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La Manovra finanziaria rischia di penalizzare pesantemente il sistema scolastico calabrese. La Uil Scuola stima una potenziale perdita di quasi 300 posti tra docenti e personale Ata a partire dal settembre 2027, con gravi ripercussioni sull'offerta formativa e sul personale già in sofferenza.

Rischio quasi 300 posti in meno per la scuola calabrese

La regione Calabria si prepara ad affrontare un futuro incerto per il proprio sistema scolastico. La prossima Manovra finanziaria, secondo le analisi della Uil Scuola Calabria, potrebbe tradursi in una significativa riduzione del personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). L'organizzazione sindacale stima una perdita di circa 206 posti per i docenti e di 86 posti per il personale Ata. Questi numeri, se confermati, porterebbero a una contrazione complessiva di quasi 300 unità, con effetti concreti a partire dall'anno scolastico 2027/2028.

La previsione si basa sull'analisi dei dati nazionali e sulla proporzione dei posti attualmente occupati in Calabria. La regione rappresenta circa il 4,2% del totale dei posti comuni per docenti a livello nazionale, con 25.764 cattedre su oltre 614mila. L'applicazione di questa percentuale ai tagli previsti a livello centrale suggerisce quindi un impatto considerevole sul territorio calabrese.

Il segretario generale della Uil Scuola Calabria, Luca Scrivano, ha sottolineato come questa stima sia prudente. La riduzione dei posti, infatti, è spesso legata al calo delle iscrizioni. Nelle regioni del Sud Italia, come la Calabria, il declino demografico è più marcato rispetto ad altre aree del paese. Questo fattore potrebbe amplificare ulteriormente l'impatto dei tagli.

Impatto distribuito tra le province calabresi

Nessuna provincia calabrese sembra essere immune da questa potenziale decimazione di risorse umane. L'analisi della Uil Scuola Calabria evidenzia come la riduzione dei posti di docente si distribuirebbe in modo diseguale ma significativo tra i vari territori. La provincia di Cosenza potrebbe perdere circa 73 posti, seguita da Reggio Calabria con 56. A Catanzaro si stimano 38 posti in meno, mentre Crotone ne perderebbe 20 e Vibo Valentia 19. Queste cifre, sebbene relative ai soli docenti, danno un'idea della capillarità del problema.

La perdita di questi posti non si traduce solo in numeri astratti. Dietro ogni posto soppresso si cela la realtà di classi che potrebbero essere accorpate, plessi scolastici, specialmente nelle aree interne, che diventano più vulnerabili, e la necessità di gestire classi plurime con un numero crescente di alunni. Questo scenario rischia di indebolire ulteriormente le comunità locali, privandole di un presidio fondamentale dello Stato.

Il sindacato pone un accento particolare sulla situazione del personale Ata. Le segreterie e i collaboratori scolastici lavorano già in condizioni di organico ridotto. Nell'anno in corso, a fronte di 403 posti Ata vacanti in Calabria, sono state autorizzate solo 137 immissioni in ruolo. Questo significa che appena un terzo delle posizioni necessarie viene coperto. Un ulteriore taglio aggraverebbe ulteriormente il carico di lavoro del personale rimasto, spesso chiamato a gestire strutture scolastiche distribuite su più plessi e in territori geograficamente complessi.

La denatalità: un'opportunità mancata per la scuola

La Uil Scuola Calabria interpreta la denatalità non come un pretesto per il risparmio, ma come un'occasione mancata per migliorare la qualità dell'istruzione. Un minor numero di alunni, secondo il sindacato, dovrebbe tradursi in classi meno numerose. Questo permetterebbe di aumentare il tempo pieno, un servizio ancora insufficiente in una regione che ne ha disperatamente bisogno. Inoltre, si potrebbe garantire un sostegno più mirato agli studenti e una maggiore attenzione alla prevenzione della dispersione scolastica.

Questa è la direzione che chiedono le famiglie e che potrebbe rappresentare una leva fondamentale per trattenere i giovani nel Mezzogiorno. Togliere risorse alla scuola calabrese, al contrario, significa accettare passivamente lo spopolamento del Sud. La scuola, infatti, è vista come l'unica vera istituzione presente in ogni singolo Comune della Calabria, un baluardo contro l'emigrazione e un motore di sviluppo locale.

Il sindacato sollecita quindi un intervento deciso da parte dei parlamentari calabresi, indipendentemente dal loro schieramento politico. La richiesta è chiara: sostenere in Parlamento la soppressione dell'articolo 66 della Manovra, che sembra essere alla base di questi tagli. Parallelamente, si chiede un impegno concreto per destinare le risorse risparmiate alla stabilizzazione del personale precario, alla copertura di tutti i posti vacanti, sia docenti che Ata, e al potenziamento degli organici nelle aree interne, spesso le più colpite dalla carenza di servizi.

La battaglia per la scuola in Calabria non è vista come una mera rivendicazione di categoria, ma come una lotta per il futuro stesso della regione. La difesa dell'istituzione scolastica è considerata essenziale per garantire pari opportunità, contrastare il declino demografico e sociale, e promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo. La speranza è che la voce del sindacato possa trovare ascolto nelle sedi decisionali, evitando che la Manovra finanziaria si trasformi in un ulteriore colpo d'arresto per il sistema educativo calabrese.

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