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Al Trento Film Festival è stato offerto un primo sguardo a 'Bianco', l'imminente film di Daniele Vicari. La pellicola ricostruisce la drammatica spedizione alpinistica del 1961 sul Monte Bianco, che vide la morte di quattro scalatori.

La genesi di un film impegnativo

Il regista Daniele Vicari ha condiviso le sfide della realizzazione di "Bianco". Ha descritto il progetto come un'opera che richiede un coinvolgimento totale. Questo impegno va oltre la semplice conclusione delle riprese. La pellicola è attualmente in fase di post-produzione. Racconta un evento tragico del 1961. L'incidente avvenne sul Pilone del Fr ney, una cima del Monte Bianco. Sette alpinisti parteciparono alla spedizione. Quattro persero la vita durante la discesa. La tragedia si consumò lungo il ghiacciaio. Tra i sopravvissuti figurava Walter Bonatti. Bonatti era una figura leggendaria dell'alpinismo italiano.

Ricostruzione visiva e innovazione cinematografica

La produzione di "Bianco" ha richiesto uno sforzo notevole. L'obiettivo era garantire un'accurata fedeltà visiva alla realtà storica. Il film si ispira al libro "Fr ney 1961, La tempesta sul Monte Bianco". L'opera è firmata da Marco Albino Ferrari. Ferrari ha collaborato alla sceneggiatura con Massimo Gaudioso, Francesca Manieri e lo stesso Daniele Vicari. Per ricreare le pareti rocciose, sono state costruite strutture alte 12 metri. Queste riproduzioni sono state realizzate tramite calchi del granito del Pilone. Sono state impiegate anche flycam. Queste telecamere hanno seguito i movimenti degli attori durante le scene di scalata. Vicari ha sottolineato l'unicità di questo approccio nel cinema italiano. Ogni dettaglio è stato meticolosamente studiato. Si va dal modo in cui gli attori piantano i chiodi alla densità della nebbia. L'intento era creare un'esperienza immersiva. Lo spettatore non dovrebbe percepire la differenza tra la montagna reale e gli studi cinematografici.

Una narrazione corale e immersiva

Lo scrittore Marco Albino Ferrari ha spiegato l'approccio narrativo. L'intento era utilizzare una voce narrante onnisciente. Questa voce avrebbe raccontato gli eventi dall'alto. Si sarebbe poi calata nelle diverse prospettive dei personaggi. Il film è un'accurata ricostruzione di varie testimonianze. L'intera vicenda si svolge sulla montagna. Vi è una forte unità di luogo e tempo. Gli eventi si concentrano in pochi giorni. La narrazione segue un crescendo di tensione. Questa scelta stilistica mira a intensificare l'impatto emotivo della storia.

Il cast e le riprese in alta quota

Il ruolo di Walter Bonatti è affidato all'attore Alessandro Borghi. Borghi interpreterà questa figura iconica dell'alpinismo. Il cast comprende anche giovani talenti italiani e francesi. Tutti gli attori hanno affrontato una prova attoriale estremamente impegnativa. Le riprese si sono svolte in parte in teatri di posa. Una parte significativa è stata girata in alta quota. Nello specifico, presso il bivacco della Fourche. Questo si trova a oltre 3.500 metri sul Monte Bianco. Queste location hanno permesso di ricreare fedelmente l'ambiente. L'ambiente era ostile ma maestoso. È lo scenario in cui si è consumata la tragica spedizione del 1961. La scelta delle location ha contribuito al realismo della pellicola.

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