Il boss mafioso Aldo Ercolano affronterà il processo per il duplice omicidio degli imprenditori Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio. Altri quattro imputati sono coinvolti per estorsione aggravata. La prima udienza è fissata per il 7 luglio a Catania.
Boss Ercolano a giudizio per duplice omicidio
La giustizia si muove contro Aldo Ercolano, figura di spicco legata alla storica cosca mafiosa dei Santapaola. L'uomo è imputato come mandante del tragico agguato che costò la vita agli imprenditori Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio. L'esecuzione avvenne il 31 ottobre 1990 all'interno dello stabilimento Acciaierie Megara di Catania.
La decisione di portarlo a processo è stata presa dal giudice per l'udienza preliminare Carla Aurora Valenti. La richiesta era giunta dalla Procura generale, con il supporto dei sostituti Nicolò Marino e Giovannella Scaminaci. L'udienza preliminare ha stabilito il rinvio a giudizio di Ercolano.
L'accusa sostiene che Ercolano abbia ideato e organizzato l'omicidio. Si parla di premeditazione e di aggravanti legate a motivi futili. L'obiettivo sarebbe stato consolidare il potere mafioso nel territorio catanese. Inoltre, si mirava a garantire vantaggi economici alla famiglia mafiosa locale. L'omicidio sarebbe stato anche funzionale a ottenere profitti dall'estorsione alle Acciaiere Megara, iniziata nel gennaio 1991.
Estorsione aggravata: quattro a processo
Oltre ad Aldo Ercolano, altri quattro individui sono stati rinviati a giudizio. Essi sono accusati di estorsione aggravata. L'aggravante deriva dall'aver favorito Cosa Nostra. I nomi degli imputati sono Vincenzo Vinciullo, Antonio Alfio Motta, Francesco Tusa e Leonardo Greco.
La Procura generale ha cercato di delineare i ruoli specifici di ciascun imputato. Ad Aldo Ercolano, insieme al padre defunto 'Pippo' Ercolano, viene attribuito il ruolo di mandante della tangente mafiosa. Leonardo Greco sarebbe stato l'organizzatore. Francesco Tusa e Antonio Alfio Motta avrebbero agito come esattori. Vincenzo Vinciullo, invece, avrebbe svolto il ruolo di negoziatore.
L'estorsione, secondo l'accusa, sarebbe stata perpetrata in concorso con figure di spicco di Cosa Nostra, ormai tutte decedute. Tra questi figurano Bernardo Provenzano, Pippo Ercolano, Nicolò Greco, Lucio Tusa e Luigi Ilardo. Le minacce ai danni degli imprenditori non si sarebbero limitate a telefonate intimidatorie. Sono state documentate anche azioni concrete, come il posizionamento di proiettili sul sedile di un dirigente.
Ulteriori intimidazioni includevano la deposizione di proiettili nel giardino della moglie di Rovetta. Queste azioni miravano a piegare la volontà delle vittime alle richieste estorsive. La pressione mafiosa era volta a ottenere il controllo economico e territoriale.
La tangente alle famiglie mafiose
La ricostruzione della Procura generale evidenzia come i vertici di Alfa Acciai di Brescia, identificati come parti offese, siano stati costretti a pagare. Dal 1991, in diverse tranche, le vittime avrebbero versato una somma considerevole. Si parla di un miliardo delle vecchie lire. Il denaro sarebbe stato destinato a diverse 'famiglie' di Cosa Nostra.
Le cosche beneficiarie operavano in diverse province siciliane. Tra queste figurano quelle di Catania, Caltanissetta e Palermo. Questo dimostra la vasta rete di potere e influenza che Cosa Nostra esercitava sul territorio. La vicenda mette in luce la brutalità del sistema mafioso e le sue ramificazioni economiche.
Aldo Ercolano, già ergastolano, è detenuto per diversi crimini. Tra questi figura anche l'omicidio del giornalista Pippo Fava. La sua figura è centrale nelle indagini che hanno portato a questo processo. La prima udienza è fissata per il 7 luglio davanti alla quarta sezione penale della Corte d'assise di Catania.