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Misure cautelari per padre violento

Un uomo di 61 anni è stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento e della comunicazione con la figlia. L'ordinanza è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Castelnovo Monti (RE) il 19 giugno 2026.

La decisione è il risultato di un lungo iter giudiziario che ha visto l'accoglimento dell'appello della Procura di Reggio Emilia da parte del Tribunale del Riesame. La sentenza è stata poi confermata dalla Corte di Cassazione.

Accuse di violenza sessuale e stalking

I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2021 e il 2025. La parte lesa è la figlia maggiorenne dell'uomo.

Inizialmente, la Procura aveva richiesto misure cautelari per ipotesi di reato di atti persecutori aggravati, violenza sessuale aggravata e violenza privata. Il G.I.P. di Reggio Emilia aveva però respinto la richiesta, ritenendo non sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

La Procura ha impugnato la decisione, presentando un appello al Tribunale Distrettuale delle Libertà di Bologna. Quest'ultimo ha riformato il diniego, applicando la misura protettiva ora divenuta esecutiva.

Un padre con precedenti

Il quadro investigativo dipinge una situazione di grave vulnerabilità per la giovane vittima. Il padre, infatti, ha precedenti per abusi sessuali su minore.

L'uomo risulta attualmente imputato in un altro procedimento penale per abusi sessuali commessi ai danni della stessa figlia quando era minorenne. Per tali fatti, era già stato dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale.

Nonostante i precedenti e i divieti, l'indagato avrebbe ripreso a perseguitare la figlia nel corso del 2025.

Appostamenti e aggressioni

Sfruttando la conoscenza dei suoi spostamenti, l'uomo si è appostato in due occasioni nei pressi della fermata dell'autobus utilizzata dalla ragazza per recarsi a scuola.

In coincidenza con il 18° compleanno della figlia, l'uomo l'ha sorpresa alla fermata, rivolgendole insistenti complimenti fisici. Di fronte allo stato di shock della giovane, l'ha trattenuta con la forza quando lei ha rifiutato un abbraccio.

Successivamente, ha convinto la figlia a seguirlo in un parcheggio con il pretesto di un caffè, consegnandole una busta con denaro e intimandole il silenzio.

In un'altra occasione, l'uomo si è presentato nuovamente alla fermata dell'autobus, tentando di consegnarle 200 euro. Al suo rifiuto, le ha tagliato la strada, bloccandole il passaggio. La ragazza ha iniziato a urlare, attirando l'attenzione di una testimone.

Violenza sessuale riqualificata

Durante il primo incontro, l'indagato, agendo senza consenso e con modalità seduttive, ha costretto la ragazza a subire due baci sul collo e sulla guancia. Questa condotta è stata riqualificata dai giudici del Riesame come violenza sessuale, seppur in forma attenuata.

Il Tribunale del Riesame di Bologna ha evidenziato come le condotte dell'uomo non avessero un intento affettivo o economico, ma una finalità subdola volta a carpire la benevolenza della figlia in prossimità della sua testimonianza in un altro processo.

Le indagini preliminari proseguiranno per ulteriori approfondimenti investigativi.