La Cassazione ha definitivamente chiuso il caso della strage di Erba, negando la revisione del processo per Rosa e Olindo. Le nuove prove presentate dalla difesa sono state considerate insufficienti e basate su congetture.
Cassazione chiude il caso strage di Erba
La Corte di Cassazione ha posto fine alla vicenda giudiziaria legata alla strage di Erba. I giudici supremi hanno respinto l'istanza di revisione del processo presentata dai legali di Rosa e Olindo Bazzi. Questi ultimi stanno scontando la pena dell'ergastolo per i fatti accaduti l'11 dicembre 2006. La decisione della Cassazione conferma la sentenza già emessa, chiudendo definitivamente un capitolo giudiziario quasi ventennale.
La corte ha sostanzialmente accolto le argomentazioni della Procura generale. Quest'ultima aveva definito le nuove prove avanzate dalla difesa come «mere e astratte congetture». Il procuratore generale Giulio Monferini ha sottolineato come questi elementi non potessero scardinare le basi della condanna. Le motivazioni principali rimangono le dichiarazioni del superstite, le confessioni dei coniugi e le tracce ematiche rinvenute.
Nuove prove considerate inattendibili
L'istanza di revisione era già stata rigettata dalla Corte d'appello di Brescia lo scorso 10 luglio. I giudici bresciani avevano ritenuto inammissibile la richiesta di riaprire il processo. La difesa aveva puntato molto sull'affidabilità della testimonianza di Mario Frigerio, marito di una delle vittime. Frigerio, rimasto ferito, era deceduto in seguito. I legali sostenevano che la sua testimonianza potesse essere viziata dall'inalazione di fumo a seguito dell'incendio appiccato dagli assassini.
Tuttavia, i giudici bresciani hanno ritenuto la testimonianza di Frigerio pienamente attendibile. La difesa aveva anche cercato di invalidare le confessioni di Rosa e Olindo. Queste confessioni, poi ritrattate, erano state definite dalla difesa come «ispirate» da inquirenti e carabinieri, anche a causa di presunte debolezze mentali dei coniugi. La corte d'appello ha invece confermato la loro validità.
Confermate le prove e scartate piste alternative
Ulteriori elementi presentati dalla difesa, come la macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sull'auto di Olindo, sono stati considerati non sufficienti a scagionare i coniugi. La Corte d'appello di Brescia ha escluso anche la pista alternativa di una faida legata allo spaccio di droga, non trovando alcun riscontro. L'ipotesi di un complotto volto a incastrare i due imputati, con la conseguente fabbricazione di prove, è stata anch'essa respinta.
I giudici bresciani hanno anche analizzato l'iniziativa dell'ex sostituto procuratore di Milano, Cuno Tarfusser. Tarfusser aveva sostenuto l'ipotesi di riapertura del processo, subendo anche un provvedimento disciplinare. La corte d'appello ha ritenuto il suo operato inammissibile per difetto di legittimazione. L'avvocato di parte civile, presente in Cassazione, ha commentato che la corte di Brescia ha analizzato correttamente l'istanza, non trovando elementi nuovi o decisivi. I fratelli delle vittime rimangono convinti della colpevolezza di Rosa e Olindo.
Le vittime della strage
La strage, avvenuta l'11 dicembre 2006, causò la morte di quattro persone: Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef Marzouk, 2 anni, la madre di Raffaella, Paola Galli, 56 anni, e la vicina di casa Valeria Cherubini, 55 anni. Mario Frigerio, marito di Valeria, rimase gravemente ferito e morì in seguito.
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