Condividi

Una causa civile a Catanzaro è stata rinviata al 2030, evidenziando gravi ritardi nella giustizia. Il Consiglio nazionale forense critica la situazione, definendola una resa amministrativa dello Stato.

Ritardi inaccettabili nella giustizia civile

La Corte d'Appello di Catanzaro ha fissato una nuova udienza per una causa civile nel 2030. Questo rinvio di ben quattro anni è stato reso noto dall'avvocato Antonello Talerico. Egli fa parte del Consiglio nazionale forense per il distretto di Catanzaro.

Un cittadino che ha presentato appello dovrà attendere fino a quella data. L'udienza del 2030 non porterà a una decisione finale. Si prevede infatti un nuovo rinvio.

Il relatore e il collegio giudicante saranno cambiati. Ciò comporterà ulteriori attese di tre o quattro anni. La speranza è che la causa possa finalmente giungere in decisione.

È sconcertante pensare che questa causa sia iniziata nel 2013. La situazione attuale supera ogni ragionevole limite di tempo.

La legge che aggrava i ritardi

Il rinvio di quattro anni non è una svista. Il giudice stesso ha spiegato le motivazioni del provvedimento. Le risorse della sezione devono essere prioritariamente destinate alle cause iscritte dal 2018.

Queste cause devono essere ancora pendenti al 31 dicembre 2022. L'obiettivo è attuare un piano straordinario di smaltimento. Questo piano è previsto dalla legge n. 148 del 2025.

La normativa mira a ridurre la durata dei processi civili. Dovrebbe anche centrare gli obiettivi del PNRR. Tuttavia, nel caso specifico, produce l'effetto opposto.

Il decreto stesso prevede spese fino al 2035. Lo Stato ammette che il problema della lentezza giudiziaria persisterà per un altro decennio.

Una resa amministrativa dello Stato

Il provvedimento della Corte d'Appello di Catanzaro non è frutto di pigrizia. È una vera e propria resa amministrativa. La responsabilità è di uno Stato assente.

Per troppi anni non ci sono stati investimenti nella giustizia. L'arretrato è cresciuto in modo esponenziale. Ora si presenta il conto a cittadini, avvocati e magistrati.

Uno Stato che non garantisce una giustizia in tempi umani ha fallito. Non servono slogan o nuove sigle. Sono necessari magistrati, personale e investimenti concreti.

Servono riforme che funzionino davvero. La situazione attuale è insostenibile e richiede interventi urgenti e strutturali.