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Dieci anni dopo la tragica strage ferroviaria tra Andria e Corato, il vescovo Luigi Mansi ha celebrato una messa commemorativa. Ha definito l'evento una "sconfitta intollerabile" per la società, sottolineando l'importanza della ricerca di verità e giustizia.

Commemorazione strage ferroviaria Andria-Corato

Monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria, ha presieduto una cerimonia religiosa. L'evento si è svolto nella cattedrale cittadina. Ha ricordato le vittime del disastro ferroviario. Questo terribile incidente è avvenuto esattamente dieci anni fa. Il luogo era un tratto di ferrovia a binario unico. La linea collega Andria e Corato.

Durante l'omelia, il vescovo ha espresso il dolore condiviso. «Anche noi, di fronte all'ingiustizia e all'assurdità di ciò che è accaduto dieci anni fa», ha dichiarato. Ha parlato di uno «strappo interiore, la rabbia, il rifiuto». La ferita di quell'evento, ha sottolineato, «resta e rimarrà una sconfitta intollerabile per la nostra società».

La ricerca della verità e della giustizia è stata definita «sacrosanta». Il vescovo ha aggiunto che «non può essere anestetizzata». La celebrazione ha ricordato le 23 persone che persero la vita. Altre 51 persone rimasero ferite in quell'incidente.

La speranza e la consolazione per le famiglie

Il vescovo ha rivolto una preghiera al Signore. Ha invocato l'intercessione della Vergine Maria. «Chiediamo al Signore [...] di trasformare questa nostra memoria dolorosa in un cammino di risurrezione», ha affermato. Ha espresso il desiderio di donare consolazione. Questa consolazione è destinata alle famiglie colpite dal lutto. «Per voi, care famiglie, perché nei vostri cuori, provati da dieci anni di assenza, possa scendere la carezza dello Spirito Santo», ha detto.

La cerimonia è stata un momento di riflessione collettiva. Ha unito la comunità nel ricordo delle vittime. Ha anche offerto un messaggio di speranza. La fede è vista come un sostegno per superare il dolore.

Appello alla responsabilità civile

Monsignor Mansi ha esteso il suo appello alla comunità civile. Ha chiesto «il coraggio della responsabilità» per la città di Andria. Ha esortato a mantenere alta la vigilanza. Ha raccomandato di operare sempre con «rettitudine e trasparenza». Solo così, ha spiegato, il sacrificio delle vittime potrà diventare «un seme fecondo di giustizia». Sarà anche un seme per la «custodia della vita e di speranza per le generazioni future».

Le sue parole mirano a rafforzare l'impegno collettivo. L'obiettivo è prevenire futuri disastri. Si vuole anche costruire una società più sicura e giusta. La memoria dell'evento tragico deve servire da monito. Deve ispirare azioni concrete per il bene comune.

La memoria come lezione per il futuro

La strage ferroviaria del 12 luglio 2016 rimane una cicatrice profonda. La commemorazione annuale serve a non dimenticare. È un'occasione per rinnovare l'impegno verso la sicurezza. Si rafforza anche la richiesta di giustizia per le vittime. Le parole del vescovo Mansi risuonano come un richiamo forte. Sottolineano che la memoria non deve essere passiva. Deve tradursi in azioni concrete.

La ricerca della verità è fondamentale. Serve a comprendere le cause dell'incidente. Aiuta a individuare le responsabilità. La giustizia è necessaria per dare pace ai familiari. È anche un deterrente contro future negligenze. La comunità di Andria e Corato continua a portare il peso di quella giornata. Ma cerca anche di trasformare il dolore in forza per il futuro.

L'omelia del vescovo è un invito a non abbassare la guardia. La sicurezza dei trasporti è un diritto. La responsabilità civile e istituzionale è cruciale. Il sacrificio di chi è scomparso deve ispirare un impegno costante. Questo impegno deve mirare a una società più attenta alla vita umana. La speranza è che da quella tragedia nasca un futuro migliore.

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