L'Italia dispone di quattro centrali a carbone, ma solo due rimangono operative in Sardegna. La dismissione è stata posticipata al 2038, con le centrali sarde considerate essenziali per la rete elettrica isolana.
Centrali a carbone: situazione attuale in Italia
Attualmente, l'Italia conta quattro impianti alimentati a carbone. Due di questi sono stati messi fuori servizio ma non ancora rimossi. Gli altri due continuano a operare esclusivamente in Sardegna. La potenza totale di questi impianti ammonta a circa 4,7 Gigawatt. Una recente normativa energetica ha modificato i piani di uscita dal carbone.
La nuova legge, pensata per prevenire future crisi energetiche, ha esteso il termine per l'abbandono del carbone. La chiusura definitiva delle centrali, inizialmente prevista per il 2025, è stata posticipata al 2038. Questa decisione riguarda la maggior parte degli impianti, con un'eccezione per quelli situati in Sardegna. La pianificazione originaria era definita nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec).
Pertanto, gli impianti rimangono in uno stato di attività o di attesa. La loro presenza è legata alla sicurezza energetica nazionale. La proroga è stata formalizzata tramite un emendamento al Decreto legge Bollette. Questo passaggio legislativo ha stabilito il nuovo cronoprogramma per la transizione energetica.
Impianti fuori servizio e potenziali riattivazioni
I quattro siti identificati sono localizzati a Civitavecchia, Brindisi Sud, Fiume Santo e Portovesme. La centrale di Civitavecchia, denominata "Torrevaldaliga Nord" e gestita da Enel, è ferma dal 31 dicembre 2025. La sua capacità installata è di 1,8 Gigawatt. Anche l'impianto di Brindisi "Federico II", anch'esso di proprietà Enel, ha cessato le operazioni nella stessa data. La sua potenza è analoga, pari a 1,8 Gigawatt.
Questi due impianti, pur essendo spenti, conservano la capacità di essere riattivati. La ripresa delle operazioni richiederebbe specifici passaggi tecnici. Saranno necessarie anche procedure autorizzative e regolatorie. L'emendamento che ha prorogato la data di uscita dal carbone è stato il primo passo formale. Ha aperto la strada alla possibilità di un loro ritorno in funzione in caso di necessità.
Le centrali sarde indispensabili per la rete
Le altre due centrali a carbone si trovano in Sardegna. Sono considerate fondamentali per garantire la stabilità del sistema elettrico dell'isola. L'impianto termoelettrico di Portovesme, situato nel Sulcis Iglesiente, è denominato "Grazia Deledda". È gestito da Enel ed è attualmente operativo. La sua potenza è di 0,5 Gigawatt. L'altro impianto è quello di Fiume Santo.
Quest'ultimo si estende tra i comuni di Sassari e Porto Torres. È gestito da EP Produzione ed è anch'esso in servizio. La sua potenza è di circa 0,6 Gigawatt. La loro operatività continua è cruciale per soddisfare la domanda energetica della Sardegna. La loro dismissione è stata esclusa dalla proroga generale.
Impatto ambientale e emissioni di CO2
Il think tank italiano per il clima, Ecco, ha sottolineato l'importanza del phase-out del carbone. La cessazione dell'uso del carbone nel sistema termoelettrico italiano rappresenta una misura chiave. Permette una significativa riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2). Questo dato è particolarmente rilevante se confrontato con altri settori.
Ecco evidenzia un aumento delle emissioni nel settore dei trasporti. Si registra inoltre una stabilità delle emissioni nel settore domestico. Queste ultime hanno visto solo recentemente una diminuzione. Tale calo è attribuito alla reazione dei consumatori ai costi energetici elevati e a inverni meno rigidi. La transizione energetica rimane una sfida complessa.
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