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Un'indagine della Guardia di finanza a Crotone ha svelato un presunto sistema corruttivo legato agli appalti pubblici. L'operazione "Teorema" ha identificato ruoli specifici nell'organizzazione, coinvolgendo professionisti, prestanome e funzionari pubblici. Sono stati eseguiti sequestri per centinaia di migliaia di euro.

Scoperti presunti meccanismi illeciti negli appalti

L'indagine denominata "Teorema" ha portato alla luce un presunto giro di tangenti. La Guardia di finanza ha ricostruito un'organizzazione collaudata. Il Nucleo Mobile del Gruppo ha identificato le figure chiave. L'obiettivo era l'aggiudicazione e l'esecuzione di appalti.

L'ossatura tecnica del presunto sistema era affidata a due professionisti. Si tratta dell'ingegnere Luca Bisceglia e dell'architetto Rosaria Luchetta. I due, coniugi, mettevano a disposizione le loro competenze. Questo avveniva per l'aggiudicazione formale degli appalti. Coinvolti erano la Provincia di Crotone e alcuni Comuni.

Una volta incassato il denaro, una parte consistente veniva restituita. Il denaro transitava verso il duo Manica-Combariati. Gli inquirenti definiscono il percorso del denaro semplice. Partiva dalle casse della Provincia. Attraversava i conti dei professionisti e società di comodo. Finiva nelle mani di Manica. Utilizzava i fondi tramite un bancomat intestato a Combariati.

Figure chiave e prestanome per schermare il sistema

Per garantire l'apparente regolarità, il sodalizio si avvaleva di altre figure. Questi soggetti svolgevano compiti amministrativi e legali. Servivano a schermare il vero dominus dell'operazione. Il commercialista Alessandro Vallone operava come prestanome. Assunse la carica di rappresentante legale. Questo avveniva per diverse società del gruppo. Tra queste Kreosolution ed È Impresa.

Il suo compito era curare la contabilità. Doveva assicurare la circolarità dei flussi finanziari. L'obiettivo era mascherare il ritorno delle tangenti. Il denaro doveva tornare a Fabio Manica. Quest'ultimo frequentava la sede di Sinergyplus. Non poteva però apparire nelle società. Le società ricevevano gli appalti.

Un ruolo di copertura essenziale era svolto da Vicky Ingarozza. Era la cognata di Fabio Manica. Anche l'avvocato Francesco Manica, suo fratello, era coinvolto. La Procura ritiene che Vicky Ingarozza si sia intestata quote societarie. Questo avveniva per Sinergyplus e Kreosolution. Agiva da schermo per dissimulare il conflitto d'interessi. L'avvocato Francesco Manica agiva da consigliere legale. Suggeriva fusioni o scissioni. Lo scopo era blindare le imprese del gruppo. Voleva proteggere gli affari illeciti del fratello.

Ruoli operativi e uscite dal sodalizio

Un ulteriore apporto all'operatività proveniva da Luca Vincenzo Mancuso e Andrea Esposito. Erano dirigenti di Fenimprese. Tramite la loro società “È Impresa”, detenevano quote in Sinergyplus e Kreosolution. Avrebbero partecipato attivamente al meccanismo. Questo riguardava la canalizzazione degli appalti. E la successiva redistribuzione dei profitti illeciti.

Mancuso ed Esposito sono usciti dall'assetto societario di Sinergyplus. Questo sarebbe avvenuto per dissidi con Manica. Le divergenze riguardavano la ripartizione degli utili. Ai margini di questa struttura si collocava Gaetano Caccia. Era socio della 3E Ingegneria. Avrebbe agevolato le attività del gruppo. Era consapevole del patto corruttivo. Facilitò operazioni illecite nel Comune di Isola di Capo Rizzuto.

Concorso dei funzionari pubblici e indagini comunali

L'intera macchina non avrebbe funzionato senza il contributo dei funzionari pubblici. Questi soggetti non rispondono però di corruzione. In ambito provinciale, sono indagati per falso in atto pubblico. I dirigenti coinvolti sono Francesco Mario Benincasa, Domenico Zizza e Michele Scappatura. Avrebbero avallato determine di affidamento. Questo avveniva su indicazione di Manica. Attestavano falsamente la regolarità delle procedure. Dichiaravano requisiti professionali inesistenti. Omettevano verifiche sui valori degli appalti.

Secondo la Procura, le determine dei dirigenti erano “mere pezze giustificatorie”. Servivano a coprire decisioni illecite del vicepresidente della Provincia. Dinamiche simili si verificavano a livello comunale. Manica non è accusato di corruzione in questi casi. A Cirò Marina, funzionari comunali sono indagati per falso. Si tratta di Giuseppe Marinello, Raffaele Cavallaro e Bina Fusaro. Riguarda lavori ai mercati saraceni, al campo di calcio e all'asilo Artino.

Ad Isola Capo Rizzuto, sono indagati Antonio Otranto e il suo consulente Adriano Astorino. Insieme all'imprenditore Salvatore Valente, devono rispondere di frode. Anche truffa in erogazioni pubbliche e falso in atto pubblico. Avrebbero realizzato varianti progettuali fittizie. Coprivano opere non autorizzate. Inducevano in errore la giunta comunale per i pagamenti. Infine, Caterina Scavo risponde di falso. Era legale rappresentante della società “MI.SA s.r.l.s.”. Presentò un'offerta per lavori a Petilia Policastro. Era consapevole della mancanza di requisiti.

Sequestro di fondi e beni per centinaia di migliaia di euro

L'operazione si è conclusa con un sequestro. Sono stati confiscati quasi 400.000 euro. Di questi, 172.000 euro identificati come profitto diretto della corruzione. Il decreto di sequestro preventivo ha colpito i profitti illeciti. Il sequestro interessa Fabio Manica per 122.795,02 euro. Riguarda vantaggi economici e tangenti ottenute. Sono stati posti i sigilli a immobili, auto e moto.

Nei confronti di Giacomo Combariati, il sequestro mira a recuperare 64.831,86 euro. Deriva dal suo ruolo nel sistema. Per Luca Bisceglia è stato disposto il sequestro di 20.999,08 euro. Per Rosaria Luchetta la cifra sequestrata ammonta a 27.613,64 euro. Il provvedimento interessa anche Alessandro Vallone per 1.248,00 euro. Gaetano Caccia ha un sequestro di 2.500,00 euro.

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