a rivitalizzare questa narrazione. Utilizzerà strumenti digitali avanzati.
Sono previsti rilievi tridimensionali. Ci saranno ricostruzioni virtuali. Questo permetterà una fruizione più completa. I visitatori potranno immergersi nella storia.
Nuovi strumenti per la valorizzazione
«Ogni intervento di restauro è un'opportunità. Permette di raccontare l'antichità con strumenti nuovi. La storia di questo panificio, delle sue macine e dell'asinello ritrovato da Maiuri ci parla del lavoro quotidiano nell'antica Ercolano. Oggi, grazie ai rilievi digitali realizzati durante il cantiere, possiamo immaginare nuovi modi per farla conoscere a chi visita il Parco e a chi ci segue online», ha dichiarato Federica Colaiacomo. Lei è la direttrice del Parco archeologico.
La valorizzazione del pane ercolanese va oltre il sito archeologico. Fino al 18 ottobre 2026, a Castel Sant'Angelo a Roma, è in corso la mostra 'Ercolano. L'arte di vivere'.
Questa esposizione presenta una pagnotta carbonizzata. È giunta intatta fino ai nostri giorni. Crea un legame tra la Capitale e l'antica Herculaneum. Un filo conduttore storico e culturale.