La Corte d'Appello dell'Aquila ha stabilito un risarcimento milionario a favore dei familiari di un 74enne deceduto nel 2018. Tre strutture sanitarie sono state ritenute responsabili per negligenza medica post-operatoria.
Responsabilità sanitarie dopo intervento cardiaco
La Corte d'Appello dell'Aquila ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di tre entità sanitarie. Queste dovranno versare circa un milione di euro ai congiunti di un uomo di 74 anni. Il decesso avvenne nel 2018, a seguito di un intervento cardiochirurgico. La vicenda ha coinvolto strutture ad Ancona, la clinica privata Villa Serena e l'ospedale di Chieti.
I giudici hanno accolto il ricorso presentato dai familiari. Erano assistiti dall'avvocato Andrea Colletti di Pescara. La decisione ribalta completamente la sentenza di primo grado del Tribunale di Chieti. Quest'ultimo, nel 2023, aveva respinto la richiesta di risarcimento.
Errori nella gestione del paziente
La sentenza riconosce la responsabilità in solido dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, di Villa Serena e della Asl Lanciano-Vasto-Chieti. Le colpe sono state ripartite rispettivamente al 60%, 25% e 15%. L'intervento iniziale, nel 2018, riguardava la sostituzione della valvola aortica e dell'aorta ascendente.
Il paziente fu poi trasferito in una struttura riabilitativa privata. Questo avvenne nonostante la presenza di un ematoma. L'ematoma avrebbe richiesto maggiore cautela e un monitoraggio più attento. Le condizioni cliniche dell'uomo peggiorarono nei giorni successivi. Ciò portò a un trasferimento d'urgenza all'ospedale di Chieti.
Qui, il paziente fu sottoposto a un nuovo intervento chirurgico. Purtroppo, morì poche ore dopo. L'avvocato Colletti ha spiegato che i sanitari hanno tenuto condotte non adeguate. Le dimissioni dall'ospedale di Ancona furono ritenute inappropriate. La gestione della terapia anticoagulante presentava valori a rischio emorragico.
Criticità nella terapia e nell'ultimo intervento
Ulteriori criticità sono emerse durante il ricovero nella struttura privata. La terapia eparinica non fu sospesa, nonostante le condizioni del paziente lo richiedessero. Durante l'intervento d'urgenza a Chieti, si verificò un errore nel posizionamento del catetere venoso centrale. Questo causò un emotorace massivo, portando al decesso.
La Corte ha riconosciuto il nesso di causalità tra le azioni dei sanitari e il decesso. Il criterio del «più probabile che non» è stato applicato. Per l'ultimo intervento a Chieti, il nesso di causalità è considerato «oltremodo evidente».
Implicazioni e appello alla sanità pubblica
I giudici hanno disposto il risarcimento ai familiari, con importi differenziati. Sono state poste a carico delle strutture sanitarie anche le spese legali di tutti i gradi di giudizio. L'avvocato Andrea Colletti ha sottolineato come le decisioni gestionali incidano sulla sicurezza dei pazienti. Ha evidenziato come i limiti economici nelle strutture pubbliche possano portare a dimissioni affrettate.
Una maggiore attenzione e coordinamento tra le strutture avrebbero potuto evitare l'esito tragico. Il legale ha concluso affermando che il definanziamento della sanità pubblica può tradursi in un abbassamento dei livelli di tutela. Questo può portare a conseguenze drammatiche, come nel caso in esame.