Cronaca

Cesena: corteo transfemminista contro violenza e discriminazioni

15 marzo 2026, 22:56 3 min di lettura
Cesena: corteo transfemminista contro violenza e discriminazioni Immagine generata con AI Cesena
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Manifestazione transfemminista a Cesena

Ieri pomeriggio, Cesena è stata teatro della terza edizione di una manifestazione transfemminista. Circa duecento partecipanti hanno sfilato per le vie della città, uniti da tamburi, danze e interventi volti a dare voce alle soggettività oppresse e a contrastare le politiche governative.

L'evento ha visto la partecipazione di collettivi romagnoli, il gruppo locale Spazio Caracol e artisti-attivisti da Bologna. L'obiettivo era sensibilizzare su temi cruciali come la violenza di genere, le recenti proposte di legge (come il Ddl Valditara e il Ddl Bongiorno), il sistema capitalista e l'importanza dell'educazione sesso-affettiva nelle scuole.

Temi chiave del corteo

I cartelli branditi dai manifestanti recitavano messaggi chiari come «Il mio abito non è il mio consenso» e «No è No, non insistere», sottolineando l'urgenza di una cultura del consenso e dell'inclusione. I collettivi hanno espresso la necessità di portare in piazza le istanze di chi non ha voce nel dibattito politico, includendo un pensiero di solidarietà verso le donne iraniane, palestinesi e tutti i popoli oppressi da politiche imperialiste.

La sfilata è partita dalla stazione, animata da ritmi di tamburi e passi di danza, risalendo corso Cavour. La prima tappa, alla Barriera, ha posto l'accento sulla violenza di genere. Le partecipanti hanno denunciato la percezione di insicurezza in città e hanno criticato il blocco, avvenuto lo scorso 25 novembre in Senato da parte della Lega, all'approvazione di una legge sul consenso, ritenendola una scelta che alimenta la vittimizzazione secondaria.

Ddl Valditara e educazione scolastica

Proseguendo verso viale Carducci e via Braschi, il corteo si è fermato per una seconda tappa. Qui è emersa la preoccupazione per un'educazione scolastica sempre più orientata in senso conservatore e ideologico sotto il Governo Meloni. È stato citato il Ddl Valditara, approvato a dicembre, che limiterebbe i progetti di educazione sesso-affettiva nelle scuole primarie e richiederebbe autorizzazioni familiari per le scuole secondarie.

Le manifestanti hanno ribadito l'importanza fondamentale dell'educazione sesso-affettiva fin dalla giovane età, considerandola un pilastro per una società più consapevole e rispettosa. Il percorso è poi proseguito lungo Corso Giuseppe Garibaldi.

Emergenza abitativa e benessere

La sosta in piazza della Libertà ha focalizzato l'attenzione sull'emergenza abitativa. È stato affermato che l'abitare dovrebbe essere un diritto universale e non un lusso, criticando le difficoltà per fasce deboli e migranti nell'accedere alle case popolari a causa della crescita degli affitti e di soluzioni comunali ritenute insufficienti. Si è auspicato un maggiore intervento statale nelle politiche abitative.

Successivamente, in piazza Almerici, i temi trattati sono stati il burnout, lo sfruttamento lavorativo e il benessere mentale. È stata espressa la stanchezza per la pressione negli ambienti di lavoro e la richiesta di politiche che tutelino il lavoro non regolarizzato, spesso fonte di condizioni disumane per persone con background migratorio o di estrazione sociale bassa. Il benessere mentale è stato definito un diritto, non un privilegio.

Sicurezza e inclusione sociale

Il corteo ha infine raggiunto piazza del Popolo, ultima tappa della giornata. Qui gli interventi si sono concentrati sul disagio sociale e sulla sicurezza, con particolare riferimento alle paure vissute da donne, persone queer, immigrati e disabili nel muoversi in città. Gli attivisti hanno ricordato episodi recenti avvenuti nel centro cittadino, sottolineando come la discriminazione sia una realtà tangibile che mina la serenità di diverse fasce della popolazione.

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