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A Cerva si è tenuto un convegno sulla legalità con 200 studenti da cinque comuni, dedicato alla memoria di Maria Chindamo. L'evento ha visto la partecipazione del fratello della vittima e di rappresentanti istituzionali.

Legalità e memoria a Cerva

La lotta contro l'illegalità e l'ingiustizia trova terreno fertile a Cerva. Un convegno sulla legalità si è svolto il 17 aprile 2026. Il tema centrale era «Maria Chindamo: un faro contro il patriarcato e contro la ‘ndrangheta».

L'iniziativa ha rappresentato un momento di crescita culturale. Ha unito memoria e senso di responsabilità. Hanno partecipato circa 200 alunni provenienti da cinque comuni diversi. L'evento è stato promosso dall'Istituto comprensivo Bianco-Alvaro di Sersale-Petronà. La collaborazione è avvenuta con l'associazione Insieme onlus.

L'intervento di Vincenzo Chindamo

Ospite d'eccezione è stato Vincenzo Chindamo. È il fratello di Maria Chindamo, imprenditrice uccisa nel Vibonese. Vincenzo Chindamo è anche un noto docente. Ha ricevuto il premio internazionale Lea Garofalo come «Testimone del nostro tempo».

Nel suo intervento, Vincenzo Chindamo ha ricordato anche Marcella Tassone. Ha definito la 'ndrangheta come un'entità che «sottrae il futuro ai giovani». Ha aggiunto che i mafiosi sono «stronzi e non guardano in faccia a nessuno». Ha sottolineato come le nuove generazioni siano «candidati a diventare ndranghetisti». La 'ndrangheta, ha spiegato, non è solo violenza fisica. È anche un modo di pensare che crea consenso.

Riguardo alla sorella, vittima di lupara bianca, ha confessato: «Quando ho saputo della morte di Maria avevo il terrore addosso e ce l’ho ancora». Ha affermato che chi l'ha uccisa voleva imporre il silenzio. Ma «Maria sta parlando», ha concluso. Le sue terre sono ora un «laboratorio di pedagogia antimafia».

La scuola come baluardo contro le mafie

La dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo, Maria Brutto, ha evidenziato la legalità come precondizione. Ha definito la scuola un luogo di mediazione. La vicenda di Maria Chindamo è una «testimonianza viva di coraggio». Ha citato Antonino Caponnetto: «La scuola fa paura alle mafie più della giustizia».

Presente anche Marco Polimeni. È il presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta e la corruzione. Ha collegato l'evento a una recente operazione della DDA di Catanzaro. Ha menzionato l'omicidio di Filippo Ceravolo, altra vittima innocente. Ha definito la battaglia di Vincenzo Chindamo una «quotidiana battaglia in cerca di verità».

Polimeni ha assicurato la sua disponibilità a proposte per giustizia e legalità. Ha lodato l'iniziativa della scuola di Maria Brutto nel coinvolgere gli alunni. Hanno preso la parola anche i sindaci di Petronà, Sersale, il vicesindaco di Andali, il sindaco dei ragazzi di Cerva e il vice prefetto aggiunto di Cerva.

Un approccio multisensoriale alla legalità

Gli studenti hanno contribuito con disegni, canzoni e recite. Hanno presentato riflessioni e video. Questo approccio multisensoriale ha catturato l'attenzione del pubblico. In passato, Cerva e i comuni vicini hanno ospitato altri percorsi di educazione alla legalità. Tra i relatori figurano nomi come Simona Dalla Chiesa, Nicola Gratteri e Maria Falcone.

L'evento ha ribadito l'importanza dell'educazione. La consapevolezza che le mafie negano la fratellanza. Il contrasto non può essere delegato solo a Forze dell'ordine e Magistratura. L'educazione si affianca alla repressione. A Cerva si è visto un nuovo protagonismo dei cittadini contro la criminalità organizzata.

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