Un'indagine a Cosenza ha svelato un presunto accordo illecito tra un imprenditore di slot machine e un funzionario pubblico. L'obiettivo era frodare il fisco attraverso apparecchi manomessi. Sono state emesse misure cautelari.
Scoperto sistema di frode fiscale con slot machine
Le autorità giudiziarie di Cosenza hanno portato alla luce un presunto accordo corruttivo. Questo patto vedeva coinvolti un imprenditore operante nel settore della distribuzione delle slot machine e un funzionario dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L'indagine è stata condotta dai Carabinieri e dal personale dell'Agenzia stessa. La Procura di Cosenza ha coordinato le operazioni.
L'operazione ha comportato l'emissione di quindici provvedimenti cautelari. Tra questi, due persone sono state poste agli arresti domiciliari. Inoltre, sono stati disposti sette divieti di esercizio per attività legate al gioco. Queste restrizioni avranno una durata di un anno.
Funzionario avrebbe favorito l'imprenditore
Secondo le accuse, il funzionario pubblico avrebbe agito in cambio di denaro. Gli inquirenti ritengono che egli fornisse all'imprenditore informazioni riservate. Queste informazioni riguardavano le date, gli orari e gli obiettivi delle ispezioni fiscali. Tale condotta avrebbe permesso all'imprenditore di nascondere le schede illegali. Avrebbe anche ripristinato il corretto funzionamento degli apparecchi prima dell'arrivo dei controllori.
Questo meccanismo avrebbe garantito all'organizzazione di eludere i controlli fiscali. Il denaro percepito dall'imprenditore serviva a remunerare il funzionario. Le conversazioni intercettate hanno rivelato la natura delle transazioni. Il funzionario riceveva pagamenti periodici per la sua collaborazione.
Indagine partita da anomalie nei flussi telematici
L'inchiesta ha preso avvio da analisi effettuate dall'Ufficio controlli giochi dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L'ufficio centrale di Roma aveva riscontrato delle anomalie nei dati telematici. Questi dati provenivano da numerosi apparecchi da gioco. Gli approfondimenti successivi hanno portato al sequestro di 145 slot machine manomesse. È stata anche sequestrata una somma di circa 80 mila euro in contanti.
Questi elementi hanno permesso di ricostruire un complesso sistema di frode. Già nel novembre 2025, era stato eseguito un sequestro preventivo. Questo ammontava a oltre 12 milioni di euro. Il sequestro era legato al mancato versamento del Prelievo Unico Erariale (PUE).
Il procuratore: "Meccanismo altamente organizzato"
Il procuratore di Cosenza, Vincenzo Capomolla, ha descritto il sistema come «un meccanismo altamente organizzato e meticoloso». Ha aggiunto che tale sistema presupponeva «l'esistenza di una rete di relazioni e il coinvolgimento di più soggetti». Questi soggetti intervenivano anche fisicamente sugli apparecchi. Gli apparecchi erano distribuiti in diversi esercizi commerciali.
Il procuratore ha sottolineato la complessità dell'operazione. La frode non era un evento isolato, ma frutto di una pianificazione dettagliata. La collaborazione tra il funzionario e l'imprenditore era fondamentale per il successo del piano.
Carabinieri: "Soggetto viveva di provvigioni consistenti"
Il colonnello Andrea Mommo, comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza, ha fornito ulteriori dettagli. Ha affermato che dalle chat intercettate è emerso chiaramente come il soggetto (l'imprenditore) «vivesse di provvigioni consistenti». Oltre a una retribuzione fissa, riceveva una percentuale calcolata sugli introiti dell'organizzazione.
Questa struttura di guadagno incentivava l'imprenditore a massimizzare i profitti illeciti. La sua attività era strettamente legata al successo del sistema fraudolento. La sua posizione era quindi di forte dipendenza dai proventi derivanti dalla manomissione delle slot.
Modalità di elusione del Prelievo Unico Erariale
Le indagini hanno ricostruito le precise modalità con cui veniva eluso il Prelievo Unico Erariale. All'interno delle slot machine, accanto alla scheda elettronica regolare collegata alla rete telematica statale, veniva installata una seconda scheda. Questa scheda, una sorta di clone, era completamente sconosciuta all'Erario. Attraverso l'uso di telecomandi wireless, cablaggi modificati, timer o interruttori, il flusso delle giocate veniva deviato sulla scheda illegale.
Ciò permetteva di incassare le somme di denaro in modo non dichiarato. Per evitare che la mancata comunicazione con la rete centrale causasse il blocco automatico dell'apparecchio, l'organizzazione utilizzava cloni delle smart card ufficiali. Inoltre, disattivava i sensori fisici antimanomissione, noti come tamper. Questi sensori venivano bloccati con colla o fascette per impedirne il funzionamento.
Le persone hanno chiesto anche:
1. Quali sono state le principali conseguenze dell'inchiesta sulle slot machine a Cosenza?
L'inchiesta ha portato all'emissione di quindici misure cautelari, tra cui due arresti domiciliari e sette divieti di esercizio dell'attività di gioco per un anno. Sono state inoltre sequestrate slot machine manomesse e denaro contante, oltre a un sequestro preventivo di oltre 12 milioni di euro.
2. Come funzionava il sistema di frode fiscale scoperto a Cosenza?
Il sistema prevedeva l'installazione di una seconda scheda illegale all'interno delle slot machine, parallela a quella ufficiale. Tramite telecomandi e modifiche ai cablaggi, le giocate venivano deviate su questa scheda per incassare denaro in nero. Un funzionario infedele avrebbe avvisato l'imprenditore delle ispezioni imminenti per permettere di occultare le schede illegali.