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Nuovi sviluppi giudiziari a Lecce nell'ambito di un'indagine sullo spaccio di stupefacenti. Un imputato affronterà il processo ordinario, mentre altri tre hanno raggiunto un accordo con la giustizia. Il panificio "Forno Demetra" emerge come possibile base operativa.

Rinvio a giudizio per spaccio di droga

Un uomo di 39 anni, Antonio De Filippis, residente a Lecce, dovrà rispondere delle accuse in un procedimento penale ordinario. La decisione è stata presa dalla giudice Valeria Fedele. L'uomo non ha optato per riti alternativi durante l'udienza preliminare. Il suo processo inizierà il prossimo 22 maggio. Sarà assistito dai legali Stefano Pati e Stefano Prontera. Questa vicenda si inserisce in un'indagine più ampia che ha smantellato un presunto gruppo dedito alla vendita di sostanze stupefacenti nella città salentina. L'indagine ha portato a 9 arresti nel febbraio 2025, su disposizione del gip Angelo Zizzari.

Le indagini hanno messo in luce un'attività illecita che si protraeva da tempo. Le forze dell'ordine hanno lavorato per anni per raccogliere prove concrete. L'operazione ha avuto un forte impatto sulla criminalità locale. La giustizia sta ora seguendo il suo corso per accertare le responsabilità individuali. Il rinvio a giudizio di De Filippis segna una tappa importante nel percorso giudiziario. La sua posizione è distinta da quella degli altri imputati che hanno scelto percorsi diversi.

La scelta di affrontare un processo ordinario implica una volontà di dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Oppure, una strategia difensiva mirata a ottenere un verdetto completo. Le accuse specifiche a carico di De Filippis non sono state dettagliate in questa fase. Tuttavia, il contesto generale dell'inchiesta riguarda il traffico di droga. La difesa avrà l'opportunità di presentare le proprie argomentazioni in aula. Il pubblico ministero dovrà invece provare la colpevolezza dell'imputato oltre ogni ragionevole dubbio. Il tribunale di Lecce sarà chiamato a valutare le prove presentate da entrambe le parti.

Accordi di patteggiamento per tre imputati

Contemporaneamente, altri tre uomini hanno definito la loro posizione con la giustizia attraverso il patteggiamento. La giudice Valeria Fedele ha accolto le loro richieste. A questi imputati venivano contestati singoli episodi di spaccio. Per Fabio Pisanu, 53enne di Lecce, e Giuseppe Biondi, 50enne anch'egli leccese, è stata comminata una pena di un anno di reclusione. Tale pena è stata convertita in una multa di 2.400 euro per ciascuno. Pisanu è stato difeso dagli avvocati Pantaleo Cannoletta e Marco Caiaffa. Biondi dall'avvocato Federico Mazzarella De Pascalis. Entrambi hanno così chiuso la loro pendenza giudiziaria con un accordo.

Per Gianluca Talesco, 54enne di Surbo, ma domiciliato a Torre Chianca, la pena concordata è di un anno di reclusione. A questo si aggiunge una multa di 1.400 euro. Talesco beneficerà della sospensione condizionale della pena. È stato assistito dall'avvocato Alessandro Stomeo. Anche per lui, il patteggiamento rappresenta una chiusura rapida del procedimento. Questo tipo di accordo permette di evitare un processo più lungo e complesso. La giudice ha valutato la congruità delle pene proposte in relazione ai fatti contestati. La conversione in multa per Pisanu e Biondi riflette probabilmente la natura meno grave dei fatti loro ascritti.

Il patteggiamento è uno strumento giuridico che consente agli imputati di definire il procedimento concordando la pena con il pubblico ministero. La pena concordata viene poi sottoposta all'approvazione del giudice. Questo meccanismo mira a velocizzare i tempi della giustizia. Offre inoltre una certa prevedibilità sull'esito del processo. Nel caso specifico, i tre uomini hanno accettato una pena in cambio della rinuncia a un dibattimento completo. Le loro posizioni sono quindi state definite in modo più rapido rispetto a quella di De Filippis. La loro collaborazione ha contribuito a definire una parte del quadro giudiziario relativo all'inchiesta.

