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Un anno dopo l'accordo sindacale, la vertenza Beko rivela divergenze sugli investimenti. Mentre l'azienda dichiara 110 milioni spesi, i sindacati li ritengono insufficienti per il rilancio dei siti produttivi.

Vertenza Beko: un anno di accordi e divergenze

A dodici mesi dalla firma dell'intesa sindacale, la situazione in Beko presenta luci e ombre. Il tavolo di confronto al Ministero delle Imprese ha evidenziato progressi sul fronte degli esuberi e un lieve recupero di mercato. Tuttavia, gli investimenti previsti dall'azienda suscitano perplessità tra le parti sociali.

Il mercato degli elettrodomestici continua a soffrire. La forte pressione sui prezzi e la concorrenza asiatica incidono negativamente. Nonostante ciò, Beko ha confermato i propri piani per automazione, digitalizzazione e marketing. Queste iniziative, però, non sono considerate sufficienti dai rappresentanti dei lavoratori.

La produzione mostra segnali positivi in tutti gli stabilimenti italiani. Nelle Marche, si registra un aumento del +6,5% a Melano (Fabriano) e del +2,7% a Comunanza. I sindacati sottolineano, però, che ciò non ha portato a una riduzione significativa dell'uso della cassa integrazione. Per Melano, i dati indicano percentuali di utilizzo della cassa integrazione tra il 22% e il 27%.

Esuberi e ammortizzatori sociali: obiettivi raggiunti?

Sul fronte degli esuberi, gli obiettivi prefissati sembrano essere stati quasi raggiunti. A Melano, su 66 esuberi previsti, 88 lavoratori hanno lasciato l'azienda con incentivi. Questo dato supera il piano del 148%, considerando anche 8 operai in cassa integrazione.

Negli uffici di Fabriano, a fronte di 206 esuberi, ci sono state 96 uscite volontarie. Il piano è completo al 74%, con 56 impiegati ancora in cassa integrazione. A Comunanza, su 89 esuberi dichiarati, 79 hanno accettato l'uscita volontaria, raggiungendo il 102% del piano, con 12 dipendenti in cassa integrazione.

Le organizzazioni sindacali hanno richiesto una gestione più equa degli ammortizzatori sociali. Questo aspetto sarà monitorato attentamente nei tavoli territoriali. La preoccupazione principale riguarda il ritardo negli investimenti. In particolare, quelli destinati a nuovi prodotti, fondamentali per il rilancio dei siti produttivi, sembrano essere rimandati.

Investimenti Beko: 110 milioni o troppo pochi?

La visione di Beko sugli investimenti è differente. L'azienda afferma che, a un anno dalla firma dell'accordo, il piano di trasformazione industriale ha portato risultati concreti. Sono stati investiti circa 110 milioni di euro negli stabilimenti italiani.

Il sito di Melano, specializzato in piani cottura, ha visto l'automazione delle linee produttive e la digitalizzazione dei processi. Sono stati introdotti sistemi logistici automatizzati. Comunanza ha beneficiato di investimenti in infrastrutture, sicurezza ed efficienza energetica. Si punta anche all'innovazione di prodotto nel settore del lavaggio.

L'azienda sottolinea ulteriori investimenti in marketing e comunicazione rispetto a quanto inizialmente previsto. Questi sforzi sono considerati essenziali per sostenere i volumi di produzione e rafforzare il posizionamento dei marchi sul mercato.

Richieste sindacali e prospettive future

Le organizzazioni sindacali, tramite il segretario generale della Fim Cisl Marche, Consoli, hanno ribadito la necessità di un programma di investimenti preciso. Si richiedono tempistiche definite e evidenze concrete di realizzazione. La sottosegretaria Bergamotto, l'assessore regionale Consoli e il dirigente Rocchi hanno partecipato all'incontro.

L'assessore regionale al Lavoro delle Marche, Tiziano Consoli, ha enfatizzato l'urgenza di un piano di investimenti dettagliato per i siti di Comunanza e Fabriano. L'obiettivo è garantire un futuro produttivo solido per questi stabilimenti.

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