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Il libro "Passbroken" di Giovanna Giordano narra l'odissea di un passero catanese dopo una delusione amorosa, esplorando temi universali di perdita e libertà. La narrazione, pur incentrata su un animale, affronta profonde questioni umane con leggerezza e ironia, conquistando lettori in tutto il mondo.

Giovanna Giordano: "Passbroken", un'odissea d'amore

Un'epigrafe di Catullo introduce «Passbroken», opera di Giovanna Giordano. Questo dettaglio segnala immediatamente che il romanzo non è una semplice favola per bambini. Si tratta invece di una profonda esplorazione dell'amore, della perdita e della ricerca di libertà.

La storia si veste dell'avventura di un passero siciliano. Questo travestimento narrativo risulta efficace proprio per la sua trasparenza. Giovanna Giordano, autrice milanese ma trapiantata a Catania, non sceglie un registro infantile. Scrive per un pubblico universale, con grande maestria.

Il suo romanzo, edito da Apalos, si intitola appunto «Passbroken». Il protagonista è un piccolo passero di Catania. È un volatile nevrotico, malinconico, abbandonato dalla sua compagna, Rina. Lei lo ha lasciato per un altro passero, un milanese, che ha costruito un nido sulla cattedrale.

Da questa ferita, apparentemente banale ma profondamente universale, nasce un viaggio straordinario. Il passero intraprende un'odissea che lo porterà lontano da Catania. Il suo peregrinare lo condurrà dall'Etna fino a New York.

Il suo giro del mondo lo vedrà toccare luoghi come Gerusalemme e Beirut. Attraverserà deserti di sabbia e foreste abitate da monaci buddisti. Un'intera esistenza racchiusa in circa settanta grammi di piume.

Il Mediterraneo e l'ironia nell'opera di Giordano

La genesi di questa storia non è casuale. Giovanna Giordano è una figura poliedrica. Insegna filosofia dell'immagine, coltiva un terreno agricolo affacciato sulle Eolie e possiede una vasta collezione di fotografie ottocentesche.

L'autrice, la cui opera è tradotta in dieci lingue, infonde in «Passbroken» la ricchezza del suo mondo interiore. Il Mediterraneo rappresenta per lei un orizzonte mentale, ben prima che una realtà geografica.

La sua scrittura è intrisa di un'ironia colta. Questa ironia non sconfina mai nell'autoindulgenza. Giordano dimostra una rara capacità di immergersi nella storia siciliana. Non si lascia però mai imprigionare da essa.

È la stessa autrice di romanzi di successo come «Il profumo della libertà» e «Un volo magico». Entrambi sono stati riproposti da Mondadori. Ha inoltre ricevuto riconoscimenti prestigiosi, come il premio Racalmare Sciascia.

La sua carriera è lunga, consolidata e di respiro internazionale. Nonostante ciò, «Passbroken» conserva la freschezza di un'opera d'esordio. Sembra che tutto il suo percorso precedente l'abbia preparata a liberarsi.

Questa liberazione le ha permesso di narrare la storia di un passero spennato senza alcuna vergogna. La sua scrittura si distingue per immediatezza e ritmo incalzante. La leggerezza adottata non è mai superficialità.

Si tratta di una scelta stilistica ben precisa. Le frasi brevi scandiscono il ritmo narrativo. I dialoghi possiedono una musicalità che evoca i racconti orali tradizionali.

La Sicilia permea costantemente il romanzo. Emerge come un profumo di fondo, un sapore di granita alle mandorle, di brioches. Si percepisce negli scogli di Aci Trezza, anche quando il passero vola lontano.

La sua è una letteratura del quotidiano. Essa riesce a elevarsi di livello senza perdere il contatto con la realtà terrena. Alcuni passaggi del libro rimangono impressi nella memoria del lettore.

Incontri significativi e riflessioni profonde

Tra questi, spicca l'incontro con il falco sull'Etna. Questo re degli uccelli incarna una saggezza cinica. Vola in alto, comprendendo poco di chi si muove a bassa quota.

Un altro episodio memorabile è quello della nave dei trafficanti di animali. Qui, un avvoltoio filosofo discute della morte. Nel frattempo, i pirati maltrattano una giraffa.

Si incontra anche una scimmia fuggita dallo zoo di Berlino. Questa scimmia liquida il senso della vita con un semplice «ot ot» e poche battute.

Ma il momento culminante è il finale. È un epilogo tenero, malinconico e perfettamente calibrato. Il protagonista, Passbroken, ritrova Rina. Lei è spelacchiata e stanca.

Il passero ha il tempo di assistere alla schiusa di un uovo. Poi, muore serenamente. Il suo ultimo respiro è accompagnato da «un impercettibile sorriso nel becco».

Il libro utilizza la metafora animale per affrontare tematiche umane. Queste, se espresse direttamente, risulterebbero forse troppo pesanti o ingombranti.

Vengono esplorate la solitudine dell'individuo diverso. Si analizza come il giudizio altrui muti a seconda del contesto sociale. Si indaga il desiderio di libertà.

Questo desiderio si scontra spesso con la paura intrinseca di essere veramente liberi. Giordano padroneggia questi temi con grande sensibilità.

La sua mano è leggera, sapendo che le questioni più complesse si affrontano meglio se celate all'interno di una narrazione avvincente.

Il ritmo del viaggio e la ricomposizione finale

Il lettore può ritrovarsi a fare i conti con il ritmo serrato dei capitoli centrali. Ogni tappa del viaggio del passero assume quasi la forma di un episodio autonomo.

New York, l'India, Parigi, Siviglia, Gerusalemme, Beirut: il passero compie voli lunghissimi.

A volte, il lettore potrebbe sentirsi in pilota automatico. Attende la prossima destinazione senza che la tappa precedente abbia lasciato un segno profondo.

Questo è un rischio intrinseco del romanzo picaresco di formazione. La somma delle singole avventure rischia di essere meno significativa della loro semplice successione.

Tuttavia, Giordano è consapevole di questo aspetto. Il finale riesce a ricomporre l'unità narrativa con ammirevole economia di mezzi.

«Passbroken» è un libro che si legge rapidamente. Eppure, la sua eco risuona a lungo nel lettore. Ne emerge qualcosa di raro e prezioso.

Si tratta di una storia apparentemente piccola, ma dal grande impatto emotivo. Proprio come il passero protagonista del titolo.

Leggero, grigio, quasi invisibile. Eppure, capace di attraversare il mondo intero.

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