Processo abbreviato per tredici imputati, il panificio al centro

Parallelamente, il 22 maggio si aprirà il processo abbreviato per altri tredici imputati. Nove di loro devono rispondere dell'accusa più grave: l'appartenenza a un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Le sostanze trattate includevano cocaina, eroina e hashish. Tra questi spiccano nomi noti nell'ambito dell'inchiesta. Fabio Marzano, 56enne, è ritenuto il vertice del gruppo. Marco Franchini, 51enne, avrebbe avuto il ruolo di organizzatore. Altri membri presunti dell'organizzazione sono Carmelo Capoccia, 59enne; Igor Capone, 59enne; Danilo Ferreri, 56enne; Gabriele Marra, 39enne; Massimo Ricercato, 51enne; e Maria Perrone, 54enne, moglie di Marzano. Questi ultimi sono indicati come partecipi all'associazione.

Un elemento centrale emerso dalle indagini è il ruolo del panificio “Forno Demetra”. Situato in via Bari, nel rione San Sabino di Lecce, questo locale sarebbe stato utilizzato come “quartier generale” dal gruppo. Vincenzo Paladini, 36enne, titolare del forno, è tra gli imputati. La sua posizione, legata alla gestione del locale, è oggetto di valutazione giudiziaria. L'uso di un'attività commerciale legittima come copertura per attività illecite è una tattica comune nelle organizzazioni criminali. Questo aspetto rende l'indagine particolarmente complessa. Le indagini hanno cercato di ricostruire i flussi di denaro e le modalità operative del gruppo.

Altri quattro imputati compariranno nel processo abbreviato con posizioni considerate più marginali. Si tratta di Tiziano Coccioli, 51enne di Porto Cesareo; Domiria Lucia Marsano, 48enne di Surbo; Andrea Mirra, 37enne di Copertino; e Giuseppe Nicoletti, 71enne di Lecce. Le loro presunte responsabilità sono in fase di accertamento. Il processo abbreviato, come il patteggiamento, consente una definizione più rapida del procedimento. La scelta di optare per questo rito implica una rinuncia al dibattimento ordinario, ma permette una riduzione della pena in caso di condanna. Il giudice valuterà le prove presentate dal pubblico ministero.

Estensione delle indagini e ritrovamenti

Le indagini che hanno portato a questi sviluppi sono state condotte dalla squadra mobile di Lecce. La coordinazione è stata affidata alla sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia, Giovanna Cannarile. Le attività investigative si sono estese per un periodo significativo, coprendo gli anni dal 2018 al 2023. Durante questo lasso di tempo, le forze dell'ordine hanno effettuato sequestri importanti. Sono state recuperate ingenti quantità di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, eroina e hashish. Oltre alla droga, le perquisizioni hanno portato al rinvenimento di numerose armi. Tra queste, armi da guerra e armi da sparo comuni, oltre a tritolo. La presenza di un arsenale così significativo sottolinea la pericolosità del gruppo.

La Direzione distrettuale antimafia (DDA) è competente per i reati di stampo mafioso e per quelli legati al traffico di stupefacenti su larga scala. L'intervento della DDA evidenzia la gravità delle accuse e la potenziale connessione con organizzazioni criminali più ampie. Il lavoro di intelligence e di indagine ha permesso di delineare una struttura organizzata, con ruoli definiti e una base operativa. La lotta al narcotraffico è una priorità per le forze dell'ordine. Questo caso rappresenta un esempio dell'impegno profuso nel contrastare tali fenomeni criminali nel territorio salentino. La collaborazione tra diverse forze di polizia e uffici giudiziari è stata fondamentale.

Il pool di difensori che assiste gli imputati è composto da numerosi avvocati. Tra questi figurano Giuseppe Presicce, Giancarlo Dei Lazzaretti, Raffaele Benfatto, Federico Martella, Giuseppe De Luca, Paolo Cantelmo, Pasquale Morleo, Cosimo D’Agostino, Ladislao Massari, Carlo Sariconi, Cosimo Rampino e Ivan Greco. La presenza di un team legale così nutrito testimonia la complessità del caso e il numero elevato di persone coinvolte. Ogni imputato ha diritto a una difesa adeguata. La fase processuale servirà a chiarire le responsabilità individuali e a stabilire le pene pertinenti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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