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Nuova indagine svela i legami tra un ex leader della tifoseria organizzata milanese e le cosche calabresi. L'uomo sarebbe stato un punto di riferimento per il traffico di droga al Nord, finanziando le attività criminali.

Nuovi guai per ex capo ultrà

Marco Ferdico, figura nota nel mondo ultras milanese, si trova al centro di una nuova inchiesta. L'uomo, già accusato in passato di omicidio e coinvolto in altre vicende giudiziarie, è ora sospettato di essere un importante anello di congiunzione. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro lo indica come il principale referente per il traffico di stupefacenti. Operava tra Milano e la Brianza. Agiva per conto di un'articolazione della 'ndrangheta locale. L'accusa è di essere il "terminale del narcotraffico".

La notizia è stata confermata dal procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio. A Ferdico è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'operazione è stata condotta da diverse forze dell'ordine. Hanno partecipato il Servizio Centrale Operativo, la Squadra Mobile di Vibo Valentia e il Sisco di Catanzaro. L'indagine ha portato al coinvolgimento di 54 persone. Queste sono ritenute affiliate alle cosche Emmanuele e Idà. Le accuse spaziano dall'associazione mafiosa al traffico di stupefacenti. Includono anche estorsione, tentato omicidio e reati legati alle armi.

Il "calciatore" del narcotraffico

Ferdico era soprannominato "il calciatore" dai presunti capi della cosca Idà. Questo nomignolo testimonia il suo ruolo chiave. Era considerato il "pusher di riferimento" per l'organizzazione criminale nel Nord Italia. Il procuratore Curcio ha sottolineato l'importanza del narcotraffico. Questa attività rappresentava la principale fonte di finanziamento per il "locale di Ariola". I proventi confluivano nella "bacinella comune". Si trattava di una sorta di fondo comune. Serviva al "welfare illecito" della 'ndrangheta. Permetteva anche di sostenere le famiglie dei detenuti.

L'indagine ha messo in luce anche altri aspetti. Il dirigente della Mobile di Vibo, Sergio Leo, ha parlato dei collegamenti tra la 'ndrangheta delle Serre vibonesi e Cosa Nostra siciliana. Il "locale di Ariola" avrebbe agevolato la latitanza di un individuo ricercato dalla Procura di Catania. Questo dimostra una rete di collaborazione tra diverse organizzazioni criminali. Le attività si estendono su più territori.

Un arsenale e ferocia inaudita

La 'ndrangheta delle Serre è stata definita "pervasiva e pericolosa". Lo ha dichiarato il questore di Vibo, Rodolfo Ruperti. L'organizzazione disponeva di un potente arsenale. Durante le operazioni sono state sequestrate numerose armi. Tra queste, anche una mitraglietta. La ferocia dei metodi utilizzati è stata evidenziata da un episodio specifico. Riguarda Michele Idà, classe '97. L'uomo ha sparato contro alcuni cani. Lo ha fatto perché infastidito dal loro abbaiare. Ne ha ucciso uno. La carcassa è stata poi riposta in un sacco nero, simile a quelli usati per i rifiuti. Questo gesto, come descritto dal gip Arianna Roccia, dimostra "la ferocia del soggetto e il totale disprezzo per il valore della vita".

Alla conferenza stampa hanno preso parte importanti rappresentanti delle forze dell'ordine. Erano presenti il direttore dello Sco Marco Calì. C'era anche il direttore della prima divisione dello Sco Marco Garofalo. E la responsabile del Sisco di Catanzaro Paola Grazia Valeriani. L'operazione rappresenta un duro colpo alle attività criminali nel territorio.

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