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Nara, soprannome di Gianna Bianconi, celebra 50 anni di attività come cercatrice di tartufi in Umbria. La sua passione, tramandata in famiglia, la vede ancora attiva nonostante le difficoltà, con un legame profondo con la terra e i suoi cani.

Una vita dedicata alla ricerca del tartufo

Gianna Bianconi, conosciuta da tutti come Nara, festeggia un traguardo eccezionale: mezzo secolo dedicato alla ricerca dei tartufi. Nata a Gubbio e residente a Pietralunga, questa donna di 65 anni ha trascorso cinquant'anni nei boschi dell'alta Umbria, sempre accompagnata dal suo inseparabile cane e da un vanghino.

La sua carriera è iniziata 50 anni fa, poco dopo il matrimonio. La passione le è stata tramandata dal bisnonno del marito, un esperto tartufaio. Nara ha sempre sentito parlare di tartufi in famiglia, crescendo tra aneddoti e leggende sui cavatori. Questa tradizione, che lei definisce una vera dinastia, sembra destinata a proseguire.

Ricordi e successi nella ricerca

Nara vanta numerose soddisfazioni, tra cui il ritrovamento di esemplari di notevoli dimensioni. Ricorda con particolare emozione un episodio negli anni '90, nei boschi di Apecchio. In una singola buca, riuscì a scovare un tartufo gigante del peso di quasi due chilogrammi. Ha trovato anche molti altri esemplari belli e grossi nel corso degli anni.

Dopo il Covid, Nara ha dovuto rallentare la sua attività a causa di problemi di salute. Nonostante ciò, la sua grande passione la spinge a non arrendersi. Oggi, con l'aiuto del marito o dei figli, continua a cercare tartufi nei terreni vicini a casa.

Il tartufo in Altotevere: un patrimonio culturale

Pietralunga e l'area dell'Altotevere sono zone rinomate per la produzione di tartufi. Qui, tra ottobre e dicembre, si stima nasca un tartufo su tre in Italia. L'attività di ricerca, che coinvolge oltre 1.500 tartufai (uomini e donne di ogni età), è stata riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Città di Castello è seconda solo a Forlì per numero di tartufai attivi. L'area vanta oltre tremila cani impiegati nella ricerca, simbolo vivente di questa antica tradizione. L'Agenzia Forestale dell'Umbria (Afor) rilascia i tesserini per la raccolta, e si nota un aumento costante della presenza femminile tra i tartufai.

Un ritrovamento memorabile

Nara racconta un episodio particolarmente vivido della sua carriera. Era una mattina con i bambini piccoli e suo marito le aveva sconsigliato di uscire a causa della pioggia. Mentre si trovava sulla strada comunale che attraversa Pietralunga, a meno di un chilometro da casa, il cane scomparve improvvisamente. Sentiva l'odore del tartufo ma non riusciva a individuarlo.

Arrampicatasi in un punto dove percepiva l'odore, vide il cane che l'aspettava. Scavando a circa 50 centimetri di profondità, trovò un mucchio di foglie secche sotto cui giaceva un tartufo da 750 grammi. Nara descrive quel momento come «una cosa meravigliosa».

L'eredità della passione

Nara desidera trasmettere la sua passione per questa pratica secolare alla figlia Elisa, che ora l'accompagna nelle sue uscite, offrendole il supporto necessario. Anche i nipoti mostrano un grande interesse per la ricerca dei tartufi, promettendo di raccogliere il testimone.

La storia di Nara, la sua famiglia e la tradizione del tartufo rappresentano un valore inestimabile per il territorio. L'amore e la passione per i cani, elementi fondamentali in questa attività, sono parte integrante di questa eredità culturale. L'assessore al Turismo e Commercio, Letizia Guerri, il presidente dell'Ente Fiera Nazionale Bianco Pregiato, Lazzaro Bogliari, e il presidente dell'Associazione Tartufai Alto Tevere, Andrea Canuti, riconoscono l'importanza di queste storie per la promozione del territorio.

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