Condividi
AD: article-top (horizontal)

A un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, il pensiero di Franco Cimino riflette sull'eredità spirituale e umana del pontefice, sottolineando come il suo insegnamento continui a vivere nonostante il tempo e il suo successore.

Il ricordo del pontefice scomparso

La tradizione popolare recita: «Morto un Papa, se ne fa un altro». Questo detto riflette la continuità della Chiesa cattolica. La sua forza risiede nelle Sacre Scritture e nella figura di Gesù Cristo. La Chiesa trova continuità e credibilità anche nella figura del Papa. Sembra un paradosso, ma un uomo dà coesione a un'istituzione globale.

Dopo il lutto per la scomparsa di un pontefice, la Chiesa celebra l'elezione del nuovo. Il successore può conquistare i fedeli subito o gradualmente. Alcuni Papi hanno suscitato amore immediato, come Luciani e Wojtyła. Ratzinger richiese più tempo, rimanendo una figura complessa. L'attuale pontefice, Prevost, affronta sfide nonostante un'elezione rapida.

L'eredità di Papa Francesco

Papa Francesco non è mai stato simile al suo predecessore. La Chiesa dimostra la sua grandezza nella scelta dei Papi. Si specula sull'ispirazione dello Spirito Santo ai cardinali. Il nuovo Papa, Leone XIV, è destinato a essere un grande pontefice. La sua iniziale rigidità appare ora come timidezza e umiltà di fronte a un ruolo immenso.

Il tempo e la storia ci consegnano il sentimento provato alla morte di Papa Bergoglio. Il dolore non è stato solo dei cattolici, ma del mondo intero. Il vuoto lasciato dalla sua scomparsa è enorme. Sembra incolmabile, nonostante la forza della Chiesa e l'impegno del suo successore.

Cosa manca del Papa emerito

Ci manca il suo modo di vestire, semplice e umile. La veste bianca, i pantaloni visibili, le scarpe nere vissute. Ci manca la sua camminata, segnata dalla fatica e dagli acciacchi. Ci manca il suo sorriso aperto, che infondeva fiducia e coraggio. Ci manca il suo invito alla fiducia in Dio, che «comprende e perdona sempre».

Quel perdono non era superficialità, ma un richiamo alla conversione e alla responsabilità. Ci manca la sua parola, semplice, comprensibile, umana e spirituale. Parlava a tutti, ma soprattutto ai bambini, insegnando agli adulti a conservare uno sguardo puro. Ci manca la sua povertà concreta, la scelta di vivere a Santa Marta.

Questa scelta denunciava l'isolamento e i privilegi. Era un modo per vivere più vicino ai poveri, condividendo spazi e vita. Ci manca la sua visione di una Chiesa dei poveri, non come scarti, ma come centro dell'umanità. La povertà come denuncia dell'ingiustizia e richiamo alla dignità.

Un anno dopo: l'insegnamento resta

Dal Vangelo, suo libro di riferimento, Francesco ha tratto parole essenziali. Erano spiritualità, etica e politica, volte alla costruzione del bene comune. Le sue parole, anche le più discusse, come «chi sono io per giudicare un gay?», erano evangeliche. Promuovevano inclusione, dignità e amore.

L'amore è il centro di tutto, dovere e diritto, forma e sostanza della vita. È la forza che libera, costruisce e avvicina a Dio. È passato un anno dalla sua morte, un anno che sembra essersi fermato. «Muore un Papa e se ne fa un altro» non è sempre vero.

Francesco non è morto nel suo insegnamento. Leone XIV, per sua fortuna, vivrà a lungo con questo maestro accanto. La sua eredità spirituale e umana continua a guidare e ispirare.

AD: article-bottom (horizontal)