Sintesi: Il Tribunale di Chieti ha stabilito che le patologie di un operatore ecologico sono di origine professionale, condannando l'Inail a un indennizzo. La sentenza riconosce il nesso tra le mansioni gravose e i problemi di salute del lavoratore.
Sentenza riconosce nesso tra lavoro e malattia
Chieti – Una importante sentenza è stata emessa dal Tribunale di Chieti. La decisione ha riconosciuto l'origine professionale delle patologie sofferte da un operatore ecologico. L'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) è stato condannato al pagamento di un indennizzo.
La decisione è arrivata in seguito al ricorso presentato dal lavoratore, assistito dall'Inca Cgil di Chieti. La sentenza, depositata il 21 settembre 2026, riguarda un dipendente della società San Giovanni Servizi. L'uomo svolgeva mansioni di autista nella raccolta dei rifiuti solidi urbani dal 2000.
Le patologie e il diniego dell'Inail
Il lavoratore aveva presentato domanda all'Inail nel luglio 2023. Lamentava ernie discali lombari e tendinopatia del muscolo sovraspinoso sinistro. L'Istituto aveva però respinto le richieste. Secondo l'Inail, non sussisteva un nesso causale tra le patologie e l'attività lavorativa svolta.
Una valutazione che il giudice del lavoro non ha condiviso. Le mansioni dell'operatore ecologico includevano la guida di automezzi e il sollevamento di carichi pesanti. Questo comportava una continua movimentazione manuale, con sollecitazioni significative per la colonna vertebrale e la spalla.
Consulenza tecnica e testimonianze confermano la tesi
Il percorso giudiziario ha visto l'espletamento di una consulenza tecnica d'ufficio. Sono state inoltre audite diverse testimonianze. I colleghi del ricorrente, che lavorano al suo fianco da molti anni, hanno confermato la gravosità delle mansioni. Hanno descritto le continue sollecitazioni fisiche a cui sono sottoposti quotidianamente.
Il consulente medico incaricato dal tribunale ha accertato la natura professionale di entrambe le patologie. È stato evidenziato come lo svolgimento dell'attività lavorativa fosse il fattore preponderante. Eventuali concause legate alla fisiologica senescenza non sono risultate determinanti nel causare le infermità.
Danno biologico riconosciuto e indennizzo
Il danno biologico complessivo è stato quantificato nella misura del 14%. Questo valore tiene conto anche di una quota del 4% già riconosciuta in precedenza al lavoratore. Il giudice ha quindi dichiarato il diritto del lavoratore all'indennizzo in capitale. Tale indennizzo è previsto dall'articolo 13, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 38/2000.
La decorrenza dell'indennizzo è stata fissata dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa. Sono stati inoltre riconosciuti gli interessi legali maturati dal 121° giorno successivo alla domanda. La sentenza rappresenta un importante riconoscimento per il lavoratore e per la tutela dei diritti dei lavoratori.
L'Inca Cgil: «Principio di tutela ribadito»
Giuseppe Visco, direttore dell'Inca Cgil di Chieti, ha commentato la sentenza. «Questa decisione conferma un principio che come patronato ribadiamo ogni giorno», ha dichiarato Visco. «Chi svolge per decenni mansioni gravose, come la raccolta dei rifiuti, non può vedersi negare il riconoscimento di malattie che sono il frutto diretto di quell'attività».
Visco ha sottolineato l'impegno dell'Inca Cgil nel seguire il lavoratore. «Abbiamo accompagnato questo lavoratore fino al giudizio, perché troppo spesso il nesso causale viene escluso in sede amministrativa. Il lavoratore è costretto ad affrontare un tribunale per far valere un diritto che gli spetta».
«Il giudice ha dato il giusto peso alle testimonianze e agli accertamenti medico-legali», ha aggiunto il direttore. «Ha riconosciuto la reale fatica di un lavoro essenziale per le nostre comunità. L’Inca Cgil continuerà a tutelare i lavoratori e le lavoratrici nel percorso di riconoscimento delle malattie professionali, in sede amministrativa e, quando necessario, in sede giudiziaria».
La sentenza rafforza la posizione dei lavoratori che svolgono mansioni usuranti. Sottolinea l'importanza della corretta valutazione del nesso causale tra attività lavorativa e insorgenza di patologie. L'Inca Cgil si conferma un punto di riferimento fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori nel territorio.