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L'avvocato Antonello Talerico esprime forte disappunto per le proposte dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) riguardanti la riorganizzazione dei tribunali italiani. Le misure, che prevedono la chiusura degli uffici giudiziari con meno di 30 giudici, avrebbero un impatto devastante sulla Calabria, lasciando operativi solo i tribunali di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Talerico definisce queste proposte «assurde» e dannose per l'accesso alla giustizia, soprattutto nei territori del Sud Italia.

Critiche alle proposte di riorganizzazione giudiziaria

Le recenti proposte avanzate dall'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) in merito alla riorganizzazione del sistema giudiziario italiano hanno suscitato una ferma opposizione. L'avvocato Antonello Talerico, componente del Consiglio Nazionale Forense, ha definito tali proposte «assurde», sottolineando le potenziali conseguenze negative per la Calabria. L'ANM suggerisce la chiusura dei tribunali che impiegano meno di 30 giudici, una soglia che, secondo le analisi, lascerebbe operativi nella regione soltanto gli uffici di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Questa misura, se attuata, comporterebbe la soppressione di numerosi presidi di giustizia distribuiti sul territorio calabrese.

La proposta dell'ANM si basa sull'idea che tribunali con un numero esiguo di magistrati siano inefficienti e costosi. L'associazione sostiene che tali uffici non sarebbero in grado di garantire la necessaria specializzazione. La soluzione prospettata è quindi la concentrazione dei procedimenti presso le sedi giudiziarie più grandi. Tuttavia, Talerico contesta questa visione, evidenziando come la carenza di organico non sia una colpa dei territori periferici, ma una responsabilità dello Stato che non ha mai completato gli organici previsti. La chiusura di questi uffici, invece di risolvere il problema, sposterebbe semplicemente il carico di lavoro verso tribunali già oberati.

L'impatto sulla Calabria e la questione degli organici

L'avvocato Talerico ha illustrato le conseguenze concrete di queste proposte per la regione Calabria. La soglia dei 30 giudici, se applicata, condannerebbe alla chiusura quasi la metà degli uffici giudiziari calabresi. Tra questi figurano Crotone, Lamezia Terme, Vibo Valentia, Paola, Castrovillari, Palmi e Locri. Nessuno di questi tribunali raggiunge il numero di magistrati indicato dall'ANM. La situazione è aggravata dal fatto che, nel distretto di Catanzaro, i sette tribunali esistenti contano complessivamente 201 magistrati, con una media di appena 28 per sede. In alcuni di questi uffici, le scoperture di organico superano addirittura il 20%.

La critica di Talerico si concentra sul fatto che la chiusura dei tribunali non risolverebbe la carenza di magistrati, ma la esacerberebbe. I procedimenti attualmente trattati a Crotone, ad esempio, verrebbero trasferiti a Catanzaro, un tribunale che già fatica a smaltire il proprio arretrato. Questo comporterebbe un inevitabile allungamento dei tempi processuali. Inoltre, la soppressione di sedi giudiziarie renderebbe l'accesso alla giustizia più difficile per i cittadini residenti in aree distanti dalle sedi rimanenti. Per chi non dispone di un'automobile o non può permettersi di assentarsi dal lavoro per recarsi a un'udienza che si tiene a decine di chilometri di distanza, un tribunale lontano diventa di fatto irraggiungibile.

Un tribunale come presidio di legalità nel Sud Italia

Nei territori del Sud Italia, la domanda di giustizia è particolarmente elevata. La presenza radicata della criminalità organizzata rende ogni udienza non solo una questione di diritto privato, ma un vero e proprio banco di prova per la legalità. In questo contesto, un tribunale non è semplicemente un ufficio amministrativo, ma assume il ruolo di un presidio dello Stato. La sua chiusura, secondo Talerico, equivarrebbe a un arretramento dello Stato, ben lontano da una razionalizzazione efficace. L'avvocato sottolinea come la chiusura di un tribunale non ne aumenti l'efficienza, ma semplicemente lo elimini, privando una porzione di cittadini del loro diritto fondamentale all'accesso alla giustizia.

La seconda proposta dell'ANM, riguardante l'aumento dell'interscambiabilità tra le funzioni di Giudice e Pubblico Ministero, viene definita ancora più insidiosa. L'idea è di rendere più agevole il passaggio di un magistrato da un ruolo all'altro, permettendo, ad esempio, a chi ha svolto funzioni di PM di assumere con maggiore facilità il ruolo di giudice e viceversa. Talerico ricorda come, durante la campagna referendaria, la stessa ANM avesse argomentato l'importanza della netta distinzione tra giudice e PM per garantire l'imparzialità del processo. Questa posizione, secondo l'avvocato, rimane valida anche quando è la magistratura associata a proporre la commistione delle funzioni.

La vera soluzione: più magistrati e risorse, non chiusure

L'Italia soffre di una cronica carenza di magistrati. Il numero di giudici ogni 100.000 abitanti si attesta intorno a 12, una cifra significativamente inferiore alla media europea di circa 17-18. Ogni Pubblico Ministero italiano gestisce in media 1.192 fascicoli all'anno, a fronte di una media europea di 204. Questi dati, secondo Talerico, rappresentano il vero collasso del sistema giustizia. La risposta a questi numeri allarmanti non può essere la chiusura dei tribunali.

La vera soluzione, secondo il componente del Consiglio Nazionale Forense, risiede nell'assunzione di nuovi magistrati, nel potenziamento del personale amministrativo degli uffici giudiziari, nell'adozione di tecnologie avanzate e nella ristrutturazione degli edifici. È inoltre necessario valutare seriamente la produttività dei magistrati in servizio, anziché limitarsi a spostare le carenze da un ufficio all'altro. L'avvocato Antonello Talerico conclude ribadendo che la chiusura di un tribunale non porta a una maggiore efficienza, ma alla sua completa eliminazione, con conseguente lesione del diritto all'accesso alla giustizia per i cittadini.

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