Due dipendenti dell'istituto Lucia Mangano di Catania sono stati assolti con formula piena. La giustizia ha stabilito che non sussistono prove della loro partecipazione a un illecito. La vicenda riguarda una presunta distrazione di fondi.
Assoluzione per Cardì e Consiglio a Catania
La giustizia di Catania ha pronunciato una sentenza favorevole per Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì. I due erano impiegati presso l'istituto medico psicopedagogico Lucia Mangano. L'accusa ipotizzava un'associazione per delinquere. L'obiettivo sarebbe stato l'appropriazione indebita di fondi della struttura. La prima sezione del Tribunale penale ha accolto la richiesta della difesa. La formula usata è stata «perché il fatto non sussiste».
Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Salvatore Ragusa, Giuseppe Sinatra, Stefania Gallo e Gaetano La Porta. Hanno lavorato per dimostrare l'estraneità dei loro assistiti. La loro strategia legale ha convinto i giudici. La sentenza evidenzia la mancanza di prove concrete.
Dubbi sulla consapevolezza degli imputati
I giudici hanno espresso dei dubbi sulla piena consapevolezza degli imputati. La sentenza motiva la decisione sottolineando alcuni aspetti cruciali. Anche se fosse provata l'esistenza di un gruppo illecito. Non è stato dimostrato che Consiglio e Cardì ne facessero parte attivamente. Le loro posizioni lavorative o retributive potrebbero essere state sfruttate da altri. Questo sarebbe avvenuto all'insaputa degli stessi dipendenti. La loro effettiva conoscenza del meccanismo illecito non è provata.
La corte ha ritenuto che le loro mansioni non implicassero necessariamente la partecipazione a un piano criminale. La loro posizione è stata giudicata marginale rispetto al presunto illecito. La sentenza si basa sulla mancanza di prove dirette. Non ci sono elementi che colleghino i due dipendenti in modo inequivocabile alle azioni illecite. La loro buona fede è stata implicitamente riconosciuta.
Il processo per il presunto 'buco' all'istituto
La vicenda del presunto «buco» finanziario all'istituto Lucia Mangano ha avuto altre fasi processuali. Il 9 luglio 2020, con il rito abbreviato, il giudice per l'udienza preliminare di Catania, Oscar Biondi, aveva emesso delle condanne. L'allora presidente del Consiglio di Amministrazione, Corrado Labisi, fu condannato a due anni di reclusione. Sua moglie, Maria Gallo, ricevette una pena di otto mesi. La figlia Francesca Labisi fu condannata a sei mesi.
Queste condanne riguardano il presunto distrarre fondi. Le indagini erano state condotte dalla Dia. La Procura di Catania aveva coordinato le attività investigative. L'accusa sosteneva che Corrado Labisi fosse il promotore dell'illecito. Avrebbe distratto fondi destinati all'istituto. Maria Gallo e i due collaboratori, ora assolti con rito ordinario, avrebbero simulato rapporti di lavoro. Questo per giustificare buste paga con somme non percepite. Anche Francesca Labisi avrebbe agito in modo simile, violando i suoi doveri di consigliera.
Le accuse della Procura e le motivazioni della sentenza
La Procura di Catania aveva ricostruito un meccanismo volto a giustificare uscite di denaro. Queste somme sarebbero rimaste nella disponibilità di Corrado Labisi. Non sarebbero state utilizzate per gli scopi dell'istituto Lucia Mangano. L'accusa riteneva che Maria Gallo e i due collaboratori avessero agevolato questa manovra. Si sarebbero messi a disposizione del presidente. La loro collaborazione era finalizzata a creare una fittizia regolarità contabile. Le buste paga gonfiate servivano a questo scopo.
Tuttavia, il Tribunale penale ha ritenuto che la posizione di Consiglio e Cardì fosse diversa. La loro estraneità ai fatti è stata accertata. Il processo d'appello per le condanne emesse con rito abbreviato è ancora pendente. La sentenza di assoluzione per i due dipendenti segna un punto fermo in questa complessa vicenda giudiziaria. La giustizia ha fatto il suo corso, basandosi sulle prove presentate.