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Solo 36 dei 205 comuni bresciani partecipano attivamente al recupero dell'evasione fiscale, incassando cifre minime. Il trend è in forte calo rispetto agli anni precedenti, con un impatto finanziario trascurabile per la maggior parte degli enti locali.

Scarsa partecipazione al recupero fiscale

La lotta all'evasione fiscale vede una partecipazione molto limitata da parte degli enti locali bresciani. Su 205 comuni presenti nella provincia, solo 36 hanno scelto di aderire attivamente a questa iniziativa. Questo significa che la stragrande maggioranza, ben 169 comuni, ha deciso di non impegnarsi nella ricerca di contribuenti morosi.

La motivazione principale sembra essere la scarsa convenienza economica. I cosiddetti "premi" finanziari, ovvero la percentuale trattenuta dai comuni sul gettito recuperato, si sono ridotti a cifre irrisorie. Questo disincentiva gli sforzi degli uffici comunali, trasformando un potenziale strumento di riscossione in un'attività poco remunerativa.

Un calo drastico dei proventi

Il trend dei proventi derivanti dal recupero dell'evasione fiscale in provincia di Brescia è in netto declino. Dieci anni fa, nel 2015, le amministrazioni comunali che partecipavano attivamente riuscirono a recuperare ben 1 milione e 427 mila euro. Già nel 2017 la cifra era scesa a quasi 1,2 milioni, per poi precipitare a 826mila euro l'anno successivo.

Il crollo è proseguito negli anni successivi. Nel 2020, solo 27 comuni riuscirono a raccogliere 446.879 euro. Nel 2022 la somma si è attestata a 342.546 euro, mentre nel 2023 sono stati recuperati 270.423 euro, distribuiti tra 29 comuni. Questi dati evidenziano una progressiva perdita di efficacia e interesse verso questa attività.

La classifica dei comuni virtuosi

Nonostante il quadro generale preoccupante, la provincia di Brescia si distingue a livello nazionale per l'ammontare complessivo recuperato in questi anni. Nell'ultimo triennio, sono stati incassati oltre 533 milioni di euro. Tuttavia, la cifra recuperata specificamente tramite l'azione dei comuni è minima.

Secondo i dati del Centro Studi Enti Locali per l'anno fiscale 2024, escludendo il capoluogo Brescia che ha recuperato 62.011 euro, il comune più efficace è Montichiari con 29.599 euro. Segue Maclodio con 28.731 euro, e al terzo posto si posiziona Coccaglio con 16.315 euro. In fondo alla classifica, Toscolano ha recuperato solo 25 euro, mentre Corte Franca e Isorella si fermano a 50 euro ciascuno.

Anche comuni più grandi come Palazzolo (654 euro), Chiari (195 euro) e Ghedi (82 euro) mostrano risultati molto modesti, confermando la difficoltà generale nel rendere questa attività proficua.

Il quadro nazionale e le nuove normative

A livello nazionale, la situazione non è migliore. Solo 303 comuni su circa 7.900 hanno inviato "segnalazioni qualificate" al fisco. Questo dato, inferiore al 4% del totale, sottolinea come la lotta all'evasione fiscale non sia una priorità per la maggior parte degli enti locali italiani.

La normativa introdotta dal decreto legge 203 del 2005 permetteva ai comuni di trattenere una percentuale significativa del recuperato (inizialmente il 30%, poi salito al 50%). Tuttavia, una recente riforma prevede che i crediti non ancora riscossi possano essere gestiti da Amco (Asset Management Company), una società partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Questo processo mira a ottimizzare il recupero, ma la sua applicazione pratica sembra ancora limitata.

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