Fiumicino: Anziana assolta, Inps non recupera 70mila euro
Un'anziana residente a Fiumicino è stata assolta dal Tribunale di Civitavecchia. L'Inps le aveva richiesto la restituzione di 70mila euro, ma l'accusa di simulazione di separazione è caduta.
Anziana di Fiumicino assolta: Inps non recupera 70mila euro
Il Tribunale di Civitavecchia ha emesso una sentenza di assoluzione con formula piena. L'anziana donna, residente a Fiumicino, era stata accusata di aver simulato una separazione dal marito. L'obiettivo presunto era ottenere indebitamente l'assegno sociale dall'Inps. La richiesta di restituzione ammontava a 70mila euro.
L'impianto accusatorio si è rivelato privo di fondamento. L'istruttoria ha messo in luce lacune investigative significative. Sono emerse presunzioni senza alcun riscontro oggettivo. Il collegio giudicante, presieduto dal dottor Francesco Filocamo, ha respinto la richiesta della Procura. Quest'ultima aveva domandato una condanna a sei mesi di reclusione.
La sentenza ha disposto l'immediata restituzione di tutti i beni precedentemente sequestrati. Tra questi figuravano conti correnti e l'abitazione della donna a Fiumicino. Il verdetto segna una vittoria per la linea difensiva. L'avvocato Gianfranco Carluccio ha guidato la strategia legale.
Difesa di Gianfranco Carluccio: prove concrete contro presunzioni
L'avvocato Gianfranco Carluccio ha condotto un'analisi meticolosa degli atti processuali. Ha saputo evidenziare le profonde incongruenze dell'indagine. Questa era partita da controlli di routine dell'Inps. L'indagine si basava su semplici presunzioni, non su prove concrete. L'attività investigativa è stata definita parziale.
Al termine dell'udienza, l'avvocato Carluccio ha espresso grande soddisfazione. «Siamo riusciti a dimostrare l'assoluta inconsistenza di un impianto accusatorio basato su semplici presunzioni», ha dichiarato. Ha aggiunto che l'indagine era frutto di un'attività investigativa parziale. La sentenza restituisce serenità e dignità alla donna. È stato riconosciuto il suo diritto a un'esistenza separata e al relativo sostegno assistenziale.
Durante il dibattimento, il legale ha incalzato gli operatori di Polizia Giudiziaria. Ha fatto emergere la fragilità degli accertamenti effettuati sul campo. Le testimonianze hanno rivelato che l'attività di osservazione si era limitata a un unico episodio. Non era mai stata verificata l'effettiva coabitazione dei coniugi.
Sotto le domande del difensore, i testimoni dell'accusa hanno dovuto ammettere la mancanza di controlli. Non avevano verificato gli spazi privati. Non avevano controllato la presenza di effetti personali dell'uomo nella casa della moglie. Hanno confermato di aver agito sulla base di una semplice congettura, senza prove tangibili.
Separazione omologata e autonomia economica: i punti chiave
La strategia difensiva di Gianfranco Carluccio ha valorizzato elementi concreti. Questi erano stati trascurati dalla Procura e dall'Inps. La separazione tra i coniugi era stata regolarmente omologata dal Tribunale nel 2012. Successivamente, era stato stipulato un atto notarile per la divisione dei diritti immobiliari. Questo dimostrava la volontà di separazione.
Il legale ha prodotto prove del pagamento separato delle utenze domestiche. Luce, gas e acqua erano pagati autonomamente. Questo certificava l'indipendenza dei due nuclei familiari. L'analisi dell'immobile dell'ex marito ha ulteriormente rafforzato la tesi difensiva. Si trattava di una palazzina con unità abitative distinte e indipendenti.
Gli ingressi erano separati, coerentemente con lo stato di separazione dichiarato. Questo aspetto è stato cruciale per dimostrare la non coabitazione. La struttura dell'abitazione stessa supportava la versione dell'imputata. La separazione non era una finzione, ma una realtà consolidata.
Verifiche fiscali e sentenza finale: giustizia è fatta
Un altro punto decisivo toccato dall'avvocato Gianfranco Carluccio ha riguardato le verifiche fiscali. Il legale ha dimostrato che i dati estratti dall'Anagrafe Tributaria erano stati analizzati solo parzialmente dagli inquirenti. Le dichiarazioni dei redditi erano state gestite regolarmente. Questo avveniva tramite un centro di assistenza fiscale. Non vi era alcuna ipotesi di frode orchestrata dalla coppia.
Dopo un'ora di camera di consiglio, i magistrati hanno accolto in toto le tesi dell'avvocato Gianfranco Carluccio. La sentenza ha sancito la revoca del sequestro dei beni. È stata pronunciata la piena assoluzione dell'anziana donna. Viene restituita dignità a una cittadina. Si era vista privare dei propri risparmi e della serenità.
Questo è accaduto a causa di un teorema investigativo rivelatosi fallace. La sentenza chiude definitivamente la vicenda. Sancisce la piena legittimità dell'assistenza economica percepita dalla donna. L'Inps non potrà recuperare i 70mila euro richiesti. La giustizia ha prevalso sulla presunzione.
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