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Como: Gianfranco Miglio, il guru del federalismo radicale

19 marzo 2026, 21:16 4 min di lettura
Como: Gianfranco Miglio, il guru del federalismo radicale Immagine da Wikimedia Commons Como
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Gianfranco Miglio, politologo comasco, fu l'ideologo del federalismo radicale e ispiratore della Lega Nord. La sua visione di una divisione dell'Italia in macroregioni portò a una stretta collaborazione con Umberto Bossi, culminata però in una rottura dopo le elezioni del 1994.

Il Federalismo Radicale di Miglio

Un modello alternativo allo Stato unitario centralizzato. Questa era la visione di Gianfranco Miglio. Il politologo comasco proponeva una riforma basata su autorità federali e macroregioni. Queste divisioni includevano il Nord (Padania), il Centro (Etruria) e il Sud (Mediterranea). Si aggiungevano poi le cinque regioni a statuto speciale.

Tra il 1990 e il 1994, Miglio fu considerato l'ideologo della Lega Lombarda. Questa formazione politica era stata fondata da Umberto Bossi nel 1984. La scomparsa di Bossi, avvenuta il 19 marzo, ha riportato alla luce la figura e l'ideologia di Miglio. La sua proposta mirava a una profonda riorganizzazione territoriale del Paese.

Il federalismo integrale, secondo Miglio, prevedeva un Senato federale. Questo avrebbe sostituito le attuali due Camere. Un governo centrale snello era un altro punto chiave. Le sue competenze sarebbero state limitate alla politica estera, alla difesa e alle grandi infrastrutture. Questa visione radicale contrastava con le successive scelte politiche.

La Passione per l'Insegnamento e la Scienza Politica

Gianfranco Miglio nacque a Como nel 1918. La sua formazione accademica fu solida. Si laureò in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1939. Successivamente, dedicò la sua vita all'insegnamento e alla ricerca. I suoi studi si concentrarono sull'ambito giuridico e politologico.

Si distinse come storico delle istituzioni. Fu anche un profondo studioso di filosofia politica. Dal 1959 al 1988, ricoprì il ruolo di professore ordinario. Insegnò Dottrina dello Stato e Scienza della politica sempre alla Cattolica di Milano. Qui fondò e diresse un importante Centro di studi e ricerche sulla politica.

Promosse un metodo di analisi comparata delle istituzioni. Questo approccio si basava sullo studio delle regolarità politiche. Si ispirò a grandi pensatori. Tra questi figurano Carl Schmitt, Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Thomas Hobbes e Max Weber. La sua eredità intellettuale è ancora oggi rilevante.

L'Ingresso in Politica e il Movimento Federalista

L'adesione alla Democrazia Cristiana risale al 1943. Un passo significativo avvenne il 27 aprile 1945. Nell'immediato dopoguerra, Miglio fu tra i fondatori a Como del movimento federalista “Il Cisalpino”. Questo gruppo sosteneva la suddivisione del territorio italiano. L'idea era una divisione su base cantonale, ispirata al modello svizzero.

La proposta prevedeva la creazione di tre grandi macroregioni: Nord, Centro e Sud. Questa ideologia fu riproposta a Umberto Bossi nel 1990. Fu in quel periodo che Miglio decise di riavvicinarsi concretamente alla politica. L'incontro con il leader della Lega Lombarda segnò una svolta.

Il federalismo integrale, nella sua concezione, prevedeva un governo direttoriale. Questo sarebbe stato composto dai governatori delle tre macroregioni. A loro si sarebbero aggiunti un rappresentante delle cinque regioni a statuto speciale e il presidente federale. Quest'ultimo sarebbe stato eletto direttamente dai cittadini.

Il Decalogo di Assago e la Rottura con Bossi

I punti salienti del progetto di Miglio furono esposti nel famoso decalogo di Assago nel 1993. Tuttavia, la Lega Nord sposò queste idee solo in modo parziale. Umberto Bossi preferì perseguire una politica di contrattazione con lo Stato centrale. L'obiettivo era rafforzare le autonomie regionali esistenti.

Miglio non condivise questa linea politica. Dopo le elezioni politiche del 1994, fu rieletto al Senato. Si espresse apertamente in disaccordo con l'alleanza con Forza Italia. Non approvò nemmeno l'ingresso nel primo governo Berlusconi. La divergenza di vedute divenne insanabile.

Bossi reagì duramente alle critiche di Miglio. Lo accusò di essere rimasto irritato per non essere diventato ministro. Sottolineò che Miglio era arrivato alla Lega nel 1990, quando il movimento aveva già ottenuto un buon numero di consiglieri regionali. La tensione tra i due crebbe rapidamente.

Le Parole al Veleno e la Vita Dopo la Lega

Il 16 maggio 1994, Miglio lasciò la Lega Nord. Le sue parole furono taglienti e critiche. Esprimendo la speranza di non rivedere più Bossi, affermò che il federalismo era stato usato strumentalmente dal leader leghista. Lo scopo era la conquista e il mantenimento del potere. Miglio criticò anche l'accordo con Berlusconi per ottenere cinque ministeri.

Dichiarò che sarebbe tornato solo quando Bossi non fosse più stato segretario del partito. Dopo questa rottura, Miglio continuò la sua carriera politica. Nel 1996 fu eletto nuovamente al Senato. Rappresentò il collegio di Como per il Polo per le Libertà. Si iscrisse al gruppo misto.

Successivamente, fondò il Fronte federalista. Si impegnò attivamente in iniziative autonomiste lombarde. Tra queste vi fu la Lista per la Lombardia. Gianfranco Miglio morì a Como il 10 agosto 2001, all'età di 83 anni. La sua eredità intellettuale sul federalismo radicale continua a far discutere.

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