Studenti e chef teramani si sono riuniti per celebrare le Virtù, piatto simbolo della tradizione locale, esplorando nuove interpretazioni e valorizzando l'umiltà in cucina.
L'umiltà come ingrediente principale
L'umiltà è emersa come filo conduttore dell'evento. Questo valore ha unito chi prepara le Virtù da sempre e chi lo ha fatto per la prima volta. L'appuntamento si è tenuto ieri al Di Poppa - Rozzi di Teramo. L'evento si intitolava «Virtù a confronto. Identità di un piatto, le virtù teramane a confronto». L'obiettivo era valorizzare uno dei simboli più autentici della gastronomia locale. La preparazione delle Virtù richiede un approccio umile.
La giornata è iniziata con un incontro in aula magna. Il tema trattato era il bere consapevole. A tenere l'incontro è stato il Prefetto di Teramo, Fabrizio Stelo. Ha sottolineato l'importanza della responsabilità alla guida. Ha ricordato le gravi conseguenze e le sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza. Successivamente, Stelo ha condiviso la sua esperienza come sommelier della birra. Ha tenuto una vera e propria lectio magistralis sulla cultura della birra. Ha ripercorso la storia dalle origini fino alla diffusione globale. Ha approfondito le tecniche di degustazione e gli abbinamenti gastronomici.
Giovani chef e abbinamenti innovativi
Nella sala ristorante dell'istituto, gli studenti sono stati i protagonisti. Hanno preparato il celebre piatto delle Virtù. Hanno lavorato sotto la guida dei docenti di cucina. Hanno partecipato anche chef del territorio. Sono stati proposti sette abbinamenti enologici e birrari. Le Virtù di pesce sono state abbinate al “Ristorante Granseola”. La cantina Cerulli Spinozzi ha curato l'abbinamento. Un'altra proposta di pesce è arrivata da “Cipria di Mare”. La cantina Vinum Hadrianum ha accompagnato questo piatto. La tradizione è stata esplorata dal “Ristorante Ebrius”. La cantina Ausonia ha collaborato. Lo “Zenobi” ha proposto il suo piatto con la cantina Strappelli. Il “Ristorante Porta Romana” ha abbinato i cocktail preparati dagli studenti. Il “Ristorante Tre Archi” ha collaborato con il birrificio “La casa di cura”. Lo storico “Ristorante Rosita Di Antonio” ha presentato il suo piatto con la cantina Faraone.
L'evento è stato un'immersione nella sperimentazione. Il giornalista Giancarlo Pierannunzi ha guidato i partecipanti. Ha unito tradizione e creatività. Ha rispettato il valore etico del piatto delle Virtù. La signora Irma del ristorante I Tre Archi ha sottolineato questo aspetto. Ha affermato: «Ha un valore etico perché è contro lo spreco». Ha spiegato che gli ingredienti sono combinati con cura. Ogni elemento rimane distinguibile. Nessuno prevarica sugli altri.
La filosofia delle Virtù
Le Virtù rappresentano una vera e propria filosofia. Ognuno può interpretarle a modo suo. Le Virtù di pesce offerte dai ristoranti Granseola e Cipria di Mare sono state definite divine. La versione del primo era più classica. Quella del secondo più audace. Piero Cordoni ha ricordato il padre Pasquale, scomparso nel 2024. Hanno preparato insieme le virtù di pesce per vent'anni. Alessandro De Remigis ha citato lo chef Uliassi. Ha affermato: «Le Virtù di pesce possono suscitare dubbi ma io cerco di tenere viva la fiamma e non di conservare un'urna di cenere». Ha aggiunto: «Se dovesse finire il maiale cucineremo il pesce».
Il giornalista enogastronomico Antonio Paolini ha raccontato un aneddoto. Ha chiesto al proprietario di Oishi di preparare le Virtù per la morte di un imperatore. Ha concluso: «Le Virtù sono un modo di pensare». La cantina Vinum Hadrianum, che ha accompagnato “Cipria di Mare”, ha una particolarità. Il vino è affinato in anfore in terracotta. Questo crea un legame con Castelli. La scuola di ceramica prepara anfore personalizzate. Sono dipinte a mano. L'obiettivo è esaltare le eccellenze locali.
Lo chef di Ebrius, di origine piemontese, ha preparato il suo piatto tradizionale per la prima volta. Ha ammesso: «È un'emozione lo ammetto, ma non dovete preoccuparvi, sono 45 anni che abito in Abruzzo!». I proprietari della cantina Ausonia, i Mantovani, hanno acquistato la loro tenuta nei calanchi di Atri.
La tradizione è proseguita con il ristorante Zenobi. Si trova a Colonnella, nel cuore della Val Vibrata. Custodisce i sapori d'Abruzzo da generazioni. La chef Patrizia ha detto: «Devo dire che mi chiedono le Virtù anche a Natale». Il dottor Claudio D’archivio ha ricordato l'idea di festa legata alle Virtù. Mangiare le Virtù rappresenta uno stato dell'anima. Ci sono amici, vicini, familiari dietro quella pentola che bolle. Ognuno porta il suo recipiente per condividere la convivialità. Questo è ciò che gli studenti del Di Poppa hanno raccontato ieri con gli chef del territorio.
Nel cuore di Teramo, le Virtù di Marcello Schillaci, simbolo di tradizione, sono state abbinate a un cocktail al pomodoro. Questo rappresenta creatività e freschezza. È un esempio di rivisitazione nell'abbinamento delle Virtù. Non si trascurano le materie prime e il legame con la terra. Le Virtù si interpretano, ma il segreto, ha detto la signora Irma, «non è mai come le fai, ma come riescono». La sua proposta, del ristorante I Tre Archi, insieme al nipote, ha aperto la strada a una nuova visione del piatto. Generazioni passate sentivano gli ingredienti e sapevano dialogare con loro. La signora Irma consiglia di preparare le Virtù verso il 6 o 7 di maggio. In quel periodo le erbe acquisiscono il giusto sapore. Allo stesso tempo, si guarda alla sperimentazione. L'abbinamento con la birra ha offerto un'esperienza notevole.