Le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise di Como rivelano la tragica percezione di Cristina Mazzotti come un oggetto, non una persona, durante il suo sequestro. La vittima fu considerata un bene da usare per profitto, fino alla sua morte.
La vittima considerata un bene da usare
Cristina Mazzotti non fu mai vista come una persona da salvare. I giudici della Corte d'Assise di Como hanno evidenziato questo aspetto nelle motivazioni della sentenza.
La giovane è stata considerata un bene disponibile. Poteva essere usato e consumato per ottenere un profitto. Questa visione emerge chiaramente dalle parole dei giudici.
La sentenza aveva portato all'ergastolo Demetrio Latella e Giuseppe Calabrò. I due sono accusati di aver eseguito materialmente il rapimento.
Il contesto storico del sequestro
Il rapimento di Cristina Mazzotti avvenne in un periodo storico preciso. Era la stagione dei sequestri di persona.
Questi crimini erano uno strumento di accumulazione per la 'ndrangheta. Il fenomeno era diffuso nel Nord Italia a partire dalla metà degli anni Settanta.
Il sequestro si inserisce in questo quadro criminale. La vittima aveva solo 18 anni al momento del rapimento.
La logica criminale dietro il sequestro
L'azione di chi rapì Cristina Mazzotti non fu solo un rischio astratto. Fu l'inizio di una sequenza criminale.
La logica interna comprendeva la disponibilità a sopprimere la vittima. Questo per non compromettere l'esito dell'operazione.
La giovane fu prelevata fuori dalla sua casa a Eupilio (Como). Era la sera del 30 giugno 1975. Aveva trascorso la serata con amici per festeggiare il compleanno.
Le prove decisive per la condanna
La confessione di Demetrio Latella fu importante. Aveva ammesso di aver partecipato al sequestro.
Una sua impronta digitale fu trovata sulla Mini della vittima nel 2007. Questo permise la riapertura del caso.
Decisivo fu anche il riconoscimento da parte del fidanzato di Cristina. E dell'amica presente quella sera.
Entrambi riconobbero Giuseppe Calabrò. L'uomo li teneva sotto minaccia con una pistola. Era riconoscibile per il suo naso grosso.
Cristina Mazzotti fu ritrovata morta il 1° settembre 1975. Il suo corpo fu rinvenuto in una discarica a Galliate (Novara).
Questa notizia riguarda anche: