Cronaca

Piastrino militare di un reduce di guerra restituito ai familiari

17 marzo 2026, 15:47 6 min di lettura
Piastrino militare di un reduce di guerra restituito ai familiari Immagine da Wikimedia Commons Cuneo
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Il piastrino militare di Stefano Bonardo, alpino internato in Russia per quasi due anni dopo la disfatta della Cuneense, è stato finalmente restituito ai suoi familiari. La toccante cerimonia si è svolta nel municipio di Mondovì, in provincia di Cuneo, luogo di nascita del reduce.

Restituito cimelio di guerra ai familiari a Mondovì

Un importante cimelio storico è tornato alla luce. Il piastrino militare appartenente a Stefano Bonardo, artigliere alpino nato nel 1912, è stato consegnato ai suoi discendenti. Bonardo visse in prima persona la tragica esperienza della Cuneense sul fronte russo. Successivamente, trascorse quasi due anni come prigioniero nei campi sovietici. La cerimonia di restituzione si è tenuta nella mattinata di oggi, 17 marzo 2026. La location scelta è stata il municipio di Mondovì, cittadina in provincia di Cuneo, che diede i natali al soldato.

Bonardo era inquadrato nel quarto reggimento artiglieria alpina. Questo reggimento faceva parte della quarta divisione alpina. Prima di giungere sul fronte russo, il soldato aveva combattuto valorosamente sul fronte greco e albanese. La sua esperienza in Russia iniziò il 4 gennaio 1943. La sua prigionia ebbe inizio nei pressi di Rossosch. La data esatta della cattura fu il 19 gennaio 1943. Fu tra i pochissimi a sopravvivere alle terribili condizioni dei campi di prigionia. Il suo ritorno a Mondovì avvenne il 24 novembre 1945. Dopo la guerra, riuscì a riprendere la sua vita civile.

Il prezioso oggetto è stato recuperato e portato in Italia grazie all'impegno del gruppo alpini di Abbiategrasso. L'iniziativa è stata promossa dal socio Antonio Respighi. Respighi dedica da oltre sedici anni la sua attività alla restituzione di piastrini militari. Questi cimeli vengono recuperati in Russia. Il piastrino di Bonardo, sebbene incompleto, conteneva informazioni cruciali. Tra queste figurava il numero del distretto militare di Mondovì. Questi dati hanno permesso l'identificazione del legittimo proprietario. La cerimonia ufficiale ha visto la partecipazione di una delegazione della sezione Ana (Associazione Nazionale Alpini) di Mondovì. Erano presenti anche il sindaco Luca Robaldo. Non sono mancati i familiari: la figlia Livia Bonardo e il nipote Alessandro.

Il valore simbolico del piastrino militare

Le parole dei familiari sottolineano il profondo significato di questo ritrovamento. «Questo piastrino», hanno dichiarato, «ci restituisce una parte di nostro padre e di nostro nonno. Rende tangibile il sacrificio compiuto». La restituzione del cimelio non è solo un atto di recupero storico. Rappresenta un modo per celebrare il coraggio di Stefano Bonardo. Simboleggia anche la sua indomita voglia di vivere. La cerimonia si è svolta in un clima di commozione e rispetto. Ha rinsaldato il legame tra le generazioni. Ha mantenuto viva la memoria di un periodo storico cruciale. Il piastrino è un monito silenzioso. Ricorda le sofferenze patite. Celebra la resilienza umana di fronte alle avversità più estreme. La storia di Stefano Bonardo è un esempio di sacrificio e sopravvivenza.

La restituzione di questi oggetti ha un valore inestimabile. Permette di dare un volto e un nome a tanti soldati caduti nell'oblio. Il lavoro di persone come Antonio Respighi è fondamentale. Contribuisce a ricostruire la memoria collettiva. Offre conforto alle famiglie dei reduci. Il piastrino militare, spesso considerato un semplice oggetto identificativo, diventa in questi casi un potente simbolo. Simboleggia l'identità, la storia personale e il destino di un uomo. La sua restituzione è un atto di giustizia storica. È un omaggio alla memoria di chi ha combattuto e sofferto.

La campagna di recupero e restituzione di piastrini militari è un'iniziativa lodevole. Si svolge in diverse aree del mondo. In particolare, coinvolge i luoghi dove si sono combattute le grandi guerre. La Russia, teatro di eventi bellici di vasta portata, conserva ancora oggi molti di questi cimeli. Il loro recupero richiede pazienza, dedizione e una profonda conoscenza storica. L'identificazione dei proprietari è spesso un'impresa complessa. Richiede la consultazione di archivi e la collaborazione con associazioni di reduci. Il caso di Stefano Bonardo è un esempio positivo di questo sforzo congiunto. La sua storia, ora arricchita dal ritrovamento del suo piastrino, può essere tramandata.

Il contesto storico: la campagna di Russia

La campagna di Russia (1941-1943) fu uno degli episodi più drammatici della Seconda Guerra Mondiale. L'Armata italiana, parte delle forze dell'Asse, subì perdite enormi. Il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) e successivamente l'Armata Italiana in Russia (ARMIR), nota anche come Cuneense, furono impiegati sul vasto fronte orientale. Le condizioni climatiche estreme, la superiorità numerica e logistica dell'Armata Rossa, e le tattiche militari inadeguate causarono una catastrofe.

La ritirata dalla regione di Rossosch, dove Stefano Bonardo fu catturato, fu particolarmente cruenta. Migliaia di soldati morirono di freddo, fame o durante gli scontri. I sopravvissuti furono fatti prigionieri e inviati nei gulag. Le condizioni di vita nei campi erano disumane. La mortalità era altissima. Il ritorno a casa, per chi riusciva a sopravvivere, era un evento raro e segnato da profonde cicatrici fisiche e psicologiche.

La storia di Stefano Bonardo si inserisce in questo contesto tragico. La sua prigionia di quasi due anni testimonia la sua tenacia. Il suo ritorno a Mondovì nel 1945 segna la fine di un incubo. La restituzione del suo piastrino militare oggi, a distanza di decenni, riaccende i riflettori su queste vicende. Permette alle nuove generazioni di comprendere il costo umano della guerra. Offre un tributo ai sacrifici di chi ha vissuto quegli eventi.

Il piastrino militare era un elemento fondamentale per l'identificazione dei soldati. In caso di morte o cattura, permetteva di risalire all'identità del militare. La sua perdita o il suo ritrovamento hanno quindi un forte valore simbolico. Nel caso di Bonardo, il ritrovamento è avvenuto grazie a un'accurata ricerca. Questa ricerca è stata condotta da appassionati e associazioni. Il piastrino, nonostante fosse incompleto, ha fornito gli indizi necessari. L'identificazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra diverse realtà. Questo sottolinea l'importanza del lavoro di rete in questi ambiti.

Il ruolo delle associazioni e delle istituzioni

Il recupero e la restituzione di cimeli come il piastrino di Stefano Bonardo sono spesso opera di associazioni. Queste organizzazioni svolgono un ruolo cruciale nel preservare la memoria storica. L'Associazione Nazionale Alpini (Ana) è una di queste. Le sue sezioni locali, come quella di Mondovì, sono attive sul territorio. Promuovono eventi, conservano memorie e supportano iniziative di recupero. Il gruppo alpini di Abbiategrasso, con il suo socio Antonio Respighi, rappresenta un esempio concreto di dedizione.

Anche le istituzioni locali, come il Comune di Mondovì, giocano un ruolo importante. La cerimonia di consegna nel municipio sottolinea il riconoscimento ufficiale del valore storico e umano dell'evento. La presenza del sindaco Luca Robaldo conferisce solennità all'occasione. Le istituzioni possono facilitare questi processi. Possono fornire supporto logistico e simbolico. Possono contribuire a diffondere la conoscenza di queste storie. La collaborazione tra associazioni, famiglie e istituzioni è fondamentale. Permette di dare il giusto tributo ai reduci e ai loro sacrifici.

Il piastrino militare di Stefano Bonardo è ora un tesoro di famiglia. È un legame tangibile con il passato. Un monito per il futuro. La sua restituzione è un piccolo tassello nel grande mosaico della memoria storica. Un mosaico che continua a essere ricostruito, grazie all'impegno di molti.

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