Il Como punta alle coppe europee ma il suo stadio, il Sinigaglia, non rispetta gli standard Uefa. La società valuta il Mapei Stadium di Reggio Emilia come soluzione temporanea per le partite casalinghe europee.
Adeguamenti necessari per il Sinigaglia
La corsa verso la Champions League coinvolge sia il campo da gioco che la dirigenza. La squadra, guidata da Cesc Fabregas, si prepara per le prossime sfide per mantenere il quarto posto in classifica. Parallelamente, la società sta affrontando la questione stadio. Per poter ospitare partite di coppe europee, lo stadio Sinigaglia necessita di importanti interventi. La capienza attuale di 12.000 spettatori è sufficiente per le normative UEFA (che richiedono 8.000 posti).
Tuttavia, sono indispensabili migliorie significative. Si parla di accessi e deflusso del pubblico, aree di primo soccorso, e l'aggiunta di 100 posti nella Tribuna Autorità. Saranno necessari anche almeno 150 parcheggi dedicati. La sala stampa e le aree per giornalisti e fotografi dovranno essere ampliate. Anche gli spazi per le emittenti televisive richiedono un potenziamento. Un nuovo impianto di illuminazione è un altro requisito fondamentale.
I servizi igienici necessitano di un rinnovo completo. Le sedute dovranno essere adeguate, con posti a sedere fissi e solidi, eliminando soluzioni temporanee. La curva ovest, in particolare, necessita di un intervento strutturale prima dell'estate. Questi lavori sono essenziali per ottenere la licenza UEFA necessaria per partecipare alle competizioni europee.
Burocrazia e tempi stretti: l'ostacolo principale
La famiglia Hartono, proprietaria del club, dimostra una solida capacità finanziaria. Nonostante la recente scomparsa di Michael Hartono, uno dei fratelli azionisti di maggioranza, il progetto per adeguare lo stadio procede. Si stima che il piano complessivo possa costare tra i 60 e i 70 milioni di euro. Il vero ostacolo, tuttavia, non è economico ma burocratico. Ottenere permessi e rispettare i tempi tecnici in Italia per interventi di questa portata si rivela una sfida ardua.
La situazione attuale impone una corsa contro il tempo. La complessità delle procedure italiane per la costruzione o l'adeguamento di impianti sportivi rallenta inevitabilmente i processi. Se da un lato il Como dimostra ambizione e la società ha le risorse per investire, dall'altro le procedure amministrative richiedono una forte accelerazione. La speranza è che la macchina burocratica possa essere snellita per permettere al club di essere pronto.
L'ipotesi Mapei Stadium di Reggio Emilia
Considerando i tempi stretti e le difficoltà burocratiche, la società sta valutando scenari alternativi. L'idea è di trovare una soluzione che permetta ai tifosi di seguire la squadra anche nelle trasferte europee. Dopo aver scartato opzioni come lo Juventus Stadium, e considerate impraticabili quelle di Monza o Bergamo, la soluzione più concreta appare il Mapei Stadium di Reggio Emilia. Questo impianto ospiterebbe le gare casalinghe del Como.
Un precedente simile è quello dell'Atalanta, che nel 2017, 2018 e 2019 utilizzò il Mapei Stadium per le sue partecipazioni all'Europa League. Questa opzione è considerata credibile e percorribile. L'élite del calcio europeo richiede infatti infrastrutture di alto livello, e il Sinigaglia, allo stato attuale, non sarebbe idoneo nemmeno per la Conference League. La distanza da Como è di circa 180 chilometri, un sacrificio ritenuto necessario per il sogno europeo.
La dirigenza ha già studiato la fattibilità di questo trasferimento. Il passo più difficile resta lo sblocco dei passaggi burocratici legati all'adeguamento dello stadio di casa. Pertanto, spostarsi temporaneamente a Reggio Emilia sembra la scelta più saggia per garantire la partecipazione del Como alle competizioni continentali. L'obiettivo Champions merita questo sforzo.