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Un impianto di biogas a Chiari è stato sequestrato dalla Dda di Brescia. Si ipotizza lo smaltimento illecito di 144mila tonnellate di rifiuti liquidi in campi agricoli, con ingenti risparmi illeciti.

Sequestro impianto biogas per smaltimento illecito

Le autorità hanno posto sotto sequestro un impianto di produzione di biogas situato a Chiari. L'operazione è stata condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Brescia. Sono state sequestrate anche le relative strutture aziendali.

L'ipotesi investigativa centrale riguarda un presunto risparmio di oltre 800mila euro. Questo sarebbe stato ottenuto mantenendo inattivo un sistema cruciale. Il sistema in questione serviva a ridurre la concentrazione di azoto nei materiali prodotti dall'impianto.

Sversamenti illeciti in otto comuni

L'indagine ha preso in esame il periodo compreso tra il 2022 e il 2024. I Carabinieri Forestali, con il supporto di Arpa Lombardia, hanno coordinato le attività investigative. Si ipotizza la distribuzione di circa 144mila tonnellate di rifiuti liquidi sui terreni agricoli.

Questi sversamenti avrebbero interessato otto comuni. Le aree coinvolte si trovano nelle province di Bergamo e Brescia. Le analisi indicano concentrazioni di azoto fino a quattro volte superiori a quelle dichiarate ufficialmente.

I terreni interessati dagli sversamenti si trovano in diverse località. Nel Bresciano, le aree coinvolte sono Chiari, Coccaglio, Pontoglio, Cologne, Palazzolo sull'Oglio e Urago d'Oglio. In provincia di Bergamo, gli sversamenti sarebbero avvenuti a Palosco e Mornico al Serio.

Superamento dei limiti di azoto

Gli investigatori hanno contestato il superamento sistematico dei limiti normativi. Nelle aree vulnerabili ai nitrati, il limite è fissato in 170 chili di azoto per ettaro. Tale limite sarebbe stato ampiamente oltrepassato.

Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) del Tribunale di Brescia. La richiesta è giunta dalla Dda. L'esecuzione è stata affidata ai Carabinieri Forestali.

Attualmente, risultano indagate quattro persone. Le accuse mosse a vario titolo includono traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo. Anche la società coinvolta è sotto inchiesta per responsabilità amministrativa, secondo il decreto 231.

Vantaggio economico dall'illecito

Secondo le ricostruzioni dell'accusa, il mancato trattamento dei rifiuti avrebbe comportato una significativa riduzione dei costi. Questi costi erano legati alla gestione del cosiddetto digestato, un sottoprodotto della produzione di biogas. Tale risparmio avrebbe permesso di aumentare il vantaggio economico complessivo dell'attività.

Le indagini proseguono per chiarire l'intera portata dell'operazione illecita e identificare eventuali ulteriori responsabilità. La Dda mira a ripristinare la legalità ambientale e a sanzionare i responsabili di gravi reati ecologici.

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