La consegna del cappello alpino a volontari per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 ha scatenato una forte polemica sui social. Il presidente dell'Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero, ha chiarito che il possesso del cappello non conferisce automaticamente la qualifica di socio Ana.
Critiche per la consegna del cappello alpino
Un acceso dibattito è sorto online riguardo alla distribuzione del tradizionale cappello alpino. Questo simbolo, carico di storia e significato per le penne nere, è stato consegnato a circa 180 volontari. La cerimonia si è svolta a Verona lo scorso 18 aprile. I volontari erano impegnati nel supporto alle prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Un percorso formativo specifico ha preceduto questo riconoscimento. L'iniziativa ha però acceso critiche da parte di alcuni appartenenti al mondo alpino. Molti hanno espresso il loro dissenso sui social media. Hanno accusato l'associazione di sminuire un simbolo identitario. La contestazione principale riguarda la consegna a chi non ha mai prestato servizio nelle Truppe alpine.
Le reazioni sono state molto forti. Alcuni hanno persino proposto il boicottaggio della prossima Adunata nazionale. L'evento è previsto a Genova dall'8 al 10 maggio. I toni accesi hanno reso necessaria una presa di posizione ufficiale. L'Associazione Nazionale Alpini (Ana) è intervenuta con una nota del suo presidente, Sebastiano Favero. Le sue dichiarazioni mirano a fare chiarezza sulla questione.
Chiarimenti dal presidente Ana Sebastiano Favero
Il presidente delle penne nere ha spiegato le procedure standard per l'assegnazione del cappello alpino. Viene consegnato ai militari al momento dell'arrivo in un reparto alpino. Questo avviene insieme al vestiario, prima del giuramento. La stessa regola vale per chi transita in altre unità delle forze armate. O per chi viene congedato prima della fine del servizio. In questi casi, il copricapo rimane in dotazione secondo le normative dello Stato Maggiore della Difesa. Favero ha ricordato anche un precedente simile. I volontari del progetto “Vivi le forze armate. Militare per 3 settimane”, noto come Mini-Naia, ricevono anch'essi il cappello alpino. Questo avviene nell'ambito del loro percorso formativo.
Tuttavia, il presidente ha sottolineato un punto cruciale. Il possesso del cappello non implica automaticamente l'iscrizione all'Ana. Per diventare socio, è necessario aver prestato almeno 60 giorni di servizio nelle Truppe alpine. In assenza di questo requisito, si può essere riconosciuti come aggregati o amici dell'Associazione. Favero ha specificato che la consegna a Verona è avvenuta in un contesto formativo. Questo rientrava nel Centro Addestramento Alpino, una struttura delle Truppe alpine. È stata rilasciata un'attestazione ufficiale dal comando. Queste esperienze di volontariato e addestramento fanno parte di un progetto più ampio. Mira all'impiego delle risorse volontarie della difesa. L'obiettivo è la futura Riserva logistica delle forze armate.
Il significato del cappello alpino e le scuse
Il presidente nazionale delle penne nere ha ribadito un principio fondamentale. La consegna del cappello alpino non è una competenza dell'associazione. Non può essere equiparata automaticamente allo status di socio. Questo principio si applica anche a chi ha operato in situazioni di emergenza. Si pensi agli interventi durante alluvioni o terremoti. Queste persone hanno contribuito in modo significativo alle attività sul territorio. Favero ha concluso esprimendo rammarico. Si è detto dispiaciuto per le polemiche ingiustificate e talvolta strumentali. Ha presentato scuse a nome dell'associazione. Si è scusato con i numerosi aggregati e amici che potrebbero essersi sentiti trascurati o trattati come figliastri.