Cronaca

Catania: risarcimento 1,3 milioni per paziente morta

17 marzo 2026, 09:51 5 min di lettura
Catania: risarcimento 1,3 milioni per paziente morta Immagine generata con AI Catania
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Un risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro è stato riconosciuto dal Tribunale di Catania ai familiari di una paziente deceduta nel 2015. La donna subì gravi complicanze dopo un intervento urologico. L'associazione Codici ha reso nota la sentenza, sottolineando l'importanza del rispetto delle linee guida mediche.

Errore medico al Policlinico di Catania

La Quinta sezione Civile del Tribunale di Catania ha emesso una sentenza significativa. Ha riconosciuto un risarcimento totale di oltre 1,3 milioni di euro. La somma è destinata ai familiari di una paziente. La donna era deceduta nel 2015. Il decesso avvenne a seguito di gravi complicanze. Queste si manifestarono dopo un intervento urologico. L'operazione fu eseguita presso il Policlinico universitario della città. La decisione del tribunale accoglie la domanda presentata dagli eredi della defunta. La famiglia era assistita dall'avvocato Manfredi Zammataro. Egli ricopre anche la carica di segretario regionale di Codici Sicilia. L'associazione per i diritti dei consumatori ha diffuso la notizia della sentenza. Questo caso evidenzia criticità nella gestione sanitaria. Sottolinea la necessità di un'attenta valutazione pre-operatoria.

La consulenza tecnica d'ufficio (CTU) ha giocato un ruolo cruciale. Ha accertato le circostanze che hanno portato al tragico epilogo. Secondo i periti nominati dal Tribunale, la paziente fu sottoposta a un intervento. Si trattava di ureterolitotrissia. Questo tipo di procedura mira a frantumare calcoli renali. Tuttavia, gli esami pre-operatori avevano già evidenziato la presenza di un'infezione urinaria in corso. Tale condizione avrebbe dovuto imporre un rinvio della procedura. I sanitari avrebbero dovuto attendere la completa risoluzione dell'infezione. Questo passaggio è fondamentale per minimizzare i rischi. La mancata osservanza di questa prassi ha avuto conseguenze fatali.

La situazione clinica della paziente precipitò rapidamente dopo l'intervento. L'infezione urinaria, già presente, si aggravò in modo esponenziale. Questo peggioramento condusse a un grave quadro settico. La sepsi è una risposta infiammatoria sistemica potenzialmente letale. Il quadro clinico fu ulteriormente complicato da eventi emorragici. Questi episodi aggravarono ulteriormente le condizioni della donna. Il decesso sopraggiunse alcune settimane dopo l'operazione. Il tribunale ha quindi riconosciuto la responsabilità dei sanitari. La sentenza stabilisce un nesso causale tra la condotta medica e il decesso della paziente.

Il riconoscimento del danno e la battaglia legale

Il Tribunale di Catania, accogliendo le argomentazioni del legale degli eredi, ha stabilito il risarcimento. La somma riconosciuta copre diverse voci di danno. In primo luogo, è stato riconosciuto il risarcimento per la perdita del rapporto parentale. Questa componente è destinata ai familiari più stretti della vittima. Rappresenta il dolore e la sofferenza per la perdita del congiunto. In secondo luogo, è stato liquidato il danno terminale. Questo danno si riferisce ai quaranta giorni di agonia vissuti dalla vittima. I giudici hanno ritenuto che la paziente fosse cosciente durante questo periodo. Ha quindi sofferto in modo lucido prima del decesso. Questo aspetto ha ulteriormente aggravato il danno riconosciuto.

L'avvocato Manfredi Zammataro ha commentato la sentenza con soddisfazione. Ha sottolineato come questo pronunciamento rappresenti un importante riconoscimento di responsabilità sanitaria. «Questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento di responsabilità sanitaria», ha dichiarato Zammataro. «Restituisce giustizia ai familiari della vittima». Ha inoltre aggiunto l'importanza del rispetto delle procedure mediche. «È fondamentale che le strutture sanitarie rispettino rigorosamente le linee guida e valutino con attenzione le condizioni cliniche dei pazienti prima di procedere con interventi chirurgici». La battaglia legale intrapresa dai familiari ha portato a un esito positivo. Questo caso potrebbe fungere da monito per altre strutture sanitarie.

L'associazione Codici, attraverso il suo segretario regionale, ha ribadito l'impegno nella tutela dei diritti dei cittadini. La vicenda della paziente deceduta al Policlinico di Catania mette in luce le fragilità del sistema sanitario. La corretta applicazione dei protocolli e l'attenzione al singolo paziente sono essenziali. La CTU ha permesso di ricostruire con precisione la catena di eventi. Ha evidenziato come la mancata sospensione dell'intervento, data l'infezione preesistente, sia stata la causa scatenante delle complicanze. La sentenza non solo risarcisce economicamente la famiglia, ma afferma anche un principio di responsabilità.

Le implicazioni della sentenza

La sentenza del Tribunale di Catania ha implicazioni significative. Innanzitutto, rafforza la posizione dei pazienti e dei loro familiari in casi di presunta malasanità. Dimostra che la giustizia può essere ottenuta attraverso un percorso legale ben strutturato. L'assistenza legale fornita dall'avvocato Zammataro e il supporto dell'associazione Codici sono stati determinanti. La CTU, in particolare, ha fornito una base scientifica solida per la decisione del giudice. Ha permesso di stabilire il nesso di causalità tra l'errore medico e il danno subito.

In secondo luogo, la sentenza funge da deterrente per le strutture sanitarie. Sottolinea l'importanza di aderire scrupolosamente alle linee guida cliniche. La gestione delle infezioni pre-operatorie è un aspetto critico. Ignorare la presenza di un'infezione urinaria prima di un intervento urologico è considerato un errore grave. Questo caso evidenzia come la superficialità o la fretta possano avere conseguenze devastanti. La valutazione attenta del paziente, considerando tutte le sue condizioni cliniche, è un dovere inderogabile.

Infine, il risarcimento concesso non è solo un indennizzo economico. Rappresenta anche un riconoscimento del dolore e della sofferenza patiti dai familiari. La perdita di una persona cara è un evento traumatico. La consapevolezza che tale perdita sia avvenuta a causa di un errore umano può rendere il lutto ancora più difficile. Il danno terminale, in particolare, riconosce la sofferenza della vittima nei suoi ultimi giorni di vita. Questo aspetto della sentenza sottolinea la dignità umana anche nelle fasi finali dell'esistenza.

La vicenda si è svolta nel 2015, ma la sentenza è arrivata solo ora, a distanza di anni. Questo lasso di tempo è tipico dei procedimenti legali che coinvolgono perizie mediche complesse. La giustizia, sebbene a volte lenta, ha comunque fatto il suo corso. L'associazione Codici continua a monitorare queste situazioni. Offre supporto e consulenza a chi si ritiene vittima di errori medici. La battaglia per la tutela dei diritti dei pazienti è un percorso continuo. Sentenze come questa rappresentano tappe importanti in questa direzione. Il Policlinico universitario di Catania è una delle principali strutture ospedaliere della Sicilia. Casi come questo richiedono un'analisi approfondita per migliorare la qualità delle cure.

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