Condividi
AD: article-top (horizontal)

La condizione delle donne in Calabria evidenzia profonde disparità salariali e pensionistiche, con un gender pay gap del 7,1%. Lo Spi Cgil di Cosenza sottolinea come questi dati riflettano il livello democratico di un Paese, invocando un modello che valorizzi anche il lavoro di cura.

Donne e democrazia: un legame indissolubile

La situazione femminile in una nazione è specchio della sua salute democratica. Questa affermazione è stata ribadita da Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil nazionale. Ha partecipato a un evento organizzato dal Sindacato Pensionati Italiani Cgil di Cosenza. L'incontro celebrava oltre ottant'anni di lotte per i diritti delle donne.

Scacchetti ha sottolineato l'urgenza di creare un nuovo modello sociale. Questo deve considerare la transizione demografica in atto. È fondamentale valorizzare non solo il contributo produttivo, ma anche quello riproduttivo. La popolazione anziana è destinata a crescere significativamente.

Entro il 2040, gli anziani costituiranno il 40% della popolazione totale. Non dare il giusto peso al ruolo delle donne, alla maternità e al lavoro di cura potrebbe avere conseguenze molto gravi. L'attuale modello economico e politico non può continuare a basarsi su una gestione del potere esclusivamente maschile.

Disparità salariali e lavorative in Calabria

La segretaria della Cgil Calabria, Celeste Logiacco, ha evidenziato i progressi compiuti. Tuttavia, ha anche sottolineato quanto ancora resti da fare. Non è accettabile che le donne ricevano stipendi inferiori rispetto agli uomini. Le retribuzioni non possono essere arbitrarie.

In Calabria, il divario retributivo di genere (gender pay gap) si attesta al 7,1%. Solo il 35% delle donne gode di un contratto di lavoro regolare. Questi dati emergono chiaramente dalle analisi presentate durante il convegno.

La disparità colpisce anche il mondo pensionistico. Le donne sono le principali vittime del lavoro precario. Subiscono part-time involontari e interruzioni di carriera. Spesso queste interruzioni sono legate alla maternità e all'assistenza familiare.

Pensioni: una questione di democrazia

Le conseguenze del lavoro povero e delle interruzioni lavorative ricadono pesantemente sulle donne pensionate. La segretaria dello Spi Cgil Calabria, Ernesta Taverniti, ha affermato con forza che la previdenza non è un mero esercizio contabile. Deve essere considerata una questione democratica.

Finché una donna percepirà una pensione insufficiente dopo una vita di sacrifici, la nostra Repubblica non potrà dirsi veramente compiuta. Questo è un appello forte per una maggiore equità sociale e per il riconoscimento del valore del lavoro femminile, anche quello non retribuito.

Le sfide future per l'equità di genere

Il dibattito ha messo in luce la necessità di politiche mirate. Queste dovrebbero affrontare il gender pay gap e migliorare le condizioni lavorative delle donne. È fondamentale un cambio di prospettiva culturale. Il lavoro di cura deve essere riconosciuto e valorizzato economicamente.

La transizione demografica richiede un ripensamento dei modelli di welfare. Le donne, con la loro crescente presenza nella popolazione anziana, necessitano di sistemi pensionistici più equi. La lotta per i diritti delle donne continua, con l'obiettivo di una società più giusta e democratica.

AD: article-bottom (horizontal)