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Due persone sono state arrestate a Chivasso nell'ambito di un'indagine su un tentato omicidio. L'aggressione, avvenuta a giugno, è stata condotta con metodi mafiosi.

Due misure cautelari per agguato a Chivasso

La polizia ha eseguito due provvedimenti restrittivi. L'operazione riguarda un grave episodio di violenza avvenuto lo scorso 30 giugno. Un uomo, Francesco Ilacqua, rimase ferito da diversi colpi di arma da fuoco. L'attacco si verificò nel centro di Chivasso, in provincia di Torino.

I due individui coinvolti sono accusati di concorso in tentato omicidio. L'accusa include anche il porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico. Fondamentale è l'aggravante del metodo mafioso contestata agli indagati. Le indagini hanno permesso di ricostruire la dinamica dell'evento.

Movente familiare e 'ndrangheta

Secondo le prime ricostruzioni, l'agguato sarebbe scaturito da dispute di natura familiare. Il contesto in cui si inserisce l'episodio è quello della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetista. Francesco Ilacqua subì ferite serie alla coscia e all'avambraccio sinistro. I colpi di pistola lo raggiunsero in quelle zone del corpo.

Le misure cautelari sono state eseguite il 10 ottobre. A condurre le operazioni è stata la squadra mobile di Torino. L'esecuzione è avvenuta in seguito a un'ordinanza del giudice per le indagini preliminari. La richiesta era partita dalla Direzione distrettuale antimafia. L'ufficio è coordinato dal procuratore Giovanni Bombardieri.

Indagini e ritrovamento arma

Le indagini iniziali erano state avviate dai carabinieri di Chivasso. Il coordinamento era affidato alla Procura di Ivrea, guidata da Gabriella Viglione. Successivamente, le indagini sono proseguite con la Squadra mobile. Il coordinamento è passato alla Dda torinese. Durante l'esecuzione degli arresti domiciliari, gli agenti hanno fatto una scoperta importante.

Nell'abitazione di uno degli indagati è stata trovata una pistola. L'arma era una calibro 6,35, carica e pronta all'uso. L'uomo è stato arrestato anche in flagranza di reato. L'accusa è di detenzione illegale di arma da fuoco. Questo ritrovamento ha rafforzato le conclusioni degli investigatori.

Propositi di ritorsione e accelerazione indagini

Gli investigatori avevano captato conversazioni tra i due indagati. Durante i controlli, sono emersi propositi di ritorsione. Questi piani sembravano legati ad altre questioni personali degli indagati. Tale circostanza ha giocato un ruolo cruciale. Ha contribuito ad accelerare l'esecuzione delle misure cautelari. La prontezza nell'agire è stata fondamentale per prevenire ulteriori azioni violente.

Per uno degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Per l'altro, invece, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Quest'ultimo dovrà indossare un braccialetto elettronico. La collaborazione tra diverse forze dell'ordine e procure ha permesso di chiudere il cerchio. L'operazione dimostra l'impegno contro la criminalità organizzata nel territorio.

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