Il rifugio di Vitaliano Trevisan a Crespadoro
La casa di Vitaliano Trevisan, situata in contrada Molino a Campodalbero nel Comune di Crespadoro, appare come un rifugio appartato, lontano dal clamore del mondo. Le pareti bianche, le scale che conducono a uno spiazzo vicino a un torrente, gli alberi spogli e l'erba secca dipingono un quadro di quiete quasi surreale.
L'abitazione, dove lo scrittore è stato ritrovato senza vita, è circondata da una natura essenziale, con una macchina parcheggiata e una moto coperta. La presenza di un crocifisso nelle vicinanze sembra quasi un presagio, un dialogo silenzioso tra l'umano e l'eterno, in contrasto con la vita vissuta tra quelle mura.
Un bozzolo di creatività e resilienza
All'interno, una finestra lascia intravedere una batteria e un disordine di oggetti che raccontano la quotidianità. La casa si configura come un vero e proprio bozzolo, un luogo di resilienza domestica, scelto per isolarsi dal mondo esterno e dedicarsi alla creazione. Non un luogo di desolazione, ma piuttosto uno spazio in trasformazione.
Questo ambiente isolato, privo di teatri o set cinematografici, era il terreno fertile per la scrittura, il pensiero e l'immaginazione di Trevisan. Un luogo dove poteva dare vita ai suoi universi paralleli, come aveva dimostrato con la sua opera.
L'eredità letteraria e umana
Vitaliano Trevisan aveva apertamente discusso delle sue battaglie personali, sollevando un dibattito sugli ospedali psichiatrici. La sua casa, tuttavia, non trasmette un senso di abbandono, ma piuttosto di adattabilità, una qualità che lo scrittore possedeva anche nella creazione dei suoi personaggi e nella sua vita.
Il suo ultimo libro, intitolato «Black tulips», era in fase di scrittura per Einaudi. L'editore Paolo Repetti lo ricorda come un artista capace di sondare le profondità dell'animo umano, un vero sensitivo che percepiva i tumulti interiori prima degli altri.
Nonostante un certo distacco dall'umanità, Trevisan amava le singole creature, un sentimento che traspariva nelle sue opere, dove invitava i lettori a decifrare personaggi e contesti, creando una sorta di memoria collettiva.
Un gesto di affetto e un messaggio di speranza
Due giovani, avvicinandosi alla casa, hanno deposto un fiore bianco nel cancello, esprimendo il loro dispiacere per la perdita di un amico prima che di uno scrittore. Questo gesto spontaneo, privo di retorica, incarna una grazia naturale.
Il titolo del suo ultimo libro, «Tulipani neri», potrebbe simboleggiare un messaggio di tolleranza, giustizia e amore vero, capace di resistere e fiorire nonostante le avversità della vita, un tema che risuona con la figura complessa e affascinante di Vitaliano Trevisan.