La scoperta di idrocarburi nel dopoguerra ha innescato la rinascita industriale italiana, alimentando lo sviluppo economico e portando alla nascita del quotidiano "Il Giorno".
La scoperta di idrocarburi nel lodigiano
Una fiamma si accende improvvisamente nel cielo serale. Arde in cima a un traliccio d'acciaio, nei pressi di Cavenago d'Adda, vicino a Lodi. Il pozzo di metano entra in funzione.
Siamo alla fine degli anni Quaranta. Questo evento segna simbolicamente la rinascita dell'Italia. Il paese si rialza dopo la guerra, la dittatura e l'autarchia fascista. L'Italia era piccola, povera e provinciale.
L'energia trovata nel sottosuolo apre le porte allo sviluppo. Promette benessere e una nuova stagione di speranza. Il pozzo ha una portata limitata, ma il sottosuolo padano è ricco di gas e petrolio.
Enrico Mattei e la nascita dell'ENI
Enrico Mattei, presidente dell'Agip, organizza un evento spettacolare. La torre di metallo, il fuoco in cima. Attira ingegneri, giornalisti, imprenditori e politici.
Partecipa anche Ezio Vanoni, ministro delle Finanze. Il 20 aprile 1950, Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio, sigilla il successo. L'Agip, salvata dalla chiusura, intraprende un futuro radioso.
Nel 1953 nasce l'ENI, Ente Nazionale Idrocarburi. L'Italia ottiene l'energia necessaria per un grande destino industriale. Inizia la costruzione della prima rete di metanodotti.
Attorno a queste infrastrutture sorgono nuove fabbriche. Inizia un periodo di frenetica crescita economica. Viene definito il "boom" o il "miracolo" economico.
Il boom economico italiano
L'industria è pronta per la ricostruzione. Angelo Costa di Confindustria e Giuseppe Di Vittorio della CGIL concordano: "Prima le fabbriche, poi le case". Il lavoro è prioritario, come sancito dall'articolo 1 della Costituzione.
Gli investimenti aumentano, grazie al Piano Marshall e a fondi pubblici e privati. Si sfruttano le opportunità offerte dalle istituzioni europee e da un nuovo, vasto mercato.
Intraprendenza, rapidità, flessibilità e qualità dei prodotti sono i fattori chiave del successo. Il basso costo del lavoro e l'ampia disponibilità di manodopera sono altri elementi competitivi determinanti.
Inizia la massiccia emigrazione dal Sud e dalle aree povere del Nord-Est verso il "triangolo industriale" Milano-Torino-Genova. Si creano le condizioni per il boom economico, con una crescita media annua del PIL del 5,9% tra il 1951 e il 1963.
Motori di sviluppo e innovazione
Gli investimenti pubblici nell'industria di base e nelle infrastrutture sono essenziali. L'energia, l'acciaio e l'Autostrada del Sole (da Milano a Napoli) ne sono esempi. La prima pietra fu posata nel 1956, l'inaugurazione nel 1964.
Le pubblicità delle stazioni di servizio promuovono la "Supercortemaggiore", la potente benzina italiana. Il simbolo è il cane a sei zampe che sputa fuoco.
L'impresa privata guida la motorizzazione di massa. Fiat, Pirelli, Piaggio (Vespa) e Innocenti (Lambretta) cambiano le abitudini di vita. L'Alfa Romeo rappresenta l'auto sportiva.
Gli elettrodomestici, prodotti nell'hinterland milanese e nel Nord-Est, conferiscono all'Italia un primato industriale europeo. A Ivrea, cresce l'Olivetti, esempio di tecnologia, cultura e attenzione sociale. Le macchine da scrivere, come la Lettera 22, e l'elettronica di consumo, fino al prototipo del personal computer Elea, ne sono testimonianza.
La plastica della Montedison ed Eni, frutto delle ricerche di Giulio Natta (premio Nobel per la chimica nel 1963), porta sul mercato oggetti belli e durevoli. L'industria alimentare, con marchi come Motta, Alemagna, Star e Galbani, si afferma anche grazie alla pubblicità televisiva nei "Caroselli".
L'abbigliamento e l'arredamento trasformano consumi e costumi. L'Italia cresce, affrontando una modernità controversa. Sorgono conflitti sindacali sui salari e le condizioni di lavoro. Si manifestano disagi sociali, come nel film "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti.
La nascita del quotidiano "Il Giorno"
L'Italia vive un'aria di benessere e speranza. Necessita di un giornale moderno che ne rifletta le tensioni, i problemi, ma anche i cambiamenti e la voglia di futuro.
Nel 1954, Eugenio Scalfari, Carlo Caracciolo e Arrigo Benedetti tentano di creare un quotidiano all'altezza dei tempi. Coinvolgono Adriano Olivetti e Enrico Mattei.
Mattei è entusiasta e offre i fondi necessari. Olivetti, con meno risorse, si ritira, paragonando il progetto a un "pasticcio di un'allodola e di un cavallo". Il progetto del quotidiano sfuma.
Scalfari e Caracciolo si concentrano su un settimanale aggressivo, "L'Espresso", lanciato nell'ottobre 1955. Viene definito "una spina nel fianco della borghesia".
Mattei non rinuncia all'idea di un quotidiano. Il 21 aprile 1956 esce "Il Giorno". Si distingue per inchieste spregiudicate, cronache accurate e una grafica innovativa. Offre uno sguardo disincantato sui cambiamenti internazionali, inclusi quelli legati al settore petrolifero dell'ENI.
La strategia dell'energia a basso costo mira a favorire lo sviluppo economico italiano. "Il Giorno" si differenzia dal conservatore "Corriere della Sera" e dai quotidiani filogovernativi.
Mostra un gusto per il rinnovamento anche in politica. Sotto la direzione di Italo Pietra, in sintonia con Mattei, l'orizzonte è il centro-sinistra. Si ipotizza il coinvolgimento del PSI nel governo, accanto a una DC guidata cautamente a sinistra da Aldo Moro e Amintore Fanfani, e ai repubblicani e socialdemocratici.
Il centro-sinistra delle riforme mira a interpretare la modernità e rinnovare lo Stato. Molte riforme verranno attuate: la scuola media unica, l'energia elettrica pubblica, lo Statuto dei Lavoratori, il divorzio, il Servizio Sanitario Nazionale, l'aborto e altro ancora. Molte altre rimarranno solo buone intenzioni. Il centro-sinistra entrerà in crisi alla fine degli anni Sessanta.
La storia lascia l'esempio di un grande giornale. Una voce autorevole per un'Italia più civile, sviluppata e libera. Un buon "Giorno".