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Un sottufficiale della Guardia di Finanza, testimone nel processo Cutro, ha dichiarato di aver subito pressioni per redigere una relazione su un interrogatorio. La sua deposizione getta nuova luce sulle dinamiche della sala operativa di Frontex nella notte del naufragio.

Pressioni per una relazione su interrogatorio

Il processo relativo al tragico naufragio di Cutro, avvenuto il 25 febbraio 2023, ha visto la testimonianza di un sottufficiale della Guardia di Finanza. L'uomo, Walter Vincenzo Pascalicchio, ha rivelato di aver ricevuto richieste dal suo reparto per fornire una relazione dettagliata su un interrogatorio da lui condotto. Tuttavia, Pascalicchio ha scelto di non adempiere a tale richiesta, mantenendo un assoluto riserbo sui contenuti. La sua decisione è maturata dalla consapevolezza di non sapere come gestire la situazione, preferendo evitare potenziali rischi.

Pascalicchio, attualmente in servizio presso il Gan di Taranto, si trovava nella notte del naufragio presso la Mas Room di Frontex a Varsavia. La sua posizione era quella di esperto di Law Enforcement, un ruolo che lo poneva al centro delle operazioni di sorveglianza marittima. La sua deposizione in aula, davanti al pm Matteo Staccini, ha ripercorso gli eventi cruciali di quella notte, concentrandosi sulle dinamiche della sala operativa e sulle decisioni prese. Il processo mira a chiarire eventuali ritardi nei soccorsi che potrebbero aver aggravato la tragedia, costata la vita a 94 persone.

Dubbi sulla presenza di persone a bordo

Il testimone ha descritto il suo stato d'animo e le sue valutazioni durante la notte del naufragio. Ha espresso chiaramente il suo dubbio: «Il dubbio mio è che ci fossero persone sotto». Questa percezione lo poneva in disaccordo con un collega della Capitaneria di Porto. Quest'ultimo, dopo aver visionato le immagini del caicco, avrebbe affermato: «Naviga bene, è tuo». Pascalicchio, invece, aveva rilevato la presenza di una risposta termica, suggerendo la possibilità che l'imbarcazione fosse gremita di siriani in fuga dal terremoto. La sua ipotesi era che si dovesse costruire una risposta operativa adeguata basata sulla presenza di migranti.

Nonostante le sue perplessità, il messaggio inviato alle autorità italiane riportava la dicitura «possibile people on board». Questa formulazione, secondo Pascalicchio, era coerente con la situazione, pur non essendoci un pericolo conclamato o la certezza di un evento Sar (Search and Rescue). Ha tuttavia specificato che una classificazione precoce come Law Enforcement avrebbe potuto compromettere il dispiegamento dei mezzi più adatti alle condizioni meteorologiche avverse. Il compito decisionale finale spettava, infatti, all'Icc (Information Coordination Centre) e all'Imrcc (International Maritime Rescue Coordination Centre).

Ricerca di circolarità informativa e verifica in situ

Per garantire una «circolarità informativa» e sollecitare un intervento condiviso con la Guardia Costiera, Pascalicchio ha intrapreso un'azione proattiva. Poco dopo le 22:40 del 25 febbraio 2023, ha inviato messaggi in chat al suo ex comandante. All'epoca, quest'ultimo era a capo della sezione Operativa del Coan (Comando Operativo Aeronavale) della Guardia di Finanza di Pratica di Mare. L'obiettivo era ottenere una verifica in situ nell'area dove si presumeva si trovasse il caicco. Pascalicchio ha ribadito la sua preoccupazione per quel target, temendo che potesse dirigersi verso la costa in quelle condizioni meteo proibitive.

La sua preoccupazione derivava dalla volontà di evitare che la situazione degenerasse, soprattutto considerando le condizioni del mare. La sua azione mirava a ottenere un quadro più chiaro della situazione, nonostante la mancanza di un segnale di distress esplicito. La testimonianza sottolinea la complessità delle operazioni di soccorso in mare e le sfide legate alla comunicazione e alla coordinazione tra diverse agenzie e autorità. La sala operativa di Frontex, in particolare, gioca un ruolo cruciale nel monitoraggio delle frontiere marittime europee.

Il contesto del naufragio di Cutro

Il naufragio di Cutro, avvenuto nelle acque antistanti la costa calabrese, ha rappresentato una delle più gravi tragedie del Mediterraneo degli ultimi anni. Il caicco, partito presumibilmente dalla Turchia, trasportava un numero elevato di migranti, tra cui donne e bambini. Le indagini successive al disastro hanno cercato di accertare le responsabilità e di ricostruire la catena di eventi che hanno portato alla perdita di così tante vite umane. La testimonianza di Pascalicchio si inserisce in questo quadro investigativo, fornendo dettagli sulle procedure e sulle decisioni prese in tempo reale.

La presenza di Frontex, l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a Varsavia, evidenzia la portata internazionale della gestione delle frontiere marittime. La sua collaborazione con le autorità nazionali è fondamentale per garantire la sicurezza e prevenire tragedie simili. Il processo di Cutro continua a essere un punto di riferimento per comprendere le dinamiche che portano a questi eventi e per migliorare le future risposte alle emergenze in mare. Le dichiarazioni del sottufficiale della Guardia di Finanza aggiungono un tassello importante alla ricostruzione dei fatti.

La Guardia di Finanza e il suo ruolo

La Guardia di Finanza, corpo di polizia a ordinamento militare specializzato nella prevenzione e repressione dei traffici illeciti, svolge un ruolo cruciale anche nel controllo delle frontiere marittime. La sua presenza in operazioni internazionali, come quella descritta dal testimone Pascalicchio, dimostra la sua capacità di operare in contesti complessi e di contribuire alla sicurezza europea. L'expertise in Law Enforcement è fondamentale per gestire situazioni delicate come quella del naufragio di Cutro.

La testimonianza del maresciallo Pascalicchio mette in luce la pressione che i singoli operatori possono subire in situazioni di crisi. La sua scelta di mantenere il riserbo, pur consapevole delle possibili conseguenze, sottolinea un forte senso di responsabilità etica. Il processo mira a fare piena luce su ogni aspetto della vicenda, garantendo giustizia per le vittime e prevenendo il ripetersi di simili tragedie. La collaborazione tra le diverse forze di polizia e le agenzie internazionali è un elemento chiave per affrontare sfide globali come la migrazione e la sicurezza marittima.