Il tribunale di Torino ha avviato il processo nei confronti di Michele Nicastri, accusato dell'omicidio di Marco Veronese avvenuto a Collegno nel 2025. L'imputato, che ha confessato, è assistito dalla difesa che ha richiesto una perizia psichiatrica.
Inizia il dibattimento per l'omicidio di Collegno
Si è aperto oggi, 2 novembre 2026, presso la corte d'assise di Torino, il processo a carico di Michele Nicastri. L'uomo, cinquantenne, è imputato per l'omicidio di Marco Veronese. Quest'ultimo fu ucciso a coltellate il 23 ottobre 2025 a Collegno, comune situato nell'area metropolitana torinese.
L'imputato, che ha confessato il delitto, ha presenziato alla prima udienza. Nicastri, descritto come un ingegnere con la passione per il triathlon, deve rispondere di omicidio premeditato. L'aggravante contestata riguarda i futili motivi che avrebbero scatenato l'aggressione.
Il procedimento giudiziario si sta svolgendo con il rito ordinario. La corte ha preso atto della richiesta avanzata dalla difesa di sottoporre Nicastri a una perizia psichiatrica. Tale accertamento mira a valutare le sue condizioni mentali al momento del fatto.
Ottanta testimoni e la richiesta di perizia psichiatrica
Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Chiara Gatto e Luca Calabrò, ha posto l'accento sulla necessità di una valutazione psicologica approfondita per il proprio assistito. La corte si è riservata di deliberare in merito a questa istanza, la cui accoglienza potrebbe influenzare significativamente l'andamento del processo.
Durante il dibattimento sono attesi circa ottanta testimoni. La loro deposizione sarà fondamentale per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi che hanno portato alla morte di Marco Veronese. Le testimonianze serviranno a chiarire i contorni della vicenda e a fornire elementi utili alla corte per emettere una sentenza.
Michele Nicastri era presente in aula, seduto accanto ai suoi legali. La sua partecipazione all'udienza sottolinea la gravità del procedimento in corso. La presenza dell'imputato è una prassi nei processi di questo tipo, garantendo il diritto alla difesa e la trasparenza del giudizio.
La vittima e i familiari presenti in aula
All'udienza hanno preso parte anche i familiari della vittima, Marco Veronese. Essi si sono costituiti parti civili, rappresentati dagli avvocati Ruben Segre e Federico Morbidelli. La loro presenza testimonia il profondo dolore e la ricerca di giustizia per la perdita subita.
La costituzione di parte civile permette ai familiari di chiedere il risarcimento dei danni subiti a causa dell'omicidio. La loro partecipazione attiva al processo evidenzia l'importanza di questo momento per la loro famiglia, segnata da una tragedia.
L'accusa è sostenuta dal pubblico ministero Mario Bendoni. Sarà suo compito presentare le prove a carico di Michele Nicastri e sostenere la tesi dell'omicidio premeditato aggravato.
La ricostruzione dei fatti e la fuga
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la sera del 23 ottobre 2025, Michele Nicastri avrebbe atteso Marco Veronese in via Sabotino a Collegno. L'aggressione sarebbe avvenuta alle spalle, mentre la vittima stava rientrando nella propria abitazione. Veronese fu colpito da numerose coltellate.
Dopo aver commesso l'omicidio, Nicastri si sarebbe dato alla fuga, cercando di eludere le forze dell'ordine. La sua latitanza è durata dodici giorni. È stato infine arrestato dalla polizia, che ha condotto le indagini per individuarlo e catturarlo.
L'arma del delitto, un coltello, non è mai stata rinvenuta. Questo dettaglio rappresenta una delle difficoltà nell'acquisizione di prove definitive, ma non ha impedito l'avvio del processo.
Risarcimento e arresti domiciliari negati
Attualmente detenuto in carcere, Michele Nicastri ha provveduto a risarcire i figli della vittima. L'ammontare del risarcimento si aggira intorno ai 500mila euro. Questo gesto, sebbene non cancelli il reato, potrebbe essere considerato dalla corte in fase di determinazione della pena.
Nelle settimane precedenti all'inizio del processo, Nicastri aveva inoltrato una richiesta per ottenere gli arresti domiciliari. Tale istanza è stata però respinta dalle autorità competenti, confermando la sua permanenza in stato di custodia cautelare in carcere.
La vicenda si svolge in un contesto di cronaca nera che ha scosso la comunità di Collegno. L'omicidio di Marco Veronese ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e sulle dinamiche relazionali che possono sfociare in atti di violenza estrema. Il processo è atteso per fare piena luce sui fatti e stabilire le responsabilità.
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