Luisa Scambia viene ricordata come l'incarnazione della Catanzaro migliore, una città colta, sobria e determinata. La sua figura evoca un passato di eccellenza intellettuale e umana che sembra oggi perduto.
Luisa Scambia, un'icona di Catanzaro
Luisa Scambia è stata una personalità che rappresentava il meglio di Catanzaro. La sua figura incarna una città colta, discreta e determinata. Era una Catanzaro che non cercava l'ostentazione, ma la cui essenza era immediatamente riconoscibile.
L'autore esprime il rammarico per la scomparsa di questa Catanzaro ideale. La sobrietà e la misura, un tempo distintive della città, sembrano ormai perdute. Queste virtù la differenziavano dalle altre realtà calabresi.
La città era descritta come mai sguaiata, mai mediocre. Era riflessiva e propositiva. Esprimeva un ceto intellettuale di alto livello. Questo era frutto della presenza di istituzioni storiche e uffici direttivi importanti.
Catanzaro possedeva una popolazione già nota per la sua vivacità culturale. Lo storico Gissing la descrisse così. Anche Settembrini fondò qui i «Figliuoli della Giovine Italia» con giovani intellettuali.
Un esempio di stile e accoglienza
Luisa Scambia possedeva un carattere amabile e intraprendente. Rispecchiava questa Catanzaro ospitale e ingegnosa. Era una città orientata al bello e al bene. Non era mai pettegola, maligna, indiscreta o ficcanaso.
La città era priva di mormorazioni e calunnie. Aveva un suo stile distintivo. La maschera di Giangurgolo simboleggiava peculiarità nascoste, svelate con ironia.
La Signora Scambia trasformava un semplice circolo in un vero cenacolo. L'autore ricorda un episodio significativo. L'attore, scrittore e regista Arnoldo Foà visitò Catanzaro.
Luisa Scambia organizzò una cena nella sua casa in Via Milano. Fu un'occasione conviviale speciale. La Signora Scambia incoraggiava il confronto sull'esperienza culturale di Foà. Lo spronava a rivelare aneddoti.
Foà, sebbene anziano, era vivace e desideroso di raccontare. La Signora Scambia sapeva far sentire ogni ospite protagonista. La sua educazione e il suo sguardo prudente evitavano argomenti inappropriati.
Mirava a far crescere l'interlocutore. Non faceva mai pesare la sua posizione. Si proponeva con garbo e misura.
L'amore per i giovani e la critica sociale
Antonietta Santacroce Noto aveva giustamente ricordato l'amore di Luisa Scambia per i giovani. L'autore aggiunge un dettaglio importante.
Ciò che distingueva la Signora Scambia era la capacità di mettere i giovani al centro. Le serate diventavano realmente «la loro serata».
Oggi, invece, si assiste a un'eccessiva autocelebrazione. I commentatori o agiografi mettono in ombra l'artista o l'evento.
Questa è la triste deriva della «città delle favole» di Gissing. Le persone «piene di cuore e di cortesia» sembrano svanite.
È difficile ritrovarsi in questa Catanzaro attuale. La crisi della tolleranza ha affievolito il calore umano. Il contesto storico e ambientale difficile ha contribuito a questo declino.
La Catanzaro odierna si affanna a negare responsabilità. Si nasconde dietro scuse come «non sapevo» o «non si poteva costringere».
Manca il coraggio di ammettere l'indifferenza. Si preferisce l'egoismo e la superficialità. L'«IO MEGALITICO» prevale sull'interesse per l'altro.
Questi individui piangono lacrime di coccodrillo. Hanno distrutto la bellezza dell'arte e della musica. Hanno mercificato tutto.
Un lascito di impegno e memoria
Luisa Scambia lascia un'eredità preziosa. Non solo una visione di un mondo diverso. Ma anche la gioia di condividere la bellezza.
Lascia l'impegno costante a non smarrire questi valori. Un amico raccontò come la Signora Scambia chiamasse i soci dell'«Associazione Amici della Musica». Sollecitava la loro presenza e si informava delle assenze.
Anime elette, come Annamaria Lombardi, hanno cercato di contrastare il decadimento. Hanno offerto sé stesse per amore dell'arte.
Questa città deve moltissimo a persone come Luisa Scambia. L'autore spera che gli amministratori se ne ricordino.
Tuttavia, esprime scetticismo. Anni fa, propose l'intitolazione di vie a illustri avvocati e magistrati catanzaresi. Nonostante assicurazioni pubbliche, tutto si arenò nella burocrazia.
Manca una memoria che ispiri le nuove generazioni. Non sorprende, quindi, la violenza giovanile o la solitudine distruttiva.
Non si tratta di idealizzare il passato. Si cerca di risvegliare l'impegno individuale. Costruire una comunità educante, libera da presunzioni e secondi fini.
Una comunità dove si discuta per progredire. Ritrovando l'umanità e lo stupore.
L'autore conclude con un saluto in dialetto catanzarese: «Scusate, ma ora vado a dormire».