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La Nazionale italiana di street soccer parteciperà a Sofia al progetto europeo Unity in Motion. L'iniziativa sfrutta lo sport per favorire l'inclusione sociale e la costruzione di legami tra undici nazioni.

Lo sport come ponte per l'inclusione sociale

Undici nazioni europee si incontreranno a Sofia per un torneo di street soccer. L'evento, denominato Unity in Motion, fa parte di un progetto europeo Erasmus+. L'obiettivo principale è utilizzare lo sport come strumento potente. Mira a promuovere l'inclusione, stimolare la partecipazione attiva e creare nuove relazioni tra i partecipanti.

La Nazionale italiana solidale, forte delle sue esperienze passate, prenderà parte a questa importante iniziativa. La squadra ha già partecipato a diverse edizioni dei Mondiali e degli Europei Homeless. Ora si confronterà con rappresentative provenienti da Francia, Lituania, Bulgaria, Romania, Ungheria, Grecia, Ucraina, Macedonia, Svezia e Paesi Bassi.

Un'attenzione particolare sarà dedicata alla diversità di genere. Si promuoverà la partecipazione di persone con background personali e sociali differenti. Questo approccio garantisce un'esperienza inclusiva per tutti i partecipanti.

Il modello italiano: sport come terapia relazionale

Il gruppo italiano nasce dall'esperienza maturata dall'associazione L'Approdo - Aps di Rivolta d'Adda, in provincia di Cremona. Nel contesto italiano, lo sport va oltre la semplice attività fisica. Diventa uno spazio fondamentale per sperimentare concetti chiave.

Si apprendono la fiducia reciproca, il senso di responsabilità e il rispetto delle regole. Si impara a gestire la fatica e a costruire relazioni significative. Si sviluppa un forte senso di appartenenza al gruppo. Questi sono elementi cruciali per la crescita personale.

Il professor Giorgio Cerizza, psichiatra, psicoterapeuta e presidente della Nazionale italiana solidale, sottolinea l'importanza di questo approccio. «La psicoterapia aiuta a comprendere quello che accade dentro di noi», afferma. «Lo sport permette di sperimentarlo nella relazione con gli altri», aggiunge.

Il campo da gioco: una seconda stanza terapeutica

Il professor Cerizza descrive il campo sportivo come una vera e propria «seconda stanza della terapia». Qui, gli individui si confrontano con sfide concrete. Affrontano l'avversario, la propria fatica, il passare del tempo e la frustrazione. Soprattutto, imparano a relazionarsi con le altre persone.

«La sostanza, almeno all'inizio, può essere vissuta come una soluzione: togliendola, rimane un vuoto», spiega Cerizza. «Il nostro lavoro è aiutare la persona a riempire progressivamente quello spazio attraverso relazioni, responsabilità, obiettivi e appartenenza», conclude il presidente.

L'esperienza della Nazionale italiana solidale ha avuto origine nel calcio. Tuttavia, il modello sviluppato si sta estendendo con successo ad altre discipline sportive. Il progetto Unity in Motion in Bulgaria offrirà un'opportunità unica. Permetterà di confrontare le metodologie italiane con le pratiche innovative sviluppate negli altri Paesi partecipanti.

Questo scambio di esperienze arricchirà ulteriormente il progetto. Contribuirà a rafforzare la rete europea di sport e inclusione. L'obiettivo è creare un impatto duraturo sulle vite dei partecipanti.

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