Le case di comunità previste dal PNRR in provincia di Verona subiranno un ritardo nell'attivazione dei servizi. La scadenza originaria di marzo è stata posticipata a giugno, con possibili ulteriori slittamenti dovuti ai collaudi. La Cgil Veneto solleva preoccupazioni riguardo ai ritardi nei cantieri e alla carenza di personale.
Ritardi nell'attivazione delle case di comunità
L'apertura delle nuove case di comunità, strutture sanitarie territoriali finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), subirà un ritardo. Inizialmente previste per il mese di marzo, le scadenze per l'attivazione dei servizi sono state posticipate a giugno. Questo slittamento riguarda diverse strutture nella provincia di Verona.
Il PNRR ha stanziato circa 40 milioni di euro per 19 strutture sanitarie. Queste includono 16 case di comunità, ospedali di comunità e altri presidi sul territorio veronese. Tuttavia, la semplice ultimazione dei lavori edilizi non garantisce l'operatività immediata.
Alcune strutture, come quelle di Bovolone (finanziate al di fuori del PNRR), Cerea, Tregnago, Montecchia di Crosara, Colognola ai Colli e Cologna Veneta, sono state completate entro la fine del 2025. Nonostante ciò, l'attivazione dei servizi in queste sedi non è ancora completa. A Montecchia, a gennaio erano presenti solo due medici di base. A Tregnago, si attendono ancora interventi legati al condizionamento e alla sicurezza sismica.
Per altre case di comunità, situate a Bussolengo, Isola della Scala, Villafranca, Valeggio, Zevio, Nogara, Legnago, San Bonifacio, San Giovanni Lupatoto e Nogara, l'Ulss 9 aveva fissato la scadenza al 31 marzo. Questa data non sarà rispettata, con un rinvio confermato almeno per Bussolengo, Isola della Scala, Legnago e San Giovanni Lupatoto.
Ulteriori ritardi e collaudi
La situazione è complessa anche per Villafranca, dove si parla di inaugurazione da gennaio ma il cantiere non è ancora terminato. L'Ulss 9 ha tempo fino a giugno per attivare le case di comunità secondo le direttive del PNRR. Questo termine potrebbe essere ulteriormente esteso per consentire i collaudi.
I collaudi stessi potrebbero causare ulteriori ritardi, spostando la data di effettiva operatività fino a dicembre in alcuni casi. La costruzione degli edifici è solo il primo passo; la vera sfida consiste nell'allestire i servizi e renderli fruibili ai cittadini.
Le case di comunità sono pensate per rafforzare l'assistenza territoriale. Dovrebbero alleggerire il carico sui pronto soccorso ospedalieri. Offriranno medici di base e pediatri disponibili 24 ore su 24. Saranno presenti ambulatori infermieristici per la gestione delle cronicità e delle necessità occasionali.
Inoltre, sono previsti ambulatori specialistici, servizi diagnostici (analisi, ecografie, elettrocardiogrammi) e la presenza di assistenti sociali. Le strutture fungeranno da punto di accesso per la presa in carico dei pazienti e ospiteranno i servizi di cure domiciliari, palliative e del dolore. Saranno integrate con ospedali e Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).
Preoccupazioni della Cgil Veneto
La Cgil Veneto e lo Spi Cgil hanno espresso forte preoccupazione per i ritardi nell'attivazione dei servizi. Il sindacato segnala problemi nell'esecuzione dei lavori e nei collaudi. Attualmente, solo 3 delle 99 case di comunità previste in Veneto sono pienamente operative.
Ben 60 strutture registrano ritardi nei lavori. Molte altre, pur essendo pronte sulla carta, mancano ancora del personale necessario. La Cgil ricorda che a luglio scorso mancavano in Veneto circa 3.500 infermieri e 2.000 operatori socio-sanitari (OSS). Servono anche medici e assistenti sociali.
Per quanto riguarda le 16 case di comunità veronesi, il sindacato rileva ritardi nell'esecuzione dei lavori per otto strutture e ritardi nei collaudi per altrettante. La carenza di personale qualificato rappresenta un ostacolo significativo all'effettiva operatività.
La risposta dell'Ulss 9
L'Azienda Ulss 9 ha replicato alle preoccupazioni, affermando di non aver riscontrato particolari problemi strutturali o organizzativi. L'Ulss 9 assicura che tutte le case di comunità saranno completate e attive entro il 30 giugno, rispettando il termine normativo del PNRR.
L'azienda sanitaria sta lavorando per implementare tutti i servizi obbligatori previsti. In alcune strutture, si cercherà di attivare anche servizi facoltativi, ampliando l'offerta assistenziale ai cittadini. La priorità rimane il rispetto delle scadenze imposte dal piano di ripresa nazionale.