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Il credito alle imprese italiane è aumentato di 9,7 miliardi di euro nell'ultimo anno. Tuttavia, questo incremento ha beneficiato esclusivamente le grandi aziende, mentre le piccole imprese hanno subito una contrazione dei finanziamenti.

Accesso al credito: un divario crescente

Nell'ultimo anno, il flusso di credito verso le attività produttive in Italia ha registrato un'espansione. Si parla di un aumento complessivo di 9,7 miliardi di euro. Questo trend positivo perdura dalla metà del 2025. Purtroppo, le nuove risorse finanziarie sono state assorbite quasi interamente dalle aziende con più di 20 dipendenti. Queste realtà hanno visto i loro finanziamenti crescere di 14,5 miliardi tra marzo 2025 e marzo 2026. Al contrario, le imprese di dimensioni minori hanno sperimentato una riduzione del credito disponibile. La contrazione ammonta a 4,7 miliardi di euro.

Questa situazione è stata denunciata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo l'analisi, sono proprio le realtà che costituiscono la spina dorsale dell'economia italiana a essere escluse dal sostegno creditizio. Lavoratori autonomi, artigiani, piccoli commercianti e micro imprese rappresentano il 98% delle aziende presenti nel Paese. Al netto degli impiegati pubblici, danno lavoro a oltre la metà dei cittadini italiani.

Distribuzione territoriale: luci e ombre sui finanziamenti

A livello nazionale, la situazione creditizia presenta profonde differenze territoriali. Ben 11 regioni su 20 hanno continuato a subire una flessione nell'erogazione del credito destinato alle imprese. Le contrazioni più significative si sono verificate in Valle d'Aosta, con un calo di 281,3 milioni (-15,2%), in Liguria, con una riduzione di 678,4 milioni (-5,7%), e in Sardegna, che ha perso 231,5 milioni (-2,9%).

In termini assoluti, la riduzione più marcata è stata osservata in Veneto, con circa 1,5 miliardi in meno (-2,4%). Al contrario, alcune regioni hanno visto aumenti significativi. La Sicilia ha registrato un incremento di 578,9 milioni (+3,3%), la Calabria di 264,2 milioni (+5%), e il Lazio ha visto un balzo di 7,3 miliardi (+11,5%).

Analisi provinciale: disparità nei prestiti

L'analisi a livello provinciale conferma questa tendenza di disparità. Su 109 enti locali, 59 hanno registrato una riduzione degli impieghi vivi destinati alle imprese. Le province più colpite sono state Aosta (-281,3 milioni, -15,2%), Lodi (-248,7 milioni, -9,4%) e Asti (-136,1 milioni, -8,9%).

Sul fronte positivo, si segnalano Vibo Valentia con un aumento di 42,8 milioni (+11,1%), Terni con 201,7 milioni in più (+13,1%), e Roma, che ha beneficiato di un incremento di 7,5 miliardi (+13,5%).

Piccole imprese penalizzate in tutte le aree

Le imprese con meno di 20 addetti sembrano essere penalizzate in modo generalizzato. In tutte le regioni e anche nelle province, gli impieghi a loro favore sono diminuiti. A livello regionale, la Valle d'Aosta ha visto un calo di 30,4 milioni (-11,1%), le Marche di 220,9 milioni (-7,7%) e la Liguria di 172 milioni (-7,5%).

Le realtà provinciali più colpite dal taglio dei prestiti alle piccole imprese sono state Aosta (-30,4 milioni, -11,1%), Como (-93,6 milioni, -10,5%) e Imperia (-38,9 milioni, -10,1%). L'unica provincia a registrare un segno positivo è stata Cremona, con un aumento di 9,3 milioni (+0,7%).

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