Economia

Guerra in Medio Oriente: impatto su turismo e bollette in Lombardia

16 marzo 2026, 08:42 3 min di lettura
Guerra in Medio Oriente: impatto su turismo e bollette in Lombardia Immagine da Wikimedia Commons Cremona
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Turismo lombardo in crisi per le tensioni nel Golfo

Le recenti tensioni geopolitiche nel Golfo Persico stanno avendo ripercussioni significative sul settore turistico lombardo. Già si registrano circa 2.800 cancellazioni di viaggi verso destinazioni come Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita. Questo trend preoccupante minaccia di estendersi, con stime che parlano di 8.000 cancellazioni complessive a livello nazionale, per un valore di circa 30 milioni di euro.

La Lombardia rappresenta un bacino fondamentale per il turismo in Medio Oriente, contribuendo con una quota tra il 32% e il 35% dei flussi nazionali. Ogni anno, circa 190.000-210.000 viaggiatori lombardi scelgono queste mete, attratti anche dai collegamenti strategici offerti dall'aeroporto di Milano-Malpensa. Le festività pasquali, tradizionalmente un periodo di picco per questi viaggi, sono ora a rischio, con oltre 5.000 prenotazioni in attesa di conferma.

Impatto economico sui viaggiatori e sulle imprese

Le conseguenze della guerra si estendono oltre le singole cancellazioni, creando incertezza e allungando i tempi decisionali per chi pianifica spostamenti. Per il periodo estivo, si prevede una contrazione della domanda tra il 15% e il 20%, con una potenziale perdita economica superiore ai 60 milioni di euro per l'area del Golfo. La Lombardia, con un mercato che supera i 110 milioni di euro, è particolarmente esposta a questo calo.

Il sociologo Gianni Bientinesi, presidente di Business Intelligence Group, sottolinea come l'incertezza geopolitica renda più fragile una delle principali vie aeree dell'economia italiana. Non solo il turismo, ma anche i viaggi d'affari potrebbero subire rallentamenti, con un impatto negativo sull'interscambio commerciale.

Stangata energetica: bollette e carburanti alle stelle

Parallelamente alla crisi turistica, la Lombardia si trova ad affrontare una pesante stangata energetica. L'aumento dei prezzi di gas e petrolio, direttamente collegato al conflitto, si traduce in un rincaro stimato di 2,3 miliardi di euro per le imprese lombarde nel 2026. Questo dato è calcolato su una settimana dall'inizio del conflitto e rappresenta un onere significativo per il tessuto produttivo regionale.

A livello familiare, l'incremento dei costi di gas e petrolio comporterà una spesa aggiuntiva di circa 9,3 miliardi a livello nazionale. Nella sola provincia di Milano, l'aumento per utenze di luce e gas ammonterà a oltre 554 milioni di euro. Altre province lombarde pesantemente colpite includono Brescia (+195 milioni), Bergamo (+170 milioni), Varese (+138,2 milioni) e Monza e Brianza (+136,8 milioni).

Settori produttivi lombardi penalizzati dai rincari

I rincari energetici stanno mettendo a dura prova specifici distretti industriali lombardi. La filiera della gomma-plastica a Varese, il settore risicolo di Pavia, l'industria tessile della seta a Como e la lavorazione dei metalli a Brescia e Lumezzane sono tra i più penalizzati. L'aumento dei costi di produzione rischia di compromettere la competitività di queste eccellenze del Made in Italy.

Anche i prezzi dei carburanti riflettono la crisi: il gasolio supera i 2 euro al litro e la benzina si attesta a 1,80 euro al self-service. Questo incremento si somma alle difficoltà già esistenti, creando un quadro economico complesso per famiglie e imprese lombarde.

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