Cronaca

Crotone: Aggressione sul lungomare, 3 condanne per lesioni aggravate

21 marzo 2026, 10:46 4 min di lettura
Crotone: Aggressione sul lungomare, 3 condanne per lesioni aggravate Immagine generata con AI Crotone
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Tre giovani condannati a 3 anni e 2 mesi per lesioni aggravate dopo un'aggressione sul lungomare di Crotone. Il reato è stato riqualificato da tentato omicidio.

Aggressione sul lungomare di Crotone: tre condanne

La giustizia ha emesso la sua sentenza nel caso dell'aggressione avvenuta sul lungomare di Crotone. Tre giovani imputati, tutti ventenni, hanno ricevuto una condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno. La decisione è arrivata al termine di un processo celebrato con rito abbreviato.

Il giudice per le udienze preliminari, Edoardo D’Ambrosio, ha stabilito una riqualificazione del reato contestato. Inizialmente si parlava di tentato omicidio, un'accusa molto pesante. La corte ha invece optato per la derubricazione in lesioni aggravate.

Questa modifica ha comportato una pena significativamente inferiore rispetto a quella richiesta dalla Procura. Il pubblico ministero Umberto Iurlaro aveva sollecitato una condanna ben più severa. Si trattava di 8 anni e 2 mesi per ciascuno degli imputati.

Dettagli dell'aggressione e indagini

L'episodio risale alla notte tra il 14 e il 15 giugno 2025. La violenza si è scatenata nei pressi di una kebabberia situata in via Interna Marina. Quest'area è vicina al lungomare ed è solitamente molto frequentata.

La vittima, un ragazzo di 24 anni, è stata vittima di un pestaggio brutale. Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza hanno documentato la scena. Un primo colpo, inferto con una sedia alla testa del giovane, lo ha fatto cadere a terra.

Una volta a terra, l'aggressione è proseguita. Due degli imputati hanno continuato a colpire la vittima con calci. I colpi erano diretti al petto e al volto. La violenza è stata inaudita.

Le conseguenze fisiche per il 24enne sono state molto gravi. È stato necessario un intervento chirurgico. La chirurgia maxillo-facciale ha lavorato per riparare i danni subiti. Inizialmente, le lesioni erano state giudicate guaribili in trenta giorni.

Omertà e tecnologia nelle indagini

Un aspetto inquietante della vicenda è il contesto in cui è avvenuta la violenza. L'aggressione è avvenuta sotto gli occhi di decine di giovani. Nessuno è intervenuto per fermare il pestaggio.

Inoltre, nessuno ha allertato tempestivamente le forze dell'ordine. Questo silenzio ha reso le indagini più complesse. La Procura della Repubblica, guidata da Domenico Guarascio, ha coordinato le attività investigative.

Nonostante un muro di omertà, le autorità sono riuscite a identificare i responsabili. Questo è stato possibile grazie al lavoro congiunto delle Volanti, della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica.

Fondamentale è stata l'analisi dei sistemi di videosorveglianza. L'uso di tecnologie investigative avanzate ha permesso di ricostruire i fatti. Le autorità hanno stigmatizzato il diffuso silenzio dei presenti.

Misure cautelari e processo

La gravità della situazione aveva portato il questore a prendere provvedimenti. È stato emesso un Dacur, il cosiddetto Daspo urbano. Questo provvedimento ha inibito ai tre giovani l'accesso alle aree di aggregazione.

È stato inoltre vietato loro di frequentare locali notturni. Il divieto era valido dalle 19 alle 8 del mattino. Successivamente, su disposizione del gip Assunta Palumbo, erano scattate le misure cautelari.

Queste misure erano state inizialmente disposte per tentato omicidio. Il processo dibattimentale ha però cambiato la prospettiva iniziale. La difesa ha avuto un ruolo cruciale.

La strategia difensiva e la sentenza

Gli avvocati Aldo Truncè, Massimiliano Bianchi e Domenico Rizzuti hanno lavorato per smontare l'accusa più grave. Non hanno negato la brutalità dell'accaduto. La loro strategia si è concentrata su altri aspetti.

Il pool difensivo ha puntato l'attenzione sul certificato medico della vittima. Questo documento indicava una prognosi di trenta giorni. Non venivano rilevate lesioni potenzialmente letali.

La difesa ha evidenziato l'assenza della reale volontà omicida da parte degli imputati. Questa tesi è stata accolta dal giudice per le udienze preliminari.

Il gup ha quindi proceduto alla derubricazione del reato in lesioni aggravate. La corte ha anche respinto una richiesta avanzata dalla parte civile. Si trattava del riconoscimento di una provvisionale di centottantamila euro.

Il tribunale civile dovrà pronunciarsi in futuro sull'eventuale risarcimento dei danni. La sentenza odierna chiude la fase preliminare del procedimento.

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