Un medico del lavoro è stato condannato a due anni di reclusione con pena sospesa per violenza sessuale. L'episodio è avvenuto durante una visita obbligatoria a Cadorago nell'ottobre 2023. La vittima, un'insegnante, ha denunciato l'accaduto dopo aver appurato che il comportamento del professionista non rientrava nella prassi medica.
Medico condannato per violenza sessuale a Cadorago
La vicenda giudiziaria ha visto protagonista un professionista sanitario di Cadorago. L'uomo, Massimo Gatto, 52 anni, è stato accusato di violenza sessuale aggravata. La sua condotta è stata giudicata tale dal sostituto procuratore di Como, Giuseppe Rose. La difesa del medico è stata affidata all'avvocato Rocco Condello. Il professionista ha sempre sostenuto la correttezza del suo operato. Ha affermato che il trattamento effettuato rientrava nei protocolli sanitari previsti. La pena è stata sospesa poiché l'imputato è incensurato.
Il processo si è svolto con rito abbreviato. La sentenza è stata emessa dal Giudice per l'Udienza Preliminare (GUP) di Como. La condanna è di due anni di reclusione. La pena è stata sospesa. La paziente, assistita dall'avvocato Giovanni Ciceri, si è costituita parte civile. Il giudice ha disposto un risarcimento danni. Il suo ammontare sarà definito in sede civile.
La visita medica che degenera
L'episodio risale all'ottobre 2023. La vittima è un'insegnante. Si era recata nello studio del medico del lavoro. L'appuntamento era necessario per ottenere un certificato di idoneità professionale. Durante la visita, la donna ha riferito al medico di soffrire di mal di schiena. A seguito di questa segnalazione, il professionista l'avrebbe invitata a sdraiarsi. Le avrebbe poi chiesto di abbassare i pantaloni. Successivamente, avrebbe proceduto con un massaggio. Questo si sarebbe esteso alla zona addominale e vaginale. Il comportamento del medico ha lasciato la paziente impietrita. Egli ha giustificato il suo gesto come necessario.
Una volta terminata la visita, la donna ha deciso di confrontarsi con alcune colleghe. Queste avevano già sostenuto visite analoghe in precedenza. Ha così appurato di essere stata l'unica a subire quel tipo di approccio. Messaggi scambiati tra le colleghe nell'immediatezza dei fatti sono stati acquisiti agli atti del processo. Questi elementi hanno rafforzato la sua decisione di sporgere denuncia ai carabinieri.
Denuncia e processo con rito abbreviato
La donna si è presentata dai carabinieri. Ha sporto denuncia contro il medico. La sua testimonianza ha dato avvio alle indagini. Queste sono state condotte dal sostituto procuratore di Como. Il medico è stato formalmente accusato di violenza sessuale. L'aggravante è legata al suo ruolo di medico del lavoro, una pubblica funzione. Il processo si è svolto con rito abbreviato. Questa scelta processuale permette una riduzione della pena in caso di condanna. La vittima ha scelto di costituirsi parte civile. Ha chiesto il risarcimento dei danni subiti. La sentenza ha riconosciuto la sua richiesta. Il risarcimento sarà quantificato in un separato procedimento civile.
La condanna a due anni di reclusione, con pena sospesa, rappresenta un punto fermo. La giustizia ha riconosciuto la gravità del fatto. La donna ha trovato il coraggio di denunciare. Questo ha permesso di portare alla luce un comportamento inaccettabile. La sentenza sottolinea l'importanza di tutelare le pazienti. Soprattutto in contesti dove esiste un rapporto di fiducia e potere.
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