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Un medico di Cattolica è stato sanzionato dall'Ausl Romagna per false vaccinazioni anti-Covid. Il giudice del lavoro di Ravenna ha confermato la legittimità della sanzione, rigettando il ricorso del professionista.

Medico sanzionato per green pass falsi

Un professionista sanitario è stato oggetto di un provvedimento disciplinare. L'azienda sanitaria locale ha applicato una sanzione per presunte vaccinazioni fittizie. Il medico ha contestato la decisione aziendale.

Il procedimento penale che lo vede coinvolto è ancora in corso. L'accusa riguarda la presunta vendita di certificazioni verdi. I fatti contestati risalgono al periodo delle vaccinazioni anti-Covid.

L'Ausl Romagna si è costituita parte civile nel processo penale. L'azienda sanitaria ha agito per tutelare i propri interessi. La vicenda ha avuto un forte impatto mediatico.

Giudice del lavoro dà ragione all'Ausl Romagna

Il tribunale di Ravenna ha emesso una sentenza in materia di lavoro. Il giudice Gianluca Mulà ha rigettato il ricorso del dottor Roberto Bonato. Il medico, sessantenne di Cattolica, si era opposto alla sanzione.

L'azienda sanitaria, rappresentata dalle avvocate Manila Cecchini e Giorgia Fabbri, ha visto accolte le proprie ragioni. La difesa del dottor Bonato era affidata all'avvocata Pia Perricci.

La sentenza ha confermato la legittimità del provvedimento disciplinare. Il giudice ha ritenuto fondate le motivazioni dell'Ausl Romagna. La decisione è stata comunicata nei giorni scorsi.

Il medico non ha negato gli addebiti

Il professionista, come evidenziato dal magistrato, non ha mai smentito i fatti contestati. Il dottor Bonato aveva sollevato dubbi sul metodo istruttorio dell'Ausl. Sosteneva la mancanza di un'indagine autonoma da parte dell'azienda.

Inoltre, riteneva inammissibile la revoca dell'incarico senza una condanna penale definitiva. La sua tesi è stata respinta dal giudice del lavoro. Quest'ultimo ha ritenuto che la condotta del medico avesse minato il rapporto di fiducia.

Tale venir meno della fiducia giustificava il provvedimento adottato nell'estate del 2025. La cessazione del rapporto convenzionale con il Servizio Sanitario Nazionale è stata ritenuta legittima.

Ammissione di responsabilità e giustificazione della sanzione

La decisione del giudice Mulà non viola il principio di non colpevolezza. Il giudice ha sottolineato come i fatti contestati non siano mai stati negati dal ricorrente. Anzi, durante l'interrogatorio preliminare, il medico si sarebbe assunto la responsabilità delle sue azioni.

Il dottor Bonato avrebbe ammesso lo scambio di certificazioni vaccinali con denaro. Ha parlato di circa 30-40 certificati falsi rilasciati. Questa ammissione rende pacifica la sussistenza dei fatti contestati.

Per il giudice, tale ammissione giustifica pienamente la misura disciplinare più grave. Le condotte accertate sono state ritenute idonee a compromettere la fiducia necessaria nel rapporto professionale.

Revoca incarico senza sentenza penale

La sentenza chiarisce un punto cruciale: la revoca dell'incarico non richiede una sentenza penale definitiva. L'accertamento dei fatti nel giudizio civile-lavoristico è sufficiente per applicare la sanzione disciplinare. L'esito del processo penale è irrilevante in questo contesto.

Oltre al rigetto del ricorso, il medico è stato condannato a pagare le spese legali. L'importo ammonta a oltre 7.300 euro, più gli accessori di legge. La decisione del tribunale è definitiva sul piano lavoristico.

Parallelismo con il processo penale

Il filone lavoristico si è svolto parallelamente a quello penale. Quest'ultimo è in corso davanti al gup di Rimini, Raffaella Ceccarelli. Il dottor Bonato è accusato di peculato, corruzione e falso ideologico in atto pubblico.

Nel processo penale sono imputate altre 74 persone. Tra queste figurano pazienti del medico e altri professionisti sanitari. L'indagine è partita nell'ottobre 2021.

I carabinieri del Nas di Bologna avevano ricevuto una segnalazione dall'Ausl. L'azienda sanitaria aveva riscontrato anomalie sulle vaccinazioni per ottenere il Green Pass. Il dottore è stato arrestato al termine dell'indagine preliminare.

Accuse e indagini

Secondo la Procura, 107 dosi di vaccino non sarebbero state inoculate ai pazienti. Il medico avrebbe certificato la somministrazione del siero avvalendosi di complici. L'accusa ipotizza un tariffario per le certificazioni false.

I prezzi variavano dai 100 ai 250 euro. Il costo dipendeva se si trattasse di pazienti esterni o conoscenti. La vicenda solleva interrogativi sulla correttezza professionale e sull'etica medica.

